Giorno: 8 luglio 2015

Steampunk Fest Roma premia la letteratura

Steampunk2015

Lo STEAMFEST indice il contest letterario RACCONTI A VAPORE

Lo Steamfest, il più grande festival europeo dedicato al meglio dello Steampunk, arriva alla seconda edizione e si presenta ricco di novità.

Forte del successo dell’edizione passata, che si è tenuta presso la CAE (Città dell’Altra Economia) a Testaccio, nel cuore di Roma, e che ha contato circa 10.000 visitatori in soli due giorni, tra il 13 e il 14 Settembre 2014, e un riconoscimento di media e critica di tutto livello, nell’ambito della proposta artistica della prossima edizione 2015 indice il contest letterario Racconti a Vapore.

Rivolto ad autori italiani e stranieri amanti dello Steampunk e delle atmosfere vittoriane, ma non solo, rappresenta un modo per continuare a coltivare quella letteratura capace d’aver creato nel corso dei decenni il fenomeno Steampunk conosciuto oggi anche grazie a diverse trasposizioni cinematografiche di successo.

Il termine per spedire il materiale secondo quanto specificato dal Regolamento scaricabile dal sito www.steamfest.it scade il 30 agosto 2015 e la giuria sarà composta da:

– Augusto Chiarle (scrittore)

– Emanuela Valentini (scrittrice)

– Alessandro Senzameno (Direttore artistico Steamfest 2015)

– Alessandro Sparatore (Redattore Nerdface)

Ufficio Stampa Steamfest

press@steamfest.it

www.steamfest.it

Su “Litanie dell’acqua” di Daniela Liviello

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I testi che leggiamo qui oggi sono tratti da Litanie dell’acqua (Lietocolle, 2012) di Daniela Liviello. La sua è da subito al nostro orecchio una poesia che ha molto a che fare con quell’etica della comprensibilità del Novecento che continua la linea che è stata di Bertolucci e di molti altri autori. Dice bene Stefano Donno nella prefazione al volume a proposito dell’autrice e dei suoi temi, che se da un lato guardano a quel Sud di Vittorio Bodini, ad esempio, dall’altro ne prendono completamente le distanze grazie a un dire contemporaneo che fa della terra d’origine uno spazio che si potrebbe definire “corporeo”. Questo Sud ricorda quello dei versi corporei di Goliarda Sapienza e Rocco Scotellaro, ad esempio, e le immagini, tuttavia, sono visioni odierne in cui permane qualcosa di primigenio, come l’acqua del titolo. Anche lo stesso sostantivo “litanie” ossia “invocazioni o preghiere”, richiama un senso atavico dello ieri che riverbera nell’oggi.
Versi tanto delicati quanto ricchi, quelli di Daniela Liviello, che svelano l’intima e profonda appartenenza alla sua terra, il Salento. Sa emozionare a richiami profumati, al nitido mormorio del mondo in cui lei è cresciuta, dando forma alla coscienza di un vissuto in quella sua terra ma non solo. Interiormente il suo pensiero resta al margine, ma si fa analisi ancor più amorevole e presente.
Profumi aspri e suoni amati, attesi e conosciuti come anche una sola goccia a cadere può essere.

Abbandonare
Accettare
Amare

È ferita dichiarata, e lascia un vortice di pensiero che soffia e scuote l’urlo ben nascosto tra i suoi versi.
Lo strazio della calura, la spossatezza del non dichiarato e la nostalgia, schiumano tra i suoi versi che scivolano senza chiasso lungo muretti a secco, in un percorso amorevole eppure rancoroso, come solo l’amore sa essere.
Dal suo iniziare ci avverte già, con maestria, quanto “ogni goccia è mare/da traversare”.

© Clelia Pierangela Pieri e Alessandra Trevisan

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Le strade in fondo sono tutte uguali
percorse nel buio
con pesante passo di valigia stretta
legata a fili del sonno traversato ogni notte.
A lato sta lo strapiombo del mare.
Se le strade sono sogni che sdogano
qui la neve non è più soffice del volo
d’un passero tra i limoni.
Resta l’occhio di una finestra in fondo
ad ogni via
una voce un suono chiama
a restare.
E di tanto in tanto una pioggia
sommessa
e ogni goccia è mare
da traversare.

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(altro…)

Una frase lunga un libro #20: Mirko Volpi, Oceano Padano

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Una frase lunga un libro #20: Mirko Volpi, Oceano Padano, Editori Laterza, 2015. € 13,00, ebook € 7,99

[…] negli occhi ho sempre quel panorama, immobile, nitido – non succede niente, qualche uccello ogni tanto si intromette nello spazio visivo, un pesce di fosso si azzarda sul pelo dell’acqua. Ovunque vada, io rimango qua. La stasi è vita, spostarsi una sua ipercinetica contraffazione.

Ho avuto un collega. Uno fra molti, ora è in pensione. Mi raccontava spesso di non essere mai andato oltre il Po, all’inizio non capivo, poi ho cominciato ad ascoltarlo con più attenzione, che significa guardare negli occhi mentre si ascoltano le parole, e seguire poi lo sguardo, che andava oltre la finestra dell’ufficio, mentre mi diceva. I suoi fine settimana passati in barca, da solo, a pescare. La partenza da Milano prima dell’alba, la barca a Bereguardo. Il ponte della Becca. Il risotto alle rane. Silenzio e nebbia, le due parole più presenti in quei racconti. Ero da poco arrivato da Napoli e un po’ mi commuovevo, come ti commuovono le cose che non ti appartengono, commosso per mancanza e fascinazione. Ci volle molto poco tempo per capire che il suo non aver mai attraversato il Po non contemplava il razzismo, se non quello per il movimento e per il luogo altro, non si muoveva perché per la sua natura si era già mosso troppo per venire a vivere a Milano. Pesca ancora, ogni tanto lo sento. Leggendo Oceano Padano di Mirko Volpi ho pensato a lui e poi a una certa forma di nostalgia che mi prende rispetto a cose che non sono mie o che non dovrebbero essere mie.

La ricerca della bellezza

La frase che ho scelto sintetizza abbastanza bene, secondo me, lo spirito di questo bel libro di Volpi. L’Oceano Padano, il piano, lo spazio sconfinato e allo stesso tempo ben delineato, quello che finisce dove sono messi i confini, cade fino a dove l’occhio può arrivare. Volpi parte da un elogio del non movimento «Ovunque io vada, rimango qua», la vita vera è un luogo dove le cose non accadono e quando accadono sono sempre poche, le stesse da secoli. Pochi gesti, quasi nessuna parola. Ti muovi quando ti muovi ma ti concedi a brevi spostamenti, vai ma è un non viaggio, è un movimento che ha l’unica funzione di aprirsi al ritorno. Vivere nell’Oceano Padano è, per Volpi, la quadratura del cerchio riuscita dall’inizio. La bellezza, però. Esistono due tipi di bellezza riconducibili ai luoghi: quella oggettiva, quella facile, la bellezza inevitabile di Roma, Napoli, Parigi. Ne esiste poi un’altra,  quella che arriva dopo, quella più piena che giunge quando acquisiamo la consapevolezza del luogo, ne apprendiamo la storia, scopriamo come sono le persone, quali storie hanno da raccontare, che lingua parlano. Quando comprendiamo questa seconda bellezza potrà capitarci, come è capitato al sottoscritto, di viaggiare una sera di qualche anno fa, tra Lodi e Piacenza, e provare un’inaspettata commozione nel vedere il sole scendere, ebbene sì, tramontare dietro un centro commerciale, esattamente come il tramonto dietro a un Brico di cui scrive Volpi.

L’Oceano Padano ha un suo mood e Volpi lo racconta con una bellissima prosa, molta forza evocativa, con la libertà di chi vuol raccontare un mondo: il proprio. Prima ancora, però, del senso di appartenenza viene la capacità di osservare, di registrare ogni dettaglio, ecco perché noi della parte di Lombardia di cui leggiamo arriviamo quasi a sentire l’odore. I campi, le rogge, i canali, le cascine, le vacche, lo sterco, il concime, i trattori, il lavoro, gli arnesi. Lo sguardo più allenato non potrà andare mai oltre l’ultima cascina e da questa consapevolezza, da questa esattezza, ci dice l’autore, viene la forza di chi vive in questo Oceano, in questo piano dal quale quasi nessuno va via, e se lo fa, fosse anche per le vicine Milano (guardata con diffidenza) o Pavia (già troppo grande), lo fa con dolore, lo fa come se fosse una mancanza di rispetto, non per la tradizione, ma per l’origine.

Ma i recinti sono stati aperti: non divelti con la forza o abbattuti, nessuna violenza è stata perpetrata apertamente, nessun lanzichenecco è sceso nei borghi dispersi a razziarli. Il gancio arrugginito si è sbriciolato dopo le piogge ai nuovi soli e la porta non ha più tenuto, piano piano spalancandosi tra  sinistri e inascoltati cigolii. Qualche bestia è scappata, altre hanno proseguito a ruminare fieno scelto, qualcosa indugia sul limite. Ma dai tempi del boom, dell’obbligo scolastico fino alla quinta elementare, della messa in latino e dell’amore nei covili, sono invecchiati i traghettatori da un’epoca all’altra, gli uomini di confine cronologico che, come mai nessuno nella nostra storia minima, hanno visto tutto, e tutto cambiato, cambiando anche loro insensibilmente.

Il centro di tutto è Nosadello, il paese d’origine di Volpi, e poi Pandino poco più in là, e Gradella, e Lodi, e la Paullese, un vero State of mind. Le donne e gli uomini raccontati sono quelli della terra, delle poche parole, dei sentimenti non dichiarati, delle occhiate, del lavoro duro. Dei mille dialetti. Persone sconvolte da niente. Donne use al pettegolezzo, ai mestieri di casa, alla cucina, con la stessa dedizione. Uomini a bere al bar dopo il lavoro, due azioni collegate molto più di quanto possa apparire. La resistenza in quelle terre delle quattro stagioni, l’importanza dell’acqua e della merda. La vita, dunque. L’Oceano Padano è un luogo dove non si fanno carezze, sono sostituite da un commento sulla pioggia imminente e buonanotte, perché niente di più c’è da dire. Mirko Volpi ha scritto un libro affettuoso (e potrebbe non perdonarmi questa parola) e malinconico. Prima, però, della dolcezza e della, più rara, tristezza della malinconia, qui se ne certifica la necessità. Tutto avviene stando fermi, nel ripetersi delle sagre e nei riti come quello dell’uccisione del maiale, a novembre. Se qualcosa è cambiato è nel clima, la nebbia non è più quella di un tempo, nevica più raramente. Infine, partendo da un piccolo paese qui si scrive anche che dove esistono molte differenze balenano altrettante somiglianze. Non credo che sorprenderei molto l’autore che molti dei silenzi, dei rituali, dei gesti, che ha raccontato ricordano, non da troppo lontano, altri luoghi, altri uomini e altre donne a me molto cari. Volpi non ama muoversi, ma scrive e scrive bene, questo per chi legge è sempre una fortuna, proprio come quando si manifesta la prima pioggia dopo giorni d’afa, nell’Oceano Padano.

Ma l’incanto è breve cosa.

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©Gianni Montieri su Twitter @giannimontieri