da “posti a sedere” (editi e inediti) di Luciano Mazziotta

di Luciano Mazziotta

Joseph Kosuth Una e tre sedie 1965

*

tavoli no. solo le sedie.
in fila, nel corridoio, le sedie.

piedi sghembi ci sono
sotto le sedute di paglia.

traballa, la sedia, s’illumina.
sulle sedie le lampade.

con qualche difetto appena visibile.
devi restare immobile.

è questo il posto: questo
è il racconto concesso.

*

in casa invece c’è quello che occorre.
tre facce due parlano e l’altra
li osserva. poi quella che osserva
inizia a parlare. e l’una che prima
parlava si ferma che adesso
li osserva. oppure si alza
si lava le mani girata
che allora non guarda.
———————-come se a turno
l’una o l’altra o quell’altra
dovesse star muta in un angolo.
tre facce due parlano e l’altra
dovesse fare la spia.

*

dove domandavo come
decidere di dividere

gli spazi: separé pilastri
giocattoli arredi umani

in riga e non respira
non muore non fa

che perimetro stanza. dove
domandavo come

potesse fraintendersi il luogo
con il luogo che c’era

prima che arrivassimo noi
a costringere le aree

a disporre le tessere in ordine
per scovare il refuso

l’inganno: in questa casa
non abiterà mai nessuno.

*

dove la madia è poggiata su un incubo.
ma ne è valsa la pena
venire a vedere
ché dentro c’è farmaci e pasta
e miele. le blatte le blatte.

dopo però quando l’apri
è tutto al suo posto. se c’era
qualcuno ha finto di no. e allora
la sposti la madia e quell’incubo
che riga i mattoni a rettangolo
s’irradia manda scintille al soffitto.
adesso è accesa la luce. dovreste
uscire lasciare a riposo
la casa: guarda

c’è che questo spazio si regge
da sé. e cade.

*

come scritte a matita
dappertutto le cimici.

le cornici. le vedove.
le mensole. i piatti. gli oggetti
con addosso le cimici.

dappertutto. daccapo.
deflagrano.

*

così si conclude il racconto.
come scritte a matita.

[Quasi tutti i testi presentati sono stati pubblicati nel numero XVIII dell’Ulisse – Online a cura di Alessandro Broggi, Andrea Salvi, Italo Testa]

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