Giorno: 7 luglio 2015

Cinque variazioni sul tema del dolore. Marco Tedeschini: inediti

Soutine, 'Guinea Fowl'  (1926-27)

Soutine, ‘Guinea Fowl’ (1926-27)

CINQUE VARIAZIONI SUL TEMA DEL DOLORE

 di

Marco Tedeschini

.

.

I Variazione. Desideratum

.

Ricordi? Ne invento uno per te.

Sei tu, poco fa che ti scosti
dopo cantato osanna
nella carne viva, non mi lasci
solo fedele ai gesti

misuri l’infinito

.

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II Variazione. Francesca

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A volte sono intercambiabili,

penso a Romina, alla postura sporta
al viso, ai suoi canini
sul tuo ridere adulto.

Le stesse ali bruciate di farfalla

.

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III Variazione. Senza Titolo

.

– quando, con le parole,
tu mi tagli il cuore,
faresti meglio
a prendere il coltello
e quante son le cose
che mi devi dire,
tanti siano i colpi da impartire –

.

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IV Variazione. La piena

.

Quando il dolore straripa e non ha
più il diritto di stare, tu regalami
un seno da mordere, una mammella
che riannodi la corda del tempo
allo scoglio di mamma – raccoglimi
come se fossi di nuovo un bambino e,
coperto del dolce plaid delle tue
braccia, distendi i pugni chiusi e il volto
rosso rosso e porta alla mia bocca
il latte. Caldo sarà allora il vincolo
che stringerò con questo amore e il pegno
per aver fatto di un argine rotto un uomo ancora.

.

.

V Variazione. Per esempio, a Soutine

.

Perduto nelle pieghe biforcute
di un tratto più spesso, di un altro
più grosso, tra croste
.                                 laccate altramente –

e gridi e uncini e becchi e graffi e secchi
nel tramaglìo di olii e di vernici –,
camuffando di cupo brillante e tenue poi
forte le stanze del macello la
trappola al dolore. Su quella forca
calda di pastello, c’è la natura
urtata e la cruenta e c’è la vita
quella più violenta. Come soccorre

ogni colore e tono e come tutto
auspica e si tende
.                            a sollevare il cuore.

.

.

.

Marco TedeschiniMarco Tedeschini nasce a Roma nel 1984 e vive a Parigi, dove svolge un post-doc in filosofia. Si occupa di fenomenologia. Alla ricerca filosofica affianca la scrittura poetica.

da “posti a sedere” (editi e inediti) di Luciano Mazziotta

di Luciano Mazziotta

Joseph Kosuth Una e tre sedie 1965

*

tavoli no. solo le sedie.
in fila, nel corridoio, le sedie.

piedi sghembi ci sono
sotto le sedute di paglia.

traballa, la sedia, s’illumina.
sulle sedie le lampade.

con qualche difetto appena visibile.
devi restare immobile.

è questo il posto: questo
è il racconto concesso.

*

in casa invece c’è quello che occorre.
tre facce due parlano e l’altra
li osserva. poi quella che osserva
inizia a parlare. e l’una che prima
parlava si ferma che adesso
li osserva. oppure si alza
si lava le mani girata
che allora non guarda.
———————-come se a turno
l’una o l’altra o quell’altra
dovesse star muta in un angolo.
tre facce due parlano e l’altra
dovesse fare la spia.

*

dove domandavo come
decidere di dividere

gli spazi: separé pilastri
giocattoli arredi umani

in riga e non respira
non muore non fa

che perimetro stanza. dove
domandavo come

potesse fraintendersi il luogo
con il luogo che c’era

prima che arrivassimo noi
a costringere le aree

a disporre le tessere in ordine
per scovare il refuso

l’inganno: in questa casa
non abiterà mai nessuno.

*

dove la madia è poggiata su un incubo.
ma ne è valsa la pena
venire a vedere
ché dentro c’è farmaci e pasta
e miele. le blatte le blatte.

dopo però quando l’apri
è tutto al suo posto. se c’era
qualcuno ha finto di no. e allora
la sposti la madia e quell’incubo
che riga i mattoni a rettangolo
s’irradia manda scintille al soffitto.
adesso è accesa la luce. dovreste
uscire lasciare a riposo
la casa: guarda

c’è che questo spazio si regge
da sé. e cade.

*

come scritte a matita
dappertutto le cimici.

le cornici. le vedove.
le mensole. i piatti. gli oggetti
con addosso le cimici.

dappertutto. daccapo.
deflagrano.

*

così si conclude il racconto.
come scritte a matita.

[Quasi tutti i testi presentati sono stati pubblicati nel numero XVIII dell’Ulisse – Online a cura di Alessandro Broggi, Andrea Salvi, Italo Testa]