Giorno: 6 giugno 2015

Tra le righe n. 15: Charles Baudelaire, Les Phares

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Tra le righe n. 15: Charles Baudelaire, Les Phares

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman*

Al centro della quindicesima tappa della rubrica “Tra le righe” è la poesia Les Phares da Les Fleurs du Mal di Baudelaire, la sesta della prima sezione,  Spleen et Idéal.  Nelle undici quartine in rima alternata che compongono Les Phares, probabilmente scritta tra il 1855 e il 1856 e apparsa già nella prima edizione delle Fleurs, nel 1857, Baudelaire individua principalmente tra artisti figurativi – sette menzionati per i loro dipinti, Rubens, Leonardo da Vinci, Rembrandt, Michelangelo, Watteau, Goya, Delacroix e uno per le sue sculture, Puget, mentre il compositore tedesco Weber appare nella quartina dedicata a Delacroix – punti di riferimento, una lista di “fari” che non possono non illuminare, come è evidente nelle tre quartine conclusive, innumerevoli (“mille” ripetuto intenzionalmente) sentieri, labirinti, notti della poesia.  Massimo Colesanti, mio professore di letteratura francese alla “Sapienza” di Roma, mette in evidenza il quesito perenne che scaturisce in chi legge da scelte ed esclusioni operate qui dal poeta. Si tratta forse degli artisti che, ai suoi occhi, hanno meglio saputo rendere lo scarto tra Spleen e Idéal? Il testo è proposto qui nell’originale e in due traduzioni, rispettivamente di Luciana Frezza, che si impone, come lei stessa ebbe modo di dichiarare, di suggerire la “squadratura della melodia”, la carrure, e di Francesca Del Moro, che sceglie la via isometrica e decide di tradurre “il verso con il verso”. Nel preparare questo numero di “Tra le righe”, sono tornata a più riprese non solo sulla poesia di Baudelaire, ma anche sui testi che Luciana Frezza e Francesca Del Moro hanno scritto come vera e propria ‘introduzione al viaggio’ nei Fiori del male. Moto spontaneo è stato in me farle dialogare, partire dai presupposti rigorosi di questo gioco d’azzardo ed esercizio spirituale – quasi una pratica devozionale quotidiana – rappresentato dalla traduzione. Da blocchi di partenza di pari rigore prendono le mosse percorsi animati da ardore e ardimento – uso intenzionalmente,, per restituire loro il meritato splendore, due sostantivi straziati dall’uso e dalla manipolazione di cui nel tempo sono stati oggetto – che portano a esiti palesemente diversi e ugualmente degni di nota. C”è un misurarsi con respiro, ritmo e carrure, una accettazione della temerarietà del compito, che non può non avere ricadute sulla parola poetica creata – ma non può esserlo mai interamente – “in autonomia”. Se questo vale per ogni traduzione di un testo poetico, essa assume un significato di particolare densità e incidenza in ciascuna delle numerosissime traduzioni delle Fleurs du mal. Buona lettura! (Anna Maria Curci)

VI. Les Phares

Rubens, fleuve d’oubli, jardin de la paresse,
Oreiller de chair fraîche où l’on ne peut aimer,
Mais où la vie afflue et s’agite sans cesse,
Comme l’air dans le ciel et la mer dans la mer;

Léonard de Vinci, miroir profond et sombre,
Où des anges charmants, avec un doux souris
Tout chargé de mystère, apparaissent à l’ombre
Des glaciers et des pins qui ferment leur pays;

Rembrandt, triste hôpital tout rempli de murmures,
Et d’un grand crucifix décoré seulement,
Où la prière en pleurs s’exhale des ordures,
Et d’un rayon d’hiver traversé brusquement;

Michel-Ange, lieu vague où l’on voit des Hercules
Se mêler à des Christs, et se lever tout droits
Des fantômes puissants qui dans les crépuscules
Déchirent leur suaire en étirant leurs doigts;

Colères de boxeur, impudences de faune,
Toi qui sus ramasser la beauté des goujats,
Grand coeur gonflé d’orgueil, homme débile et jaune,
Puget, mélancolique empereur des forçats;

Watteau, ce carnaval où bien des coeurs illustres,
Comme des papillons, errent en flamboyant,
Décors frais et légers éclairés par des lustres
Qui versent la folie à ce bal tournoyant;

Goya, cauchemar plein de choses inconnues,
De foetus qu’on fait cuire au milieu des sabbats,
De vieilles au miroir et d’enfants toutes nues,
Pour tenter les démons ajustant bien leurs bas;

Delacroix, lac de sang hanté des mauvais anges,
Ombragé par un bois de sapins toujours vert,
Où, sous un ciel chagrin, des fanfares étranges
Passent, comme un soupir étouffé de Weber;

Ces malédictions, ces blasphèmes, ces plaintes,
Ces extases, ces cris, ces pleurs, ces Te Deum,
Sont un écho redit par mille labyrinthes;
C’est pour les coeurs mortels un divin opium!

C’est un cri répété par mille sentinelles,
Un ordre renvoyé par mille porte-voix;
C’est un phare allumé sur mille citadelles,
Un appel de chasseurs perdus dans les grands bois!

Car c’est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage
Que nous puissions donner de notre dignité
Que cet ardent sanglot qui roule d’âge en âge
Et vient mourir au bord de votre éternité!

VI. I Fari

Rubens, fiume d’oblio, giardino d’indolenza,
cuscino di carne florida su cui non si può amare,
ma in cui la vita affluisce e s’agita senza tregua
come l’aria nel cielo e il mare dentro il mare; (altro…)