Giorno: 1 giugno 2015

Pierre Drieu La Rochelle. Morte di un delicato

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Si scrive veramente con l’inchiostro o con il sangue? Che rapporto c’è tra vita e scrittura? Tra esistenza e parola[1]? Queste domande attraversano l’intera esistenza di Pierre Drieu La Rochelle (13 gennaio 1893 – 15 marzo 1945) fino al suicidio, avvenuto in una casa di campagna, nei pressi di Parigi, alla fine della guerra che lui, collaborazionista, ha interamente percorso dalla parte sbagliata e da cui trae le estreme conseguenze, senza cadere nel melodramma del pentimento. Ma ridurre la fine di Drieu al dato storico sociologico, che pur è presente, di una sconfitta politica, sarebbe non comprendere il cuore del suo percorso artistico e intellettuale. Nella sua opera si agitano e si mostrano, nella loro terribile limpidezza, le questioni che dilaniano la vita di ogni uomo, lo sappia o no. Può essere concepita la vita senza la distruzione? O, meglio, senza l’autodistruzione? Ha senso continuare a vivere oltre la soglia fatidica della giovinezza, sopravviverle? Tradire ciò che si è stati anche solo per un attimo? “Da ragazzo ho giurato a me stesso di rimanere fedele alla mia giovinezza: un giorno ho cercato di mantenere la parola.”[2] (altro…)

Gli adoratori del Sole

Fotografia di Giovanna Amato

Fotografia di Giovanna Amato

Lo sbarco presso una delle comunità adiacenti alle Grandi Acque del Pianeta Azzurro ha avuto esito positivo. Da un primo rilievo, impossibile tacere un dettaglio che qualsiasi scienziato attenderebbe a riferire: la sostanziale fiducia e gentilezza degli autoctoni, già accorsi in massa per offrirmi la migliore postazione, farmi dono di ninnoli (accessori sputafiamme, coperture per estremità deambulanti) e aiutarmi con il posteggio dell’astronave.
Libero di osservare senza destare sospetto alcuno grazie al mio travestimento da palombaro, di non poco aiuto nella respirazione di un’atmosfera sì diversa da quella del nostro pianeta, posso dunque immergermi nella folla e annotare le seguenti considerazioni:

Si tratta probabilmente di una comunità molto antica, i cui esponenti più anziani porgono omaggio alle acque tramite abluzioni svolte per lo più sul limitare dell’alba. Taluni di questi esponenti entrano in contatto, tramite una cordicella, con le profondità degli abissi, imponendosi silenzio e immobilità sino a quando gli abissi in questione non dimostrino il loro favore attraverso un messaggero, chiamato il più delle volte “salpa” o “saraghetto”.
Tali abluzioni e contatti con l’acqua non sono che l’anticamera al reale rito che, una volta tornati i venerabili anziani alle loro case, sarà appannaggio dei fedeli più giovani.

Il culto più forte e diffuso, difatti, è senza dubbio quello del Sol Levato.
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