Giorno: 18 maggio 2015

Massimiliano Damaggio: poesie da ‘Edifici pericolanti’ (raccolta inedita)

damaggio

Transitiamo nella zona industriale
su questa terra defunta riposano
nomi di cose in disuso
gonfi di piogge oblique
fioriscono gli uomini dismessi

Aspettiamo, alla fermata dell’autobus, la sera

Sono piccoli vegetali oscuri
dove immergere la mano
è rumore senza forma
sono le cose con le dita
impermeabili fiori all’incontrario
Coglierli oppure abbandonarli
corpi scivolati nell’ingorgo
di acque inquinate defluiscono
in esistenze decimate
un nome dopo l’altro, dentro i tabulati, fino all’estinzione

In questo modo precipita la notte
un alito assente scivola fra i denti

Aspettiamo l’accredito sul conto corrente

*

Gianluca, hai il sorriso ferito
dalla forbice fra obbiettivo e fatturato
sulla sedia blindata della riunione
carichi in canna il resoconto ultimo
e ti si sente
attorno un largo silenzio, e nel rumore
del tuo dissesto interiore ognuno sta
nella posizione da contratto
Dietro questi piccoli quadri
si muovono gli uomini abbaiati
dal cane del credo quotidiano

Lei ora appartiene, ti dicono
all’archivio dei nomi in disuso

*

È molto il dolore, e io poco
apro la porta: vado a lavorare
il dolore con le mani
degli uomini molti
alla catena del carrello
che riemergono delusi
dalle macerie quotidiane
masticando gli scontrini
e alla scatola di cartone
dove dormono gli involuti
in un cubo senza lessico
evapora il calore
un dito dopo l’altro
fino a quando il polso cede
e dal buco nell’asfalto
germoglia, tiepido, un rancore

Come la carezza energumena
che non sa dosare la forza
come il cane che per troppo amore
al bambino ha divorato il volto

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