Giorno: 17 maggio 2015

Virginia Woolf, “Tra un atto e l’altro” – (dispersi, siam dispersi)

 

 

 

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Ho una spilletta, sulla scrivania, e la spilletta ha il volto di Virginia Woolf. Il volto di una donna di mezz’età, che al momento dello scatto aveva già ospitato più dolore di quanto sia giusto immaginare e preteso quanta più gioia sia possibile pretendere.
Chi è stato vivo non dovrebbe diventare un talismano; se questo accade, forse, è perché possedeva una qualità che chi gli fa questa violenza ritiene cara. La qualità di Virginia Woolf era la ferrea intenzione di mantenersi salda sul precipizio; chi abbia respirato i pieni e i vuoti della Signora Dalloway o si sia lasciato stordire da Le onde o abbia cavalcato Orlando con il sorriso a filo di bocca – o sia stato incantato, senza rimedio, da Al faro – ne conosce la maniera: un amore entusiasta e sottile per tutto quanto sia esistenza.
Dico questo perché fa il suo ritorno Tra un atto e l’altro, ultimo lavoro della scrittrice inglese – uscì postumo nel 1941 – ora in libreria per i tipi di nottetempo. È Chiara Valerio, dopo Flush e Freshwater (nottetempo 2012 e 2013), a firmare ancora traduzione e cura di un testo che, per la sua natura fresca, letteralmente dipende da ogni minima scelta di ritmo e di registro: come una ballerina che nasconda lo sforzo dei muscoli sotto la leggerezza dei salti, e che deve la riuscita della sua prova al sorriso quanto alla forza del piede.
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