Giorno: 16 maggio 2015

Adrienne Rich (Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012): Due poesie

adrienne-rich_photo-by-thomas-victor-courtesy-of-schlesinger-library

adrienne-rich_photo-by-thomas-victor-courtesy-of-schlesinger-library

First Thinghs

I can’t name love now
without naming its object–
this the final measure
of those flintsparkyes
when one believed
one’s flash innate.
Today I swear
only in the sun’s eye
do I take fire

(1961)

Prime cose

Non posso nominare l’amore ora
senza nominare il suo oggetto-
è questa l’ultima misura
di quegli anni di scintille di acciarino
quando si credeva
innato il proprio bagliore.
Oggi giuro
che solo nell’occhio del sole
io prendo fuoco.

 

I am composing on the typewriter late at night, thinking of today. How well we all spoke. A language is a map of our failures. Frederick Douglass wrote an English purer than Milton’s. People suffer highly in poverty. There are methods but we do not use them. Joan, who could not read, spoke some peasant form of French. Some of the suffering are: it is hard to tell the truth; this is America; I cannot touch you now. In America we have only the present tense. I am in danger. You are in danger. The burning of a book arouses no sensation in me. I know it hurts to burn. There are flames of napalm in Catonsville, Maryland. I know it hurts to burn. The typewriter is overheated, my mouth is burning, I cannot touch you and this is the oppressor’s language.

(1968)

Compongo sulla macchina da scrivere a notte fonda, ripensando a oggi. Come abbiamo parlato tutti bene. Una lingua è una mappa dei nostri fallimenti. Frederick Douglass ha scritto un inglese più puro di Milton. La gente soffre molto nella povertà. Ci sono metodi ma non li usiamo. Giovanna, che non sapeva leggere, parlava qualche forma contadina di francese. Alcune di queste sofferenze sono: è difficile dire la verità; questa è l’America; non posso toccarti ora. In America abbiamo solo il tempo presente. Sono in pericolo. Sei in pericolo. Il rogo di un libro non risveglia alcuna sensazione in me. So che bruciare fa male. Ci sono fiamme da napalm a Catonsville, nel Maryland. So che bruciare fa male. La macchina da scrivere è surriscaldata, la mia bocca brucia, non posso toccarti e questa è la lingua dell’oppressore.

 

© da Cartografie del silenzio, Crocetti editore, 2000. A cura di Maria Luisa Vezzali

Annalisa Macchia su “Vilipendio” di Gianmario Lucini

Gianmario Lucini, VILIPENDIO

Gianmario Lucini, Vilipendio, CFR Edizioni, 2014, pp. 88, € 10,00

.

Mi brucia questa raccolta poetica tra le mani. Dopo il recente serpeggiare su internet della notizia sulla morte improvvisa di Gianmario Lucini, poeta, critico, editore di rara onestà e generosità, un senso di sbigottimento e incredulità non mi ha più lasciato. Mi mancherà maledettamente questo amico. La nostra era, ma dovrei dire è perché ancora lo sento presente, una strana amicizia, nata su internet ormai una quindicina di anni fa, complice la comune passione per la poesia. Inevitabile per me ripensare ai momenti che nel tempo l’hanno segnata, ripercorrere a ritroso ogni motivo delle sue “giuste collere”, spesso sfoghi impotenti, ma utili per comprendere e apprezzare la profondità e la coerenza del suo pensiero.
Il sito che Lucini gestiva, Poiein (www.poiein.it), su cui pubblicava online i suoi scritti prima di dare vita alla casa editrice CFR, per lungo tempo e per molte persone è stato palcoscenico di interventi, recensioni, note critiche, traduzioni, note di varia cultura e varia umanità… insomma tutto quanto potesse avere  attinenza con la Parola e le sue infinite declinazioni letterarie. I contatti sono proseguiti fecondi nel tempo, sfociati in comuni impegni di lavoro e in occasioni di incontri ormai non più solo virtuali, generando un’inevitabile e salda amicizia, ben radicata nel riconoscimento di analoghi ideali di vita. I suoi − ora mi appare più lampante che mai − erano di una limpidezza assoluta. Indicativa la volontà di istituire un Premio intitolato a David Maria Turoldo, uomo di umilissime origini, frate dei Servi di Maria, teologo e grande studioso delle Sacre Scritture, considerato uno dei massimi esponenti della poesia religiosa del nostro Novecento, della cui figura Lucini era affascinato.
Gianmario ha sempre sostenuto che la poesia di Turoldo, suo grande ispiratore, fosse la prima grande poesia, nella nostra letteratura, capace di abbattere la divisione tra poesia religiosa e poesia laica. Pienamente si riconosceva in quella dimensione personale e dialogica col Trascendente che non escludeva il quotidiano, il tarlo del dubbio, la problematicità, la durezza dell’esistenza, tipici di questo poeta. Non era tanto una poesia sull’umanità, piuttosto vi si scorgeva un’intera umanità nell’atto di entrare nella poesia, accompagnata da una voce alta e tonante contro tutto ciò che incarnava sopruso e violenza, spesso duramente rivolta contro la Chiesa stessa quando questa non era allineata al miracolo dell’amore e della Resurrezione.
(altro…)