La partita di burraco

Fotografia di Giulia Amato (© Giulia Amato)

Fotografia di Giulia Amato (© Giulia Amato)

Donna Lucia dice che lei in doppio con Marta non ci vuole stare. Dice che Marta scende tutto quello che ha in mano, pure quando non gioca in coppia, subito, manco il tempo di realizzare, manco il tempo di sistemare i semi e vedere se ne può cavare fuori una scala, subito, come ha le carte in mano Marta le scende, che le altre ancora stanno sbrogliando le picche dai fiori e lei ha già messo a terra un tris stitico stitico che se ne sta là a prendere polvere per tutta la partita.
«Se non mi vuoi, non mi pigliare», le risponde Marta, che spera di finire in coppia con Nunziatina, che è come dire di votarsi a Nostra Signora della Pinella.
«No, ti è uscita Marta e Marta ti tieni», decreta Nunziatina. «Però pure tu, Marta bella, che non la sai aspettare una mano prima di scendere, che ne sai che ti arriva la carta fortunata, se aspetti?»
Marta butta un occhio a Natinella, che sta finendo di preparare il caffè. E questo le hanno detto, quarant’anni prima, quanno facev’ammore co’figlio ‘e Pepp ‘a ‘nzogna, ed eccola là, che prepara il caffè per tutto il calesse.
Mentre la quarta si siede, Donna Lucia si incarica di dare le carte. Gentilmente, Nunziatina le fa notare che non dovrebbe scenderle insieme, ma una per volta, e fare il giro antiorario. Donna Lucia risponde che il giorno che le spiegano che cosa cambia lei scende nella tomba felice.
Salvo sì che le sapeva mischiare le carte, pensa Marta; Salvo ci sapeva fare certi giochi, con le carte, che suo marito buonanima se li sognava.
Poi Natinella si siede e le quattro sorelle cominciano a giocare.
Donna Lucia, la più anziana, ha sempre avuto carte buone, ma la sua strategia non è mai cambiata negli anni: intuire il disegno divino che avrebbe portato al burraco perfetto perseguendo uno e un solo cammino, precludersi ogni altra possibilità di gioco, incartarsi miseramente all’arrivo della carta sbagliata. Nunziatina non ha strategie, ha quello che sua sorella più grande chiama in maniera sconveniente e che le altre due si limitano a definire “sfortuna in amore”, pure se Nunziatina, di sfortuna in amore, mai ne ha avuta a memoria d’uomo e di vico. La strategia di Marta, la terza sorella, è di turbare le schiere celesti: «ogni vota ca scinne ‘nu trisse, n’angelo chiagne», le aveva insegnato sua sorella maggiore da bambina; da quel momento, Marta ha scatenato sulle nuvole pianti che non si udivano dai tempi di Geremia. L’ultima sorella, Fortunata detta Fortunatina, successivamente Natina e a conclusione di ciò Natinella, acchiappa solo carte spaiate.
Marta inizia il gioco scendendo un tris. «A te ti devono mangiare i cani», è la reazione di Donna Lucia dall’altro lato del tavolo.
La mano passa a Nunziatina, che serafica pesca, scende tre mezzi burraco e va a volo a pozzetto.
Donna Lucia afferra un asso di quadri dalla cima delle carte. È lì, è già perfetto, deve solo decidere che farne: in mano ha il re, ma anche il due, che potrebbe, sì, diventarle pinella, ma chissà, ora aspettando, vedendo, perché c’è il quattro, in fondo, già quasi scala…
Dopo che Donna Lucia ha scartato cuori, Natinella pesca. Le tre la guardano mentre spia le carte già scese di Nunziatina, cui può appoggiare. Chi per un motivo, chi per un altro, tendono i colli come le Parche, finché Natinella scarta e passa la mano.
La guardano, a colli scesi, con tenerezza. Sembra distratta, Natinella, come se non avesse più bisogno di tenere il calcolo delle sconfitte al gioco. Si sente in colpa, forse, Donna Lucia, per quella vecchia storia di Tonino che era troppo povero per accettarlo in casa; si vergogna, forse, Nunziatina, per essere così esperta e così fortunata in quel gioco che a lei non dà soddisfazione; si sente triste, forse, Marta, a vederla così distratta e così presa a pensare che dovrà arrivare quello, dovrà arrivare, quello che c’ha il seme uguale e le carte spaiate alle sue, che scende le cose che servono un attimo prima che lei sappia che servono, che in mano c’ha la pinella adatta per chiudere il burraco, pure sporco, basta che si finisca bene.
Natinella, invece, aspetta solo che la partita finisca, perché fuori è una giornata di padreterno, ha una penna in tasca e ha promesso ai suoi nipoti di spiegare un’altra volta perché quel tizio greco, sotto sotto, si vede tale e quale che tifava per Troia.

© Giovanna Amato

(questo racconto è per G. ed A., e per tutti gli angeli che abbiamo lanciato nella disperazione.)

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