Una frase lunga un libro #11 – Emma Reyes: Non sapevamo giocare a niente

Una frase lunga un libro #11

sur32_medium_tn_150_207

Emma Reyes, Non sapevamo giocare a nienteTraduzione di Violetta Colonnelli. Prefazione di Tiziana Lo Porto, Sur, 2015; € 15,00, ebook € 9,99

 

Nelle ore di ricreazione tutte giocavano a molti giochi diversi; noi non sapevamo giocare a niente.

Emma Reyes, colombiana, ha vissuto in Europa, è stata pittrice. Questo è il suo unico romanzo, postumo. Queste sono le poche cose che so di Emma Reyes, o che sapevo prima di aver letto il libro. Le so perché le ho lette nella prefazione, molto bella, di Tiziana Lo Porto. Sono rare le prefazioni ai libri di narrativa, ma a volte sono necessarie. Emma Reyes visse un’infanzia turbolenta, drammatica, incredibile. Visse dolorosamente e faticosamente fino all’adolescenza, insieme alla sorella Helena. Il libro è composto da 23 lettere che Emma spedisce nell’arco di trent’anni, dalla Francia alla Colombia, al suo amico Gérman Arciniegas, giornalista, saggista, storico, diplomatico colombiano. Nelle lettere racconta l’infanzia tra Bogotà e altri luoghi della Colombia e poi gli anni vissuti in un convento, sempre a Bogotà. Dopo il convento viaggerà moltissimo: Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia e poi la Francia. Dipingerà sempre. La Reyes fu principalmente una pittrice. Non sapevamo giocare a niente esce per la prima volta nel 2012, ed è subito un caso letterario, amato dai critici e dai lettori. È il suo romanzo ed è di questo che vi devo parlare.

Faceva tutto parte del mondo eccetto noi… Non ci era permesso chiedere spiegazioni su niente, qualunque cosa riguardasse il mondo era peccato punto e basta; per questo nelle nostre preghiere, sia in quelle prima di iniziare a lavorare sia in quelle della sera, dicevamo sempre un paio di Ave Maria per i nostri clienti peccatori che ci beneficiavano perché noi potessimo mangiare e salvarci l’anima.

Faceva tutto parte del mondo eccetto noi, questa frase è scelta dalle lettere della seconda parte del libro, le lettere in cui Emma racconta gli anni in convento. Eppure quella frase riguarda tutto il romanzo. C’entra con Emma dalla prima pagina, c’entra fin dai suoi primi anni di vita. Emma Reyes racconta i suoi primi anni di vita, non si capisce se ci sia una madre, c’è una donna chiamata Maria, che forse lo è, non conosce suo padre. Sono anni vissuti in povertà, anni in cui si gioca per pochi momenti in contentezza in mezzo a ruderi, cose buttate. E buttate sono anche le bambine, Emma e sua sorella, se stanno in casa vengono chiuse dentro, per molte ore, sono malnutrite, sono comandate a bacchetta, sottomesse. Sono bambine. La costrizione, le chiavi che chiudono lucchetti e porte saranno una costante. Chiuse dentro in ogni città in cui vivranno nei molti spostamenti con Maria. Chiuse dentro in convento, come le suore, peggio delle suore. Chiuse dentro per mancanza di affetto. Emma ed Helena vivranno fuori dal mondo, tutto sarà piccolo, costretto, privo di tutto. Non sapevamo giocare a niente è un romanzo doloroso ma allo stesso tempo magico. Magico perché Emma Reyes riesce a scrivere, e ha un grandissimo talento, di quegli anni infelici, ai quali molti non avrebbero resistito, con la grazia e l’ingenuità della bambina che era allora. Emma adulta scrive con lo sguardo della bimba e allora tutto diventa diverso. Lo stupore della bambina davanti alla sofferenza è sempre accompagnato dalla curiosità e dalle domande. I bambini si fanno domande e se non hanno risposta, cercano una spiegazione ricorrendo alla fantasia, alla preghiera, al sogno, all’illusione. Sentono addosso il peso di una colpa commessa ma non la capiscono, non la conoscono. Queste lettere vengono spedite a ognuno di noi, e arrivano da qualche parte dove teniamo nascoste le paure, dove teniamo qualche sogno in avanzo, dove ancora sappiamo cosa sia la pietà. Temo di dover chiudere con un superlativo: bellissimo. Perdonatemi.

© Gianni Montieri  – su Twitter: @giannimontieri

3 comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...