Nuova poesia latinoamericana. #6: Jaime Huenún

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 jaime huenùn

Jaime Huenún

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

Jaime Huenún (Cile, 1967). Ha studiato Pedagogia presso l’Istituto Professionale di Osorno e presso la Universidad de la Frontera a Temuco. Tra i suoi libri si segnalano: Ceremonias (1999), Puerto Trakl (2001) e Reducciones (2013). Frammenti delle sue poesie sono stati pubblicati in riviste e antologie nazionali e straniere. Nel 2003 ha ottenuto il premio Pablo Neruda per la poesia concesso dalla Fondazione omonima. La fine del medesimo anno compila l’antologia Epu Mari Ulkantufe ta FAchantü/ 20 poetas mapuche contemporáneos (Lom Editore). Nel 2005 ottiene la prestigiosa Borsa di Studio Guggenheim concessa dalla fondazione Simon Guggenheim di New York. Parte dei suoi testi poetici è stata tradotta in inglese, italiano, catalano, portoghese e croato, ed è stata pubblicata in antologie di poesia cilena e latinoamericana.

 

 

PUERTO TRAKL

(fragmentos)

Bajé a Puerto Trakl entre neblinas.
Buscaba el bar de la buena suerte
para charlar sobre la travesía.
Pero todos vigilaban la estrella polar en sus copas,
mudos como el mar frente a una isla desierta.
Salí a vagar por las calles con faroles rojos.
Las mujeres se ofrecían sin afecto, fragantes y cansadas.
“A Puerto Trakl los poetas vienen a morir”, me dijeron
sonriendo en todos los idiomas del mundo.
Yo les dejé poemas que pensaba llevar a mi tumba
como prueba de mi paso por la tierra.

“Y si vienes a morir a Puerto Trakl,
no bebas de mi vino”, dijo el tabernero.
Este bar no es la morgue de los ángeles
ni el cementerio de los fantasiosos.
Muchos hombres han cruzado el océano
por un jarro de cerveza, por una copa
de ginebra caliente.
Nadie aquí tiene patria ahora, y navegar
cansa más que la nostalgia y el amor.
Escucha, sólo escucha el estruendo del oleaje,
mientras el mirlo clama
entre las ramas y el viento.

Como un cantante de ferias y cantinas
repitiendo siempre las mismas canciones,
declamo poemas al océano.
El oleaje apaga el rumor de mi voz,
y la espuma salpica estos papeles
como un escupitajo de las rocas y el agua
a mi vanidad.
Entonces imito el gesto del cantante
cuando extiende la guitarra al público y le dice:
“No quiero aplausos, sólo monedas.
No quiero aplausos, sólo monedas”.

Como una manera triste de predecir
miro el paso de las nubes sobre el puerto.
Sé que mi suerte no está
en ninguno de esos nimbos que regresan al mar
movidos apenas por el viento de la literatura.
“Profetizar me asquea”, podría decir
y, sin embargo, allá va mi vida
sobrepasada por pájaros que llevan
todo el tiempo del mundo entre sus alas.

Fumando en el muelle desierto
recuerdo a mis hijos,
apenas alumbrados por el sol de este anillo.
Mi paternidad se ha ido a pique;
el mercado está desierto frente a mí.
Un corazón apátrida late en esta fuga
hacia la isla prometida.
El amor ha abierto una oscura puerta
por donde paso
.                        inclinándome.

Bebimos el vodka de madame “Su”
en el hotel Melancolía.
Nos habló de sus novios,
su vejez,
y de unos gatos perdidos en el puerto.
La noche llegó desde un poema de Trakl
que ella guardaba en la memoria.
Alzamos nuestras copas y, sin prisa,
cada cual volvió a su propia
y cotidiana decadencia.

Ebrio me despide Puerto Trakl
con el alba mojando mi cabeza.
Sin dinero, sin amigos y sin reputación
vuelvo a mis antiguos días.
La pequeña mañana abre sus puertas.
Los tugurios donde beben poetas y pescadores
quedan para siempre atrás.

(de Puerto Trakl, 2001)

PORTO TRAKL

(frammenti)

Scesi a Porto Trakl tra nebbioline.
Cercavo il bar della buona sorte
per chiacchierare sulla traversata.
Ma tutti vigilavano la stella polare nei loro bicchieri,
muti come il mare di fronte a un’isola deserta.
Uscii a vagare per le strade coi lampioni rossi.
Le donne si offrivano senza affetto, fragranti e stanche.
“A Porto Trakl i poeti vengono a morire”, mi dissero
sorridendo in tutte le lingue del mondo.
Io lasciai loro poesie che pensavo di portarmi nella tomba
come prova del mio passaggio sulla terra.

“E se vieni a morire a Porto Trakl,
non bere del mio vino”, disse l’oste.
Questo bar non è l’obitorio degli angeli
né il cimitero dei fantasiosi.
Molti uomini hanno attraversato l’oceano
per una brocca di birra, per un bicchiere
di gin caldo.
Nessuno qui ha patria adesso, e navigare
stanca più della nostalgia e dell’amore.
Ascolta, ascolta soltanto il fragore delle onde,
mentre il merlo si lamenta
tra i rami e il vento.

Come un cantante di fiere e cantine
ripetendo sempre le stesse canzoni,
declamo poemi all’oceano.
Le onde spengono il rumore della mia voce,
e la schiuma spruzza queste carte
come uno sputacchio delle rocce e dell’acqua
alla mia vanità.
Allora imito il gesto del cantante
quando protende la chitarra al pubblico e dice:
“Non voglio applausi, solo monete.
Non voglio applausi, solo monete”.

Come un modo triste di vaticinare
guardo il passaggio delle nubi sopra il porto.
So che la mia sorte non è
in nessuno di quei nembi che ritornano al mare
mossi appena dal vento della letteratura.
“Profetizzare mi fa schifo”, potrei dire
e tuttavia là va la mia vita
sorvolata da uccelli che portano
tutto il tempo del mondo tra le loro ali.

Fumando sul molo deserto
ricordo i miei figli,
appena illuminati dal sole di questo anello.
La mia paternità è andata a picco;
il mercato è deserto di fronte a me.
Un cuore senza patria batte in questa fuga
verso l’isola promessa.
L’amore ha aperto una porta oscura
attraverso cui passo
.                                    inclinandomi.

Bevemmo la vodka di madame “Su”
nell’hotel Malinconia.
Ci parlò dei suoi fidanzati,
della sua vecchiaia,
e di alcuni gatti perduti nel porto.
La notte giunse da una poesia di Trakl
che lei serbava nella memoria.
Alzammo i nostri bicchieri e, senza fretta,
ognuno se ne tornò alla propria
e quotidiana decadenza.

Ebbro, si congeda Porto Trakl
con l’alba che mi bagna la testa.
Senza soldi, senza amici e senza reputazione
torno ai miei antichi giorni.
Il piccolo mattino apre le sue porte.
I tuguri dove bevono poeti e pescatori
restano indietro per sempre.

(da Puerto Trakl, 2001)