Giorno: 28 aprile 2015

Poetarum Silva: voci per Roberto Bolaño

 

Poetarum Silva, Voci per Roberto Bolaño

Oggi, 28 aprile 2015, Roberto Bolaño avrebbe compiuto 62 anni. Per questa giornata proponiamo, in forma di ‘voci’, alcuni testi di autori della redazione di “Poetarum Silva” dedicati alle opere, ai personaggi e alla figura di Bolaño.

 

Auxilio-Alcira e i colori del ’68

Ocra: può un tailleur avere il colore dell’ocra gialla? Nel tuo guardaroba, sì. Il tailleur ocra aveva la gonna dritta e improbabili bottoni del diametro di quattro centimetri. Lo avevi quella domenica in cui, a mo’ di celebrazione del quartiere nel quale eravamo venuti ad abitare, papà ci fotografò di fronte al laghetto dell’EUR. Il nostro Sessantotto ha il colore del tuo tailleur.

Anna Maria Curci, La mia scala cromatica

Quali colori ha “l’anno incolume”, il ’68 di Amuleto di Roberto Bolaño*? “Tutti i colori del giallo”, tutti i colori del noir, come suggerisce l’incipit solenne:

Ésta será una historia de terror. Será una historia policíaca, un relato de serie negra y de terror. Pero no lo parecerá. No lo parecerá porque soy yo la que lo cuenta. Soy yo la que habla y por eso no lo parecerá. Pero en el fondo es la historia de un crimen atroz.

Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell’orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce.*

Non mancheranno – continuo a usare, sulla scorta dell’incipit, il futuro che è insieme programma, promessa, impegno-vincolo – l’azzurro sbiadito di una gonna plissettata, l’argento di uno strano rospo, il verde di boschi reali e boschi sognati, l’arcobaleno impolverato delle tele di Carlos Coffeen Serpas, il rosso di una ecatombe che si perde nel mito (e sarà il mito di Erigone, narrato con stralunata lucidità dal pittore quarantenne), eppure è inesorabilmente destinata a ripetersi, il bianco, annerito dal sangue, di un fazzoletto sporco, il bianco accecante, infine, delle piastrelle di un bagno, sciolte dalla luce della luna.
Quel bagno della Facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico, dal 18 al 30 settembre 1968, è il luogo di un parto straordinario, tappa iniziale, intermedia, mai conclusiva, di un viaggio nella memoria insopprimibile e trampolino di un volo nel canto universale, nella poesia-amuleto. Chi ne è al centro, chi lo narra è Auxilio Lacouture, personaggio già apparso ne I detective selvaggi , che così si presenta:

Me llamo Auxilio Lacouture y soy uruguaya, de Montevideo, aunque cuando los caldos se me suben a la cabeza, los caldos de la extrañeza, digo que soy charrúa, que viene a ser lo mismo aunque no es lo mismo, y que confunde a los mexicanos y por ende a los latinoamericanos.

Mi chiamo Auxilio Lacouture e sono uruguaiana, di Montevideo, ma quando mi prende male, quando mi dà alla testa la nostalgia, dico che sono charrúa, che poi è lo stesso anche se non è lo stesso, e confonde i messicani e quindi anche i latinoamericani.*

La vicenda vissuta e narrata da Auxilio Lacouture è ispirata alla vita dalla “bellezza tragica” di Alcira Soust Scaffo, “maestra uruguaya”, “madre di tutti i poeti”. Ribadisco oggi l’invito formulato cinque anni fa. Il mio è un invito a marciare in direzione opposta al silenzio, battezzando, magari, come fa Auxilio-Alcira, la “gamba destra con il nome di volontà”, la “gamba sinistra con il nome di necessità”.

Anna Maria Curci

*Roberto Bolaño, Amuleto. Traduzione di Ilide Carmignani, Adelphi, Milano 2010 (originale 1999)

Alcira_Soust

 

Roberto Bolaño a Piazza Garibaldi

 

I treni che vanno e vengono sono uguali
qui o a Santiago, a Parigi come in Spagna
le stazioni, no le persone ancora meno
i binari sono già letteratura, credo

che avrei rubato libri come in Cile
se fossi nato qua, avrei rubato comunque
mi sarei arrangiato, avrei perso
avrei dimenticato ma non tutto

questa è una frontiera in diagonale
ogni vicolo, ogni incrocio è una linea
e tutto marca una differenza, un’assenza
avrei tenuto a mente il tufo, l’ignoto.

(Gianni Montieri, da Turisti americani, in: V. Amarelli, F. Filia, V. Frungillo, G. Montieri, Immo,  La disarmata, CFR 2014)

 

Qui  un brano da Anversa di Roberto Bolaño proposto da Gianni Montieri per la rubrica, da lui ideata e curata, “La domenica e…”

Francesca Matteoni – Tutti gli altri

Tutti-gli-altri

Francesca Matteoni, Tutti gli altri, Tunué edizioni, 2014, € 9,90

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Il bel romanzo d’esordio di Francesca Matteoni, di cui tutti conosciamo le qualità poetiche, uscito da qualche mese, nella bellissima collana di narrativa di Tunué, è stato fin qui molto apprezzato e molto recensito. Uno dei temi che (giustamente) ha accompagnato tutte (o quasi) le recensioni e quello del romanzo di formazione. Tutti gli altri è, anche, un romanzo di formazione. Noi, però, proponiamo una riflessione e un gioco per dire di questo libro. Dove c’è formazione ci deve essere (e c’è) anche informazione. Matteoni ha scritto un romanzo di informazione. Raccontando le proprie esperienze l’autrice ci dà notizia delle nostre, non soltanto ponendoci nella condizione, più o meno felice, del ricordare, ma mostrandoci qualcosa di noi con i suoi occhi. Che è poi quello che accade con le poesie riuscite. La prima informazione ce la danno i bambini, attraverso le fiabe. La bambina, protagonista delle prime pagine, vive, si muove, pensa, come in una fiaba. E come dentro una fiaba balla, e mentre balla scopre, e invita alla danza altri bambini, e poi gli animali, e poi i grandi. E come nelle fiabe troviamo i segreti veri. Ve li ricordate i vostri segreti di quando eravate bambini? Cose piccole, nascoste in luoghi introvabili, cose che mai avreste confessato. Leggendo la prima parte di Tutti gli altri, viene da pensare che gli unici segreti che abbiano contato qualcosa siano stati quelli di allora. Il segreto era qualcosa di puro e bello. Non rivelare un nascondiglio significava preservare la bellezza di qualcosa.

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