“Quando siete felici, fateci caso” di Kurt Vonnegut. Recensione

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Quanti di voi hanno avuto un insegnante, in qualunque grado di istruzione, che vi ha resi più entusiasti di essere al mondo, più fieri di essere al mondo, di quanto credevate possibile fino a quel momento?
Alzate le mani, per favore.
Adesso abbassatele e dite il nome di quell’insegnante a un vostro vicino, e spiegategli cosa ha fatto per voi.
Ci siamo?
Cosa c’è di più bello di questo?

Una copertina con un cono gelato gigante a tre gusti per un piccolo manuale di divagazioni e variazioni attorno a un unico, variegato tema: i commencement speech di Kurt Vonnegut sotto il titolo di Quando siete felici, fateci caso sono usciti per minimum fax a febbraio 2015 tradotti da Martina Testa (come sempre la grafica azzeccata è di Riccardo Falcinelli) e già paiono “riflessioni di culto”, da non mancare, da leggere e poi riprendere, sottolineare, a qualunque età.
Una voce, tra le più preziose che la letteratura statunitense contemporanea abbia avuto, si trova qui alle prese con la sua tipica ironia e una vena di provocazione (i titoli degli speech – pronunciati tra il 1978 e il 2004 – sono esilaranti), tratti che scavano il senso delle cose partendo dal quotidiano, con acutezza e una buona dose di sensibilità.
Vonnegut parte dal significato dello studio e dell’apprendimento: li assume come momenti di passaggio cruciali per la vita di tutti. Poi, attraversa la storia del suo Paese, la politica, la famiglia, il rapporto tra i sessi, l’amore, e molto altro: conosce la materia e la trasmette, a proprio modo; è sfacciato, sarcastico, realista e, per questo, efficacissimo.

E immagino che tutti voi desideriate, fra le altre cose, fare soldi e trovare il vero amore. Ve lo dico io come fare soldi: lavorate molto sodo. Ve lo dico io come trovare l’amore: vestitevi bene e sorridete sempre. Imparate le parole di tutte le canzoni appena uscite.

Non abbandonate mai i libri. È così piacevole tenerli in mano, col loro peso cordiale. La dolce riluttanza delle pagine quando le sfogliate coi vostri polpastrelli sensibili. Gran parte del nostro cervello si dedica a decidere se quello che tocchiamo con le mani ci fa bene o male. Anche un cervello da quattro soldi sa che i libri ci fanno bene.
E non cercate di crearvi una famiglia allargata fatta di fantasmi trovati su internet.
Piuttosto compratevi una Harley ed entrate negli Hell’s Angels.

Non dà consigli definitivi, soltanto alcuni suggerimenti, rielaborando ciò che ha vissuto, ciò che ha appreso, e vi aggiunge i suoi molteplici riferimenti culturali per articolare, arricchire e completare i suoi discorsi. Non tenta mai di dimostrare autorevolezza: prende invece esempio dalla sua esperienza per parlare ai giovani e a tutti richiamandoci all’ordine dell’attenzione; ci fa così notare che la felicità è qualcosa di tangibile, che sta nella realtà come ci stiamo noi, che si manifesta ovunque, che non ce ne dobbiamo dimenticare e infine che, per questa ragione, la possiamo riconoscere ogni giorno.

Mio zio Alex Vonnegut, un assicuratore che abitava al 5033 di North Pennsylvania Street, mi ha insegnato qualcosa di molto importante. Diceva che quando le cose stanno andando a gonfie vele bisogna rendersene conto. Parlava di occasioni molto semplici, non di grandi trionfi. Bere un bicchiere di limonata all’ombra di un albero, magari, o sentire il profumo di una panetteria, o andare a pesca, o sentire la musica che esce da una sala da concerti standosene fuori al buio, oppure, oserei dire, l’attimo dopo un bacio. Mi diceva che era importante, in quei momenti, dire ad alta voce: «Cosa c’è di più bello di questo?»

Vonnegut è anti-cattedratico: la sua forza sta nel riuscire a comunicare ponendosi sullo stesso piano di chi ha di fronte, con un livello di comprensibilità disarmante; quella che lui tiene ogni volta è una non-lezione, per sollecitare e smuovere le coscienze.
Ma Vonnegut ci ricorda soprattutto che non dobbiamo smettere mai di imparare la vita, con leggerezza e senza prenderci troppo sul serio.

© Alessandra Trevisan

2 comments

  1. Uno dei miei autori preferiti in assoluto. “E’ piacevole tenerli in mano, col loro peso cordiale”, è una frase meravigliosa. Allora, a proposito di cultura e riflessioni sulla scuola, citiamo anche “Quando qualcuno ci regala un libro, la prima cosa che facciamo e cercarlo tra le righe” di Pennac.
    Vonnegut è stato uno scrittore meraviglioso, per quanto mi riguarda, l’ ultimo gigante della letteratura americana, e mi auguro che con questa pubblicazione abbia il meritato successo che in Italia non gli è mai stato riconosciuto.

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