Giorno: 2 aprile 2015

Nuova poesia latinoamericana. #2: Federico Díaz Granados

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

 Federico Diaz Granados

Federico Díaz Granados

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

 

 

 

Federico Díaz Granados (Colombia, 1974). Poeta, saggista e divulgatore culturale. Ha pubblicato le raccolte poetiche Las voces del fuego (1995), La casa del viento (2000) e Hospedaje de paso (2003). Sono apparse tre antologie di sue poesie: Álbum de los adioses (2006), La última noche del mundo (2007) e Las horas olvidadas (2010). Ha curato le antologie della nuova poesia colombiana Oscuro es el canto de la lluvia (1997) e Inventario a contraluz (Arango Editores, 2001) e ha realizzato per la rivista Punto de Partida di UNAM in Messico l’antologia Doce poetas jóvenes de Colombia (1970-1981). Attualmente è direttore della Biblioteca de Los Fundadores del Gimnasio Moderno e della sua Agenda Culturale. Fa parte del comitato organizzatore del Festival Internazionale di Poesia di Bogotá e dirige il Premio Nazionale di Poesia “Obra inédita”, che si istituisce a partire dall’anno 2005.

 

 

NOTICIA DEL HAMBRE

 

Me habita el hambre. Y todos me lo dicen.
No es el miedo ni la duda
apenas un ritmo intacto que no toca con su sal la orilla.
Es el hambre, quizá un leve testamento
o esta insistencia en destruir la casa
y renovar la piedra en sueño.

Es poco lo que recuerdo de mí a esta hora, el disperso,
el que a la intemperie es un poco de hierba,
una palabra sin traje con olor a otras tierras
y que mira con cara de extranjero todas las prestadas alegrías.

Llega el hambre con su mismo azar y su idéntico augurio.
La lluvia está debajo de la carne
y pocas cosas recuerdan al viejo amor
que ya no cuenta.

Es el hambre. Y todos me lo dicen.
No es el leve testamento ni la tristeza de las noches.
No es la poesía
ni la música que traduce el tiempo.

Un poco de hambre
y el cansancio de llenar la estantería de ausencias.

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Mai più senza # 10 – speciale

Un secondo speciale che, come il primo, sta zitto perché a parlare sia solo l’autore. Un altro libro talmente assoluto da imporre di essere semplicemente lasciato a dire se stesso.

copertina_1

Al declinare della notte, io cado spesso in un sonno leggero; e nei sogni incontro le medesime persone e la medesima città dei miei ricordi. Molti di questi sogni si ripetono, con particolari quasi identici, per più notti; ma allorché simile monotonia si rompe, e mi visita un sogno nuovo e diverso, io provo una straordinaria commozione.
Dal sonno mi riscuotono voci familiari che, accosto ai miei orecchi, col tono incalzante di quando, ai tempi della scuola, mi si svegliava alla mattina presto, chiamano: Elisa! Elisa! Ma al mio primo aprire gli occhi, mi par d’udire un debole stridio di spavento e di intravvedere, nelle prime luci del giorno, una frotta di esseri effimeri che fuggono confusamente dalla stanza, come uno sciame di tignole all’aprirsi di un armadio polveroso.
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