Giorno: 30 marzo 2015

Tommaso Di Dio – Tua e di tutti (in mille metri)

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Tommaso Di Dio – Tua e di tutti – Lietocolle, 2014

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(in mille metri)

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Cento metri

Tutto questo non possiamo mai dimenticare / una volta cominciata questa impresa.

La forza della poesia, eccola qua. Di Dio, in questo, che è l’incipit della prima poesia del libro, ci sta dicendo già tutto, ci scrive subito dove vuole portarci, dove vuole arrivare. L’impresa cominciata è il mondo, è il tempo. Quale sarà lo sforzo? Quale la fatica? Nel primo verso siamo avvertiti, ci sono cose, Tutto questo, c’è molto che non dobbiamo dimenticare, non dobbiamo tralasciare. Guarda un po’, come negli incipit dei grandi racconti, qualcosa è già accaduto, qualcosa è rimasto fuori dalle pagine: Tutto questo. Non “Tutto quello”. L’avvertimento, l’invito a fare attenzione, è una delle chiavi di lettura del libro. Quello che nel primo verso è già accaduto, con ogni probabilità, ci verrà mostrato.

Duecento metri

Con gli anni la vita si complica / si confonde si immischia (pag. 19);  Forse bisogna chiudere gli occhi (pag. 20); Quella parte di silenzio / che ci copre il viso. (pag. 22);  l’ameresti così come ora l’ami / tua e di tutti, questa / vita reale più ricca e sgualcita / dal niente che non l’abbandona. (pag. 27).

Alcuni versi scelti dalla seconda sezione Con gli anni. Il poeta comincia a mettere dentro le cose, intanto chiarisce che il tu, il noi, contano più dell’io. Anzi sono la certificazione dell’esistenza dell’io. Molto tempo è già passato, ma non è solo il tempo degli anni in cui Di Dio è vissuto (vive) a essere convocato, è tutto il Tempo. La somma delle vite e delle cose accadute che ci hanno portato fin qua sono l’origine e la somma delle nostre complicanze, delle confusioni. Quel chiudere gli occhi significa, tra le altre cose, che per registrare, sentire, osservare, prendersi a cuore le cose, lasciarne perdere altre, occorre affidarsi a qualcosa che viene prima dello sguardo, di più forte: l’immedesimazione. E dopo c’è il contatto, c’è l’indispensabile noi, quel tu amplificato che guarda alla vita che è ricca e sgualcita, perché piena di ogni cosa, da starci dentro e amarla così com’è, perché così accade.

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