Giorno: 12 marzo 2015

Poesia latinoamericana #9: Roberto Juarroz

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Il nono appuntamento con la poesia latinoamericana ci riporta in Argentina con Roberto Juarroz. Si avvia verso la conclusione il nostro viaggio tra le voci e le terre della poesia latinoamericana dello scorso secolo; viaggio che anticipa il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

Roberto Juarroz
ROBERTO JUARROZ

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

.

Roberto Juarroz (Argentina, 1925 – 1995). Poeta, saggista, bibliotecario e critico letterario. È stato membro dell’Academia Argentina de Letras. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali vale la pena menzionare il premio Esteban Echavarría nel 1984, il premio Jean Malrieu a Marsiglia nel 1992, e il premio della Biennale Internazionale di Poesia a Liegi, in Belgio, nel medesimo anno. La sua opera è riunita sotto il titolo Poesía Vertical (14 volumi) ed è stata tradotta in diverse lingue. Dei suoi saggi vale la pena citare Poesía y creación (dialoghi con Guillermo Boido); Poesía y Realidad e Poesía, literatura y hermenéutica (conversazioni con Teresita Saguí).

LA VIDA DIBUJA UN ÁRBOL…

 

La vida dibuja un árbol
y la muerte dibuja otro.
La vida dibuja un nido
y la muerte lo copia.
La vida dibuja un pájaro
para que habite el nido
y la muerte de inmediato
dibuja otro pájaro.

Una mano que no dibuja nada
se pasea entre todos los dibujos
y cada tanto cambia uno de sitio.
Por ejemplo:
el pájaro de la vida
ocupa el nido de la muerte
sobre el árbol dibujado por la vida.

Otras veces
la mano que no dibuja nada
borra un dibujo de la serie.
Por ejemplo:
el árbol de la muerte
sostiene el nido de la muerte,
pero no lo ocupa ningún pájaro.

Y otras veces
la mano que no dibuja nada
se convierte a sí misma
en imagen sobrante,
con figura de pájaro,
con figura de árbol,
con figura de nido.

Y entonces, sólo entonces,
no falta ni sobra nada.
Por ejemplo:
dos pájaros
ocupan el nido de la vida
sobre el árbol de la muerte.

O el árbol de la vida
sostiene dos nidos
en los que habita un solo pájaro.

O un pájaro único
habita un solo nido
sobre el árbol de la vida
y el árbol de la muerte.

(altro…)

Carmen Pellegrino – Cade la terra

carmen

Carmen Pellegrino, Cade la terra, Giunti, 2015; € 14,00, ebook € 8,99

Cerco qualche volta di immaginare
la felicità, mia e dei morti, e mi sembra
che sia la vita. Forse perché chiare
nella luce che già un po’ s’insettembra
sono adesso le cose e a meno amare
vertigini trascina e tanta assembra
più pazienza, più requie il declinare
del tempo è come se da queste membra
arse e dilaniate l’immensa salma
del mondo risorgesse in una calma
radiosa e stesse al cuore assaporare
l’infinito dolcissimo ritardo
del bene, e sentire l’Olona e l’Ardo
per come si chiamano risuonare.
(Giovanni Raboni da Ogni terzo pensiero, in Tutte le poesie, Einaudi, 2014)

.

Ho pensato molte volte a Giovanni Raboni leggendo Cade la terra di Carmen Pellegrino. La prima volta è comparso quando ho letto questa frase:

E infatti è una pazzia credere che basti aggrapparsi a chi è restato. È anzi vero il contrario. Sediamo presso i morti che ci divengono così cari, ne ascoltiamo le parole il cui senso abita in noi e non dobbiamo far altro che riconoscerlo.

E poi quando ho letto quest’altra:

D’altronde, nessuno fra i morti se ne va completamente, così come fra i vivi nessuno ci sarà mai del tutto.

Pensare a Raboni, a molte sue poesie, alle sue riflessioni sulla morte e sulla memoria, è stato immediato. Il rapporto con i morti e quello con la memoria sono elementi fondanti e portanti del romanzo di Carmen Pellegrino, di più, rappresentano la formula per salvare il mondo. Per riprendersi da ogni abbandono, per far sì che l’abbandono diventi muro a cui appoggiarsi.
(altro…)