Giorno: 28 febbraio 2015

28 febbraio 2015: dieci anni dopo. Per Mario Luzi

Devo averlo già detto, e quindi temo di ripetermi, ma non è facile condensare in poche righe la bellezza delle poesie di Mario Luzi. Potrebbe farlo solo un critico come Franco Fortini, ossia uno capace di ritrarre l’immensità con pochi cenni, lasciando percepire e riconoscere tutto il resto non accennato.
Perciò, per ricordare Mario Luzi a dieci anni dalla morte, lascerò che sia la sua parola (sì! parola, al singolare) a parlare. Le occasioni per parlare di lui e della sua poesia non mancheranno; anzi, son così prossime che questo ricordo potrà sembrare eccessivo tra qualche giorno.
Privilegio ultimamente, da lettore, la sua intonazione civile; quell’intonazione che qualcuno voleva fosse una sorta di querula voce da vecchio poeta inutile, ma che in verità data molto lontano: da quando, abbandonate le avvenenti sinuosità della poesia tardo-simbolista (più duratura della fase meramente ermetica), si fece avanti in lui una coscienza del ruolo del poeta e della sua funzione; una presa di coscienza non dissimile da quella di Fortini, seppur di segno opposto. [fm]

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Il pensiero fluttuante della felicità

[dal terzo movimento]

I morti male, coloro che cadono
quando non ci sono più lacrime
se non i lucciconi del piccolo,
dopo Hiroshima, dopo Mauthausen…

Ah vorrei almeno intravederlo
il dio accecante che avanza
da crimine a crimine, e penetra
l’umano di una chiarità d’empireo.

Lui che prende luce dalle sue vittime
e cresce, canto fermo da cicala
a cicala dell’estate, nella maturità dei tempi,
nella pienezza della storia, dicono,

o l’altro, non importa, fermo nell’unità del mondo,
che parla a chi ne è degno, certo, più di me,
minatore votato a morte nella miniera,
poeta che non sta al gioco dell’arte.

Mi conosci questi pensieri,
non di meno mi parli di felicità, e io ascolto.

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Rileggere Antonio Delfini

Antonio Delfini - Toccafondo

© Gianluigi Toccafondo

PRIMA DELLA FINE DEL MONDO
da Poesie giovanili

Non ho volontà

Potessi un giorno
camminare da solo
ma solo solo
non come vado adesso
solo
ma solo solo
senza me stesso

*

È bene scrivere sempre
così si dice,
ma è tanto bello dormire
così mi pare

29 gennaio 1935.

*
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