Giorno: 25 febbraio 2015

Dario Bertini – Prove di nuoto nella birra scura

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Dario Bertini – Prove di nuoto nella birra scura – Edizioni del foglio clandestino, 2014 – € 8,00

 

“Una buona soluzione è continuare a respirare”. Questo è il verso d’apertura di Prove di nuoto nella birra scura di Dario Bertini. E quel respirare preceduto dal continuare è, secondo me, il senso profondo di questa raccolta di poesie. Il respiro che manca, il respiro che torna. Il fiato che si trattiene quando si nuota, ad esempio, o che si risparmia mentre si beve. Il fiato che viene a mancare quando manca la luce, quando qualcuno se ne va, quando non viene una parola. Ma continuare a respirare è, anche, continuare a raccontare, mettere parole su carta anche quando questa finisce e l’autore sceglie la carta igienica, che quelle parole scendano nello scarico e da lì si perdano e si disperdano, per diventare di tutti. Bertini sa giocare e sa che un gioco non è, vuole che quelle parole diventino degli altri e, per far sì che questo accada, usa le parole di tutti. Sono versi che dicono malinconia, che dicono nostalgia. Sono, a volte, struggenti ballate, che fanno pensare a certi posti dell’America, a certi suoi poeti. Sono poesie che dicono di molte solitudini e che mai cercano di cercare compagnia. Sono un viaggio.

“Ci sono viaggi che non conducono /  in nessun luogo: / allora questa non è una strada / è uno spazzino stanco, / questo non è un lampione / è una ragazza dimenticata, / non è neppure un autobus / è un transatlantico, una balena / un pianeta al centro del cosmo […]”

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Una frase lunga un libro #1: Silvina Ocampo – La promessa

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Una frase lunga un libro #1: Silvina Ocampo – La promessa – La Nuova Frontiera, 2013 (trad. di Francesca Lazzarato)

 

Alina Cerunda era bella, nonostante i suoi settant’anni. Chi dice che non lo fosse, mente. I vecchi, tuttavia, sembrano sempre travestiti e questo li rovina. So da buona fonte che non faceva mai il bagno. Impeccabilmente pettinata, con i capelli cotonati anche quando dormiva, sembrava pulita. Ho visto Alina Cerunda a letto, come un quadro.

Chi è Alina Cerunda? Non sappiamo nulla di lei, eppure ci pare, subito, di conoscerla. Anzi, ci pare di ricordarla, così come la sta ricordando la protagonista de La promessa di Silvina Ocampo. Qual è l’idea che abbiamo dei vecchi? Intanto, qual è l’età giusta per dire vecchio? Non certo, non più, quella dei settant’anni di cui scrive la Ocampo. Il vecchio per noi è, forse, un’età più avanzata, ma noi vediamo perfettamente Alina, e la vediamo vecchia, vecchia di quel tempo, nel tempo per lei pensato dalla scrittrice argentina. Vecchio che ci appare magico e, addirittura, logico. La Ocampo fa, molto spesso, in tutta la sua opera, il gioco di mettere e togliere, di verità e finzione, caro a lei e al suo grande amico ed estimatore Borges. Ci dice che Alina è vecchia e bella, ma sottintende che qualcuno sostiene il contrario, mentendo. Nega, un momento dopo, la bellezza, I vecchi, tuttavia, sembrano sempre travestiti. La loro rovina. Sono i volti o sono gli abiti? La protagonista sta ricordando: con che occhi ricorda? Quelli da bambina o da adulta? Dove finisce il ricordo e dove comincia l’immaginazione? La Ocampo prosegue, un’altra voce (è un pettegolezzo?) sostiene che Alina non facesse mai il bagno, e un attimo dopo ritorna il ricordo che è l’opposto: Impeccabilmente pettinata… anche quando dormiva, sembrava pulita. E chiude con ciò che chiarisce o confonde del tutto: Ho visto Alina Cerunda a letto, come un quadro. La Cerunda non è più soltanto una persona, ma un’immagine dipinta in un quadro, e in quel quadro, in quello spazio, tutto è vero. Possono coesistere il non lavarsi e il sembrare pulita. Il verbo sembrare potrebbe dirsi il preferito da molti scrittori sudamericani. La bellezza e la rovina del travestimento.
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