Giorno: 23 febbraio 2015

Nota di lettura su “Alessia” di Raffaele Piazza

458284_copertina_frontcover_iconAlessia illuminata, plenilunio/ mistico e sensuale sulle cose di sempre, / la casa, la stanza, la città/ il rosso del telefono. Tutto si ferma./ Tutto accade. Alessia rosa vestita/ per la vita nell’attesa dell’incontro …” La poesia di Raffaele Piazza è attraversata da una tensione erotica inesauribile, che assume le forme di un verso lirico, liquido e sensuale, ma di una sensualità controllata nel dettato e che si trasfigura in immagini d’amore e stupore, precise e, al tempo stesso, delicate come un fiore appena sbocciato o come le altre vite vegetali presenti in molti dei versi del poeta, emblemi di quella meraviglia che da sempre accompagna lo stare al mondo dell’uomo e che il poeta si assume l’onere e il piacere di mostrare. Il poemetto Alessia, Edizioni Rosso Venexiano, prefazione di Antonio Spagnuolo – 2014, come già il precedente Del sognato (2009), porta al suo nucleo originario la fonte d’ispirazione che da anni contraddistingue i testi dell’autore e, questo nucleo, è rappresentato dal desiderio, che è la sorgente e la materia dei sogni, il sognato per l’appunto, di cui Alessia è una nitida manifestazione onirica. La poesia dà parola a quanto di più profondo e inconscio c’è nel cuore di ogni uomo e sotto questo aspetto la poesia di Piazza appare nella sua unicità e bellezza perché attinge al sacro, presente come apertura originaria in ognuno di noi, basandosi su una vocazione squisitamente lirica, nella sua accezione più pura.
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Luca Gemma: Blue Songs

Domani martedì 24 febbraio esce Blue Songs, il nuovo disco di Luca Gemma. L’ultima volta che Poetarum Silva l’ha incontrato, nel 2012, era da poco uscito l’album Supernaturale. Dopo aver ascoltato le nove canzoni del nuovo lavoro, incuriositi dalla scelta di incidere un disco in lingua inglese, gli abbiamo fatto qualche domanda.

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Rispetto a tre anni fa, mi sembra di capire, sono cambiate diverse cose. Vuoi farci un piccolo riassunto? I conti non tornano più! Per chi fa musica quaggiù! O almeno per me: Lu.

Come e perché nasce l’idea di un disco in inglese? Un disco, oggi, forse dura tre o quattro mesi. Per uno come me che fa musica di nicchia, in un Paese di nicchia del mondo, questo non è bello: dietro un disco c’è almeno un anno di lavoro e lui, poverino, nasce già moribondo. È una cosa da riserva indiana e non ci portano neanche il whisky per stordirci. Questo è il cambiamento in atto nella musica dell’era digitale: si vive alla grande da fruitori di musica, molto meno da musicisti. A questo punto, o passi il tempo a lamentarti o cerchi, nei limiti di quello che sai fare, di cambiare a tua volta, per cercare di allungargli la vita. Con Paolo Iafelice, produttore del disco, abbiamo scelto questa seconda via.

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