Giorno: 20 febbraio 2015

Camminare nella luce. Su Umberto Bellintani (di Renzo Favaron)

BELLINTANI276443547

Camminare nella luce. Umberto Bellintani – Forse un viso tra mille (seguito dal carteggio con Primo Mazzolari). Passigli Poesia.

«La poesia non matura nel verso ma nel cuore» scriveva Primo Mazzolari in una lettera indirizzata a Umberto Bellintani. Era l’agosto 1953, anno in cui usciva Forse un viso tra mille (del poeta di San Benedetto Po). Da allora sono passati sessanta anni, ma la frase di Primo Mazzolari ha un valore che va al di là del tempo, e non solo per il suo destinatario.
È come se il prete di Bozzolo dicesse: «La poesia non è solo suono o inchiostro rappreso, anzi: è qualcosa che si porta dentro e che governa la vita di colui (colei) che la porta». Come se in sé contenesse pensiero e azione (e questo farebbe pensare, guardando alle biografie di Primo Mazzolari e di Umberto Bellintani, che più chiara espressione ne fosse il prete). Invece è proprio dal poeta appartato che scaturisce questa immagine, questa figura. Nel carteggio stampato insieme a Forse un viso tra mille, Umberto Bellintani si apre e parla della sua fede. Così scrive: «Se non riesco ad amare Dio, riesco bene ad amare Cristo perché à sofferto, ha amato, è stato crocefisso». Chiaro come il sole: il poeta dichiara di non avere una fede cieca e assoluta, caso mai crede nel figlio di Dio, perché «à sofferto, ha amato». È proprio nella sofferenza che conosce l’amore e nell’amore che conosce la sofferenza, che Primo Mazzolari e Umberto Bellintani coincidono, e attraverso cui va colto e letto l’impegno civile e morale della loro opera (religiosa e politica, nel caso del primo e, nel caso del secondo, discretamente poetica).
(altro…)