Giorno: 19 febbraio 2015

Poesia latinoamericana #6: Roque Dalton

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

La sesta finestra aperta sulla poesia latinoamericana è dedicata a Roque Dalton, poeta salvadoregno. Continua così il nostro viaggio attraverso le voci e le terre della poesia latinoamericana dello scorso secolo; viaggio che anticipa il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Roque Dalton

ROQUE DALTON

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

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Roque Dalton (El Salvador, 1935 ‑ 1975). Poeta, narratore e saggista. Tra le sue opere figurano: La ventana en el rostro (1962), El turno del ofendido (1962), Los testimonios (1964), Taberna y otros lugares (Premio Casa de las Américas, 1969), Miguel Mármol. Los sucesos de 1932 en El Salvador (1972), Historias prohibidas del pulgarcito (1974), Pobrecito poeta que era yo… (1975), Poemas clandestinos (1975) e Un libro rojo para Lenin (1986, postumo). Nel 1956 fondò il Círculo Literario Universitario. Nel 1960 viene imprigionato e poi liberato nell’ottobre dello stesso anno, quando fu rovesciato il governo del presidente José María Lemus. A partire da allora ha viaggiato in diversi paesi. È stato assassinato nel maggio del 1975 dai suoi compagni dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo.

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SOBRE DOLORES DE CABEZA

 

Es bello ser comunista,
aunque cause muchos dolores de cabeza.

Y es que el dolor de cabeza de los comunistas
se supone histórico, es decir
que no cede ante las tabletas analgésicas
sino sólo ante la realización del Paraíso en la tierra.
Así es la cosa.

Bajo el capitalismo nos duele la cabeza y nos arrancan la cabeza.
En la lucha por la Revolución la cabeza es una bomba de retardo.
En la construcción socialista planificamos el dolor de cabeza
lo cual no lo hace escasear, sino todo lo contrario.

El comunismo será, entre otras cosas,
Una aspirina del tamaño del sol.

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Martino Baldi – YOU GO TO MY HEAD (liberamente ispirato alla figura di Chet Baker)

chet-1 credits photobucket.com

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Martino Baldi – YOU GO TO MY HEAD (liberamente ispirato alla figura di Chet Baker)

E sì che ne aveva viste di donne… Ne aveva avute centinaia, forse un migliaio, e la povera Charlotte che trovava ancora la forza di amarlo, di spolverare il vecchio sorriso malinconico e luminoso ogni volta che riportava le proprie mani avvizzite sulla maniglia della porta di casa. Sunset Beach cos’altro era per lui? Cos’altro era California? Cos’era il concetto stesso di casa? Un sorriso e l’oceano. Cosa finiva sempre per farlo tornare? Quel cocktail. Luce. Profumo. Sorriso. Oceano. Charlotte doveva sentirlo, aveva le antenne sintonizzate sulla sua stazione. Potevano essere passate settimane o mesi. Si preparava. Doveva essere come un rito per lei. Chissà quanto tempo prima lo indovinava? Chissà quanto prima cominciava a preparare tutto? La casa pulita, ordinata, silenziosa, vuota. Il tempo di liberarsi della valigia, tra la porta e il sofà, posare il cappello sul tavolo, accanto ai fiori freschi, respirare a pieni polmoni il vecchio profumo di legno e sale e luce e attraversare le stanze verso il patio posteriore. Lei era ogni volta lì, di spalle, un ologramma celeste, più luminoso dello sfondo azzurro dell’oceano e del cielo. Oggi come ieri, come sempre. E in mezzo solo brevi e rade telefonate. Qualche cartolina. Molte bugie. Belle però. Bugie dolci. Il vento le accarezzava i capelli tagliati di fresco. Sei tornato anche stavolta. Non dev’essere un granché il mondo là fuori… Si voltava. Sorrideva. Quel sorriso, da più di trent’anni. Non ci pensava mai quando era lontano, eppure adesso, dall’altra parte del mondo, la parte vecchia, in un bar fumoso e affollato, privo di qualsiasi fascino, gli correva quel vento per la testa. L’oceano e il sorriso di Charlotte. Paul era già alla fine dell’introduzione. L’oceano e il sorriso di Charlotte. Dave avrebbe accarezzato il basso per poche battute. L’oceano e il sorriso di Charlotte: uno dentro l’altro. Poi il silenzio di un attimo, quasi il mondo respirasse, e sarebbe toccato a lui far piangere l’aria. Soffiò a vuoto nella tromba per prepararla.

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