Giorno: 10 febbraio 2015

Si ristampi #6 – Rafael Alberti: Tra il garofano e la spada

di Adriano Fraulini

alberti

Tra il garofano e la spada è un’opera baciata dalla storia; primariamente in quanto scritta da Rafael Alberti nell’indomito girovagare da esiliato dalla sua amata Spagna, tra Francia e Argentina, paese che ne vide la messa in stampa nel 1941; in seconda istanza, facendo nostre le parole in calce all’edizione italiana del 1977 – la prima – poiché «Tra il garofano e la spada può essere considerato il primo e più struggente frutto poetico di quella tragica esperienza che fu, per Rafael Alberti e il suo popolo, la guerra civile spagnola». È risaputo quanto quella ferita aperta nel cuore degli spagnoli fosse un semplice antipasto per il disastro europeo e mondiale; è risaputo altresì che quella faglia d’amore e morte che squassò a fondo le esistenze iberiche si rivelò – e rivelò appieno – la grandezza poetica della “generazione dei poeti del ‘27”, una costellazione poetica nata sull’onda della ripresa del magistero poetico di Luis de Gongora e temprata alla vita e alla tecnica letteraria da una sapienza non immune da intrusioni delle avanguardie allora imperanti e del simbolismo. Si sa, le crune dell’ago della Storia producono in conseguenza grandi uomini, grandi avvenimenti, grandi libri. Con Neruda nel cuore (e nella dedica), il libro si articola in diverse sezioni: Prologhi, Sonetti corporali, Dialogo tra Venere e Priapo, Metamorfosi del garofano, Toro nel mare , Dei pioppi e dei salici, Del pensiero in un giardino, Come leali vassalli e Final del Plata Amargo. Ovunque emerge la perfetta fusione tra canto popolare e tecnica sopraffina, tra sopravvento erotico e sangue e morte incipienti; ovunque si percepiscono le presenze di maestri della tradizione quali Gongora appunto e Francisco de Quevedo, mescidati insieme al più moderno crisma d’avanguardia e alle articolazioni surrealiste, responsabili di metafore ardite, vere cattedrali del pensiero. Il simbolo si accorda con il popolo e l’immagine che ne esce non è mai fuorviante, il gusto può apparire – a volte, ai nostri occhi – ben oltre il melodramma, tendente al grottesco: non si storca troppo il naso, non veniamo da altezze destinate a restare immutate: ogni età colleziona i suoi. Alberti compone come solo uno spagnolo del suo tempo poteva comporre, attraverso spericolate variazioni condotte tramite un tecnicismo consapevole e filologicamente fondato, capaci di percorrere l’intera tastiera del lessico a disposizione, senza patemi di troppo simbolismo, di troppo gusto decadente dedito a troppa natura – sempre viva e pulsante, eroticamente al passo col genere umano e sanguinante – di troppo surrealismo; compone, in ultimo, come un grande poeta spagnolo che meriterebbe nuova fortuna e nuove passioni.