Cristiano De Majo – Guarigione

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Cristiano De Majo – Guarigione – Ponte alle grazie, 2014 – € 16,00 – ebook 8,99

 

Niente di meglio di un libro per comprendere noi stessi. Niente di meglio di una buona lettura per sentirsi, almeno per qualche ora (se non qualche giorno), guariti. Devo a Guarigione, e quindi a Cristiano De Majo, un aiuto alla riflessione su questi anni, su come li abbiamo vissuti, su come  e perché noi quarantenni, o giù di lì, ci assomigliamo tutti, in parecchie cose. Se questo è un romanzo, è, per l’Italia, un diverso tipo di romanzo, qualcosa che ricorda Carrère, nell’idea, nell’impostazione della storia, ma non nello stile, De Majo ne ha uno suo, perfettamente riconoscibile. Un tipo di scrittura che pare venire da lunghi ragionamenti, da parole che non fanno fatica a uscire, ma ne fanno a riuscire. C’è molto impegno affinché diventino quella giusta. Allora, Guarigione, parola dopo parola, diventa la storia giusta. Empatica ma mai stucchevole, commovente senza retorica. Una storia capace di toccare nel profondo dell’animo, come fanno certe poesie, poche, pochissime poesie.

Guarigione da cosa? Da quale malattia? La risposta a questa domanda non è semplice come sembrerebbe. L’origine del libro è la malattia del protagonista, che è lo stesso autore, un tumore ai testicoli dal quale guarirà. L’altra malattia è quella che ha uno dei due gemelli, figli dello scrittore, è una rara malattia della pelle, malattia dalla quale si può non guarire, malattia che potrebbe essere ereditaria. Queste le malattie del libro, quelle che hanno a che fare con gli ospedali e le medicine, ma non sono le uniche di questa storia. Cristiano De Majo ci mostra anche altre malattie: esistenziali, fatte di paure e incomprensioni. Malattie del come e quando si cresce, di come si affrontano le cose. Come si combattono, come si lasciano perdere.

L’autore decide di raccontare alcuni anni della propria vita e della sua famiglia. Di come lui e Laura, la compagna, affrontano le paure e le gioie scaturite dall’arrivo dei gemelli. Lo sgomento di fronte alla rara malattia di uno dei due. Sono i primi anni di vita dei bambini e sono anni in avanti e all’indietro; in avanti perché De Majo, lavorando (o provandoci) da casa, passa molto tempo con i piccoli, li vede cambiare e crescere, si vede cambiare, cambia, cambia il rapporto con Laura. Una bellissima storia d’amore, mi permetto di dire, che trova forza nelle debolezze più che negli entusiasmi, e se perde vigore e passione è soltanto per ritrovarli al confine tra il ragionamento e la paura, di perdere con la malattia e di perdersi. All’indietro perché De Majo scrive anche del passato, di viaggi, di canne, di feste, di vizi e viziati, di altre debolezze, di speranze.

La storia familiare è, però, storia sociale, vita di questi anni di grandi indecisioni, di difficoltà a trovare occupazioni decenti, di panico nell’accettarne qualcuna. Anni di rapporti umani sempre in bilico. Genitori divorziati, freddezza, qualche nostalgia, pochi rimpianti. Amici d’infanzia perduti, amici lasciati andare senza sensi di colpa. Questa è una delle grandi verità che racconta De Majo: proviamo meno sensi di colpa di quelli che lasciamo intendere. Non ci interessiamo realmente alle persone. Riusciamo a dimenticarci molto in fretta di chi, per un certo periodo, ci è stato molto vicino. L’intenzione dell’autore, a mio avviso, è quella di mettere la biografia al servizio della letteratura, non a caso è un esperto e appassionato di non fiction. La vita si fa romanzo per scavare più a fondo, per provare a raccontare qualcosa di più: un sentimento, un dolore, una gioia, una  morte, una risata, una sconfitta.

Guarigione è molto bello ed è interessante perché apre nuovi scenari nella narrativa italiana, esiste un altro modo di raccontare la storia che è quello di essere il racconto e poi scriverlo come pura invenzione.

© Gianni Montieri

Twitter @giannimontieri

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