Giorno: 26 gennaio 2015

“Tradimenti. L’opera di Pinter tra contemporaneità e memoria” di Massimiliano Cappello

© Gemma Levine/Hulton Archive/Getty Images

© Gemma Levine/Hulton Archive/Getty Images

Tradimenti.
L’opera di Pinter tra contemporaneità e memoria

Esistono delle difficoltà necessarie a ogni incipit, soprattutto nell’approcciarsi criticamente a un testo: lo stabilirsi di una nozione di genere letterario al fine di dotare l’analisi dei giusti appigli, che risulta, nella maggior parte dei casi, un buco nell’acqua; l’approccio spesso troppo focalizzato sulla vicenda, che riduce tutto a una speculazione di contenuto a discapito delle molte strutture soggiacenti a detto testo; il rischio di aderire acriticamente alle dissimulazioni operate dallo scrittore, percorrendo l’opera in una direzione unica e lineare e trascurando così l’edificarsi consapevole di essa.
Questa situazione, che possiamo comodamente definire difficoltà dell’inizio – utilizzando un’espressione di Genette[1] – soggiace a testi di varia natura e, negli esempi proposti dallo stesso Genette, è risolta tramite l’utilizzo di un escamotage di natura temporale. Che si consideri, dunque, la poesia dell’Iliade o la narrazione della Recherche, è possibile osservare una particolare attenzione per l’anacronia nella disposizione degli eventi: questa osservazione è già spia del labile confine tra genere e genere, lasciando intravedere lo spiraglio che permette a una critica consapevole di tessere il suo filo.
Per quanto riguarda il testo drammatico, la storia non cambia: l’idea stessa di un testo per il teatro pone il critico di fronte a considerazioni sulla sua dimensione temporale e sul rapporto che s’instaura tra scena e scena, o all’interno stesso di una di esse. Tutta la speculazione attuata nei secoli riguardo a una teoria dell’arte drammatica discende dai precetti della Poetica di Aristotele, che forniscono uno schema tripartito – composto di tragedia, epopea e commedia (sebbene detta parte risulti assente) – entro cui circoscrivere le possibilità mimetiche e catartiche dei testi letterari: tuttavia, nonostante la canonica tripartizione delle unità[2] – che tanto ebbe successo nel corso dei secoli – nella Poetica viene citata unicamente l’unità d’azione.
Se, dunque, le unità di tempo e luogo sono preferibili ma non necessarie, ecco che il discorso sul genere drammatico si fa più aperto a considerazioni specifiche, da valutare di caso in caso, piuttosto che a definizioni astratte e generalizzanti.
(altro…)