Giorno: 22 gennaio 2015

Poesia latinoamericana #2: Alejandra Pizarnik

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Prosegue con i versi di Alejandra Pizarnik la serie di finestre che si aprono sulla poesia latinoamericana dello scroso secolo, e che anticipano il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Alejandra Pizarnik

ALEJANDRA PIZARNIK

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

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Alejandra Pizarnik (Argentina, 1936 ‑ 1972). Considerata una delle maggiori poetesse dell’America Latina, la sua influenza è stata enorme per le nuove generazioni di scrittori. Il crescente interesse risvegliato da questa poetessa è sottolineato dagli innumerevoli studi e saggi dedicati alla sua opera. Nel 1960 viaggia a Parigi dove entra in contatto con grandi intellettuali dell’epoca, come Sartre, Simone de Beauvoir e Marguerite Duras, oltre che con scrittori del calibro di Octavio Paz e Julio Cortázar. Tra i suoi libri si ricordano: La tierra más ajena (1955), La última inocencia (1956), Las aventuras perdidas (1958), Árbol de Diana (1962), Los trabajos y las noches (1965), Extracción de la piedra de la locura (1968) e El infierno musical (1971). Muore suicida il 25 settembre del 1972, a causa di una overdose di seconal. Nel 2000 la casa editrice Lumen pubblica la sua Poesía completa, e nel 2002 appare, sempre ad opera della stessa casa editrice, la sua Prosa completa.

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ÁRBOL DE DIANA

14

El poema que no digo,
el que no merezco.
Miedo de ser dos
camino del espejo:
alguien en mí dormido
me come y me bebe.

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16

Has construido tu casa,
has emplumado tus pájaros,
has golpeado al viento
con tus propios huesos.
Has terminado sola
lo que nadie comenzó.

. (altro…)

Nadia Terranova – Gli anni al contrario

gliannialcontrario

Nadia Terranova – Gli anni al contrario – Einaudi, 2015 – € 16,00 – ebook € 9,99

Era un giorno di Fata Morgana, uno di quelli in cui la luce rende la Calabria così vicina che sembra di poterla toccare, tanto che si raccontano storie su chi, impazzendo, si è tuffato convinto di poter raggiungere a nuoto la punta del continente.

In questo bellissimo passaggio c’è tutto il senso de Gli anni al contrario, il romanzo di Nadia Terranova, uscito da qualche giorno, ma c’è anche di più. Il miraggio dei giorni di Fata Morgana, così frequente nello Stretto di Messina, è il miraggio di chi, dai piccoli paesi, dalle piccole città di provincia non ha mai potuto prendere parte alle cose. Le cose che cambiavano la Storia avvenivano sempre da un’altra parte e il potervi partecipare era un’illusione, gli eventi sfilavano all’orizzonte fino a perdersi, confondersi, come un miraggio. Il miraggio del libro è la lotta armata, la rivoluzione mancata, vista da Messina, da due ragazzi alla fine degli anni settanta. Gli anni settanta, per chi c’è nato come l’autrice (o il sottoscritto), rappresentano una sorta di rivelazione mancata, un’epifania al contrario, appunto. Sono stati anni cruciali per il nostro paese, ma noi eravamo bambini, li conosciamo dai racconti dei nostri genitori, li abbiamo scoperti leggendo i documenti. Abbiamo qualche vago ricordo dei rapimenti, degli omicidi. Abbiamo visto qualche film fatto bene e, forse, letto uno o due romanzi come si deve (mi torna in mente Nucleo zero di Luce d’Eramo, libro che andrebbe ristampato). Adesso abbiamo un romanzo che è la storia d’amore tra Aurora e Giovanni, ed è una storia mancata, di entusiasmi durati poco (quelli di Giovanni), perché bruciati in fretta e sostituiti dall’entusiasmo successivo; di scelte di rinuncia (forse) e di coerenza e protezione (più probabilmente) fatte da Aurora per sé ma soprattutto per Mara, la loro piccola bambina.

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