Le cronache della Leda #37 – Quando la Glück mi spiega mio figlio

louise gluck (fonte exeter.edu)

Louise Glück (fonte exeter.edu)

Le cronache della Leda #37 – Quando la Glück mi spiega mio figlio

Mio figlio mi accusa
della sua infelicità, non
a parole, ma nel modo
con cui guarda a terra, procedendo
lentamente nel vialetto; sa
che lo osservo. Per questo
saluta il gatto,
per far vedere che è capace
di mostrare liberamente il suo affetto.
Mio padre faceva
lo stesso col cane.
Mio figlio ed io, siamo i più grandi
esperti viventi in fatto di silenzio.
La neve spazza il cielo;
cambia
direzione, prima
si tuffa in verticale, poi vien giù obliqua.

Si dice che le poesie non vadano spiegate, ma nulla vieta a loro di spiegarci qualcosa, qualcosa di noi stessi. Questa è la poesia. Una cosa che permette, nel lampo di un apri e chiudi finestra, a una signora che vive negli Stati Uniti di scrivere versi tanto puliti, perfetti ed efficaci, da parlarmi al cuore, più di quanto io stessa sappia fare. La poesia annulla lo spazio, accorcia le distanze, mi spiega molto del rapporto che ho con mio figlio, così complicato da oscurare l’amore, eppure non sa dirmi come ricominciare a parlargli. Che fatica.

Non vi ho più parlato di mio figlio, e che cosa dovrei dirvi? Va meglio di prima, anche perché ci amiamo, ma ci mancherà sempre qualcosa. Ciò che ci manca lo colmiamo con il silenzio. Quando stiamo vicini e taciamo, quando camminiamo e non diciamo una parola, quando ci sentiamo su skype e stiamo zitti, guardandoci, per quattro o cinque minuti; quello è il tempo dove il silenzio riempie la nostra mancanza, che ha un nome e quel nome è Saverio. Sarebbe sbagliato dire che non l’abbiamo superata. Il dolore passa e siamo riusciti a fare tutte e due delle vite dignitose, lui anche bella, basta guardare suo figlio. Non siamo riusciti a mettere insieme la sua mancanza, a parlarne insieme, ma parlarne sul serio intendo. Saverio, rimane lì, uno che se ne è andato lasciando un sacco di cose da dire.

Avete mai letto la Glück? No? Beh, è ora di cominciare, io l’ho scoperta grazie a Stefano e di questo lo ringrazio. Stasera portiamo la Luisa al ristorante: prima uscita a cena dopo l’inferno.

Leda

Nota: La poesia di Louise Glück qui riportata è tratta dalla raccolta Ararat, traduzione in italiano e cura di Bianca Tarozzi per In forma di parole (La quarta serie – numero I – gennaio, febbraio, marzo, 2012)

6 comments

  1. Questo l’effetto che affascina della Leda, i suoi segreti.
    Mi piace questo perdermi nei suoi ,tuoi pensieri Gianni.La poesia che aleggia.
    Dovrai mostrarci un giorno il suo tatuaggio.
    Abbracci Mauro.

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