Giorno: 15 gennaio 2015

Poesia latinoamericana #1: Nicanor Parra

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Inizia con i versi di Nicanor Parra una serie di finestre che si aprono sulla poesia latinoamericana dello scorso secolo, e che anticipano il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Nicanor Parra

NICANOR PARRA

 

Traduzione di Gianni Darconza

Selezione di Mario Meléndez

 

Nicanor Parra (Cile, 1914). È poeta e professore di fisica e matematica. Tra i suoi libri si segnalano: Poemas y antipoemas (1954), La cueca larga (1958), Versos de salón (1962), Obra gruesa (1969), Artefactos (1972), Sermones y prédicas del Cristo de Elqui (1977), Hojas de Parra (1985) e Poemas para combatir la calvicie (1993). Tra le distinzioni più importanti ricevute per la sua opera si contano il Premio Nazionale di Letteratura (1969), il Premio Juan Rulfo (1991), il Premio Reina Sofía (2001), il Premio Cervantes (2011) e il Premio Iberoamericano di Poesia Pablo Neruda (2012). È considerato una delle voci più importanti e influenti della poesia ispanoamericana della seconda metà del Novecento.

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CARTAS A UNA DESCONOCIDA

Cuando pasen los años, cuando pasen
Los años y el aire haya cavado un foso
Entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
Y yo sólo sea un hombre que amó, un ser que se detuvo
Un instante frente a tus labios,
Un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿Dónde estarás tú? ¡Dónde
Estarás, oh hija de mis besos!

. (altro…)

Solstizio

Da sdraiati avevamo più confidenza e controllo della prossimità; gli sguardi altri temono quella distanza, come se la tua vicinanza alla terra possa graffiarli e allora rimangono sospesi, sollevati nell’aria e danno sempre alla domanda la possibilità di scappare prima di finire risucchiata nella verticalità e diffondersi nell’aria vischiosa e se ci pensi succede sempre così.

Fino a lasciare che siano gli altri a rubarsi la risposta.

Ci siamo sdraiati allora, entrambi sotto un cielo asfaltato e abbiamo iniziato a bisbigliare le risposte, a confonderle coi ciottoli, a mantenerle protette nella cupola d’alito che si faceva fumo e a confondere le loro domande con le risposte della terra sottostante, con il brusio dei pensieri che cocciavano contro l’asfalto e rimbalzavano interni fino alle ossa che si facevano livide.

©  Iacopo Ninni