Giorno: 10 gennaio 2015

Francesco Scaramozzino. L’incantesimo dell’asino e della sinalefe. Nota di Lucetta Frisa

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Francesco Scaramozzino, L’incantesimo dell’asino e della sinalefe, CFR, 2014

Nota di Lucetta Frisa

 

Chi si ricorda cos’è la sinalèfe? Subito non lo ricordavo ma, chissà perché, la trovavo parola molto affascinante, musicale – per il mistero quasi esorcistico che sprigiona – e ben appropriata alla parola “incantesimo” e “asino”, quell’animale tanto simpatico e terragno che spesso appare nelle fiabe, da Apuleio in poi. E proprio da Apuleio si parte, dato che Scaramozzino di questa fiaba iperceleberrima estrae l’essenza, “rivisitandola” in modo soggettivo. Fiaba di una metamorfosi, quella del giovane e curioso Lucio in Asino e dall’Asino nuovamente in Lucio. E quante avventure e disavventure deve attraversare Lucio, stregato da un incantesimo, prima di riprendere le proprie spoglie umane e quindi la propria lucidità, la coscienza umana e razionale (e viene subito in mente il nostro Pinocchio collodiano che, da incosciente burattino, diventa ciuchino e poi di nuovo Pinocchio adulto). Un processo di iniziazione in cui psicologi, psicoanalisti e non solo – a cominciare da Jung – hanno letto, appunto, il lento e travagliato processo di individuazione di una creatura umana, prima di arrivare a conoscersi, a “risvegliarsi” e quindi vedersi davvero nel profondo. Ho poi  anche chiesto  spiegazione – e quindi il senso della parola sinalèfe – al grande libro delle Magie della lingua italiana – il vocabolario – e grazie ad esso vengo a sapere (cito letteralmente) che la sinalèfe è la pronuncia monosillabica di due vocali o dittonghi appartenuta a due parole diverse venute a contatto nel verso, per es. nell’endecasillabo dantesco… “e quindi uscimmo a riveder le stelle”. In breve, un legame che si crea tra vocali staccate e  attigue  che hanno bisogno di “legarsi” l’una all’altra per la fluida scorrevolezza del verso.
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Api e antologie

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Capitano periodi in cui nelle librerie del centro, dagli scaffali esce timidamente un pochetto di poesia e si presenta sui banconi attraverso graziosi volumetti a tema che, a seconda della stagione, delle festività, delle mode del momento, offrono al pubblico un piccolo, caldo spazio di raccoglimento emotivo su gattini, il Natale, l’amore, la mamma, la nonna. Il limite di questi volumetti (al di là della palese operazione commerciale) è sicuramente il presupposto dell’offrire versi funzionali a ricreare o potenziare “atmosfere”, più come un’alternativa ai biglietti di auguri (o come supporto alla loro compilazione) che come una riflessione, pur nel suo “delimitare”, sulla visione poetica. Le tematiche sono non a caso legate a relazioni e interazioni più facilmente addomesticabili, più quotidiane, più gratificatorie e condivisibili e risulta immediato, nell’adattamento alla propria dimensione, estrapolarne il verso e congelarlo così nella semplicità lapidaria di un aforisma, della frase ad effetto pronta all’uso. La lettura di un’antologia a tema (in questo caso sulle api) può destare quindi plausibili sospetti ma è anche vero che partendo da presupposti meno “commerciali”, una raccolta antologica tematica in ambito poetico è sicuramente possibile, se non riduce e comprime entro un confine spesso incerto, la complessità di visioni, di scrittura, di linguaggio; dinamiche il cui assopimento rischia di indirizzare la lettura solo ed esclusivamente a quella funzione immaginifica univoca di cui sopra. Nel caso de Le api in poesia di Claudio Graziola, pubblicato recentemente dalle edizioni Montaonda (FI), il rischio è eliminato a prescindere. Da una parte abbiamo una casa editrice che si occupa soprattutto di apicoltura nelle sue varie accezioni anche attraverso la pubblicazione di antichi trattati, garantendo quindi un approccio scientifico alla ricerca sulla “parola” e senza trovare o forzare occasione alcuna per cadere nel tranello della ricerca emotiva. Dall’altra parte ci troviamo davanti ad una ricerca antologica che non si limita alla citazione di esempi, ma nasce come un vero e proprio compendio di testi poetici sull’ape e l’apicoltura seguendo la storia della parola scritta, dai Sumeri per arrivare a oggi (nei limiti del rispetto dei diritti d’autore non troverete però testi contemporanei). Obiettivo dell’autore quindi è essenzialmente presentare  la lettura del mondo delle api e della sua interazione con l’uomo e con la natura, attraverso il linguaggio della poesia,  come supporto al linguaggio scientifico e divulgatorio.