Le cronache della Leda #36 – “Pride” e Paley

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Le cronache della Leda #36 – “Pride” e Paley

 

Il primo di gennaio, con mio figlio e mio nipote ripartiti per l’America da qualche ora, sono andata al cinema, per una volta da sola. Per la Luisa è ancora presto, e non avevo voglia di chiamare la Wanda e l’Adriana, a volte bisogna stare da soli, e dentro a un  cinema si può stare da soli tra gli altri, senza cedere un briciolo di malinconia ma, quando va bene, sorridendo un po’. Sono andata a vedere Pride, un po’ perché conoscevo la storia del film e perché confidavo in qualche battuta formidabile, quelle di cui gli inglesi sono maestri. Cosa che si è puntualmente verificata.

La storia, la ricorderete, è quella del grande sciopero dei minatori britannici, che durò moltissimi mesi; il durissimo braccio di ferro con la Thatcher, che fedele al suo soprannome non arretrò di un passo. Erano i primi anni ottanta, un gruppo di gay e lesbiche londinesi decise di schierarsi al fianco dei minatori. Ragazzi giovani che si riconobbero, dove un diritto è negato lo sono tutti. Il film racconta molto bene quella storia, i toni sono più vicini a quelli della commedia che a quelli drammatici, eppure furono mesi durissimi, i minatori furono ridotti alla fame. È un film bellissimo, ben scritto e recitato. Un film che mi ha ricordato il significato della parola solidarietà e perché (e come, e quando) scendevamo in piazza. Al Gay Pride di Londra del 1985, i minatori arrivarono in massa dal Galles e sfilarono insieme ai gay. Gesti simbolici di una potenza estrema. Non molto tempo dopo i Laburisti riuscirono a far passare un provvedimento che riconosceva i diritti degli omosessuali col sostegno del sindacato dei minatori. Perché scrivo queste cose? Perché è da quella sera che mi faccio una domanda: Oggi chi scenderebbe in piazza così apertamente, così in massa, per così tanto tempo, per difendere i diritti di un altro? Il film finisce nel 1985, eppure pare un secolo fa.

Quando sono tornata a casa, ancora commossa, ripensavo al film e, sembrerà banale, pensavo a come la solidarietà sia vicina all’amore, e a come l’amore appartenga a tutti. Avevo voglia di fare una telefonata a Roberto Maroni per insultarlo, ma sono una signora per bene e allora mi sono riletta una poesia della mia adorata Grace Paley, vi copio qui i primi versi.

perché non dovrebbero gli uomini guardare le donne
e le donne guardare gli uomini
e le donne guardare le donne
e gli uomini guardare gli uomini
perché non dovrebbero
prendersi le misure a vicenda (come
dicevamo una volta) […]

Leda

nota: I versi di Grace Paley sono tratti da Fedeltà, minimum fax, 2011, trad. di Livia Brambilla e Paolo Cognetti. Il film Pride, è del regista Matthew Warchus

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