Giorno: 2 gennaio 2015

Reloaded – riproposte natalizie #9: DAI MARGINI # 1 – CHRISTINE LAVANT

Come è già avvenuto la scorsa estate facciamo una piccola pausa natalizia rispetto alla programmazione ordinaria, sfruttando i giorni che vanno dal 24/12 al 06/01 per riproporre articoli che ci sono particolarmente piaciuti o che, secondo noi, meritano un secondo giro d’attenzione. Buone feste e buona lettura, la programmazione ordinaria ricomincerà il 7 gennaio 2015. (la redazione)

 

 

 

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Dai margini # 1 – Christine Lavant
di Anna Maria Curci

Di lei scrisse Thomas Bernhard: «è la testimonianza semplicissima di una persona che subì la violenza di tutti i buoni spiriti, sotto forma di grande poesia, una poesia che non è ancora conosciuta nel mondo come meriterebbe.» Ho conosciuto Christine Lavant leggendo di lei nel museo che a Klagenfurt custodisce testimonianze di e su scrittori noti della Carinzia, dove le sue tracce si trovano accanto, per essere più espliciti, a due illustri figli di Klagenfurt, Robert Musil e Ingeborg Bachmann. Dapprima mi sono accostata alla prosa di Christine Lavant, leggendo i racconti pubblicati in traduzione italiana da Zandonai nel volume Nell. In quella occasione, tramite il saggio introduttivo «Ho bisogno di un essere umano, finché non avrò Dio». Il linguaggio salvifico di Christine Lavant, è avvenuto anche il mio primo incontro con l’autrice del saggio,Marica Bodrožić, di cui ho letto, subito incuriosita, prosa e poesia. Ho rivolto poi lo sguardo alla  poesia, che ho provato a rendere in italiano, di Christine Lavant. La sua è una scrittura che racchiude gli opposti: quieta e potente, lieve e incisiva, ascetica e concreta, è preghiera umile e ribelle. Alla ricerca del volto di Dio, lo sguardo si sofferma sull’esistente con slancio estatico e acume critico, visionarietà vertiginosa e sinestesie corpose. Sguardo ossimorico, questo, che si conferma nei suoi Appunti da un manicomio.  In una lettera non datata alla poetessa Hilde Domin, che Marica Bodrožić nel saggio menzionato definisce “sua amica fidata”, Lavant scrive: «Nulla cambia nell’esistente: per uno dei molti canali della creatività che si occlude, se ne aprono sempre di nuovi.»

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