Giorno: 18 dicembre 2014

per tre foto di Eugene Richards

2. natural-gas-flare-reflection- 3. eugene_richards_wind-window 1. Eugene-Richardss-snow-bed© E. Richards, The blue room, Phaidon, 2008

Prima lontana nella mente, così assente, così viva si accende la fiamma, segno che c’è stato e ritorna sul campo lo sguardo di Annie che un attimo di passato aveva spento. Fiamma, lontana allora e ora vicina: i suoi riflessi sulle macchine abbandonate toccano il vuoto.
Entrare nel vuoto, guardare da quello: il parabrezza è una finestra, la fiamma è di fronte.
Cerco vuoto su vuoto, quindi ne cerco un altro, altrettanto potente. Entro così nella casa. Due famiglie, pare, l’abitarono: nel 19** venne a viverci la famiglia Fogerty, lasciando Billings. Poi, dicono, motivi di lavoro li spinsero nel North Dakota. O forse altre sono state le ragioni, ma di più e meglio non è dato sapere. Si sa soltanto che seguirono anni senza proprietà, finché gli Smith l’acquistarono: davvero una bella casa, grande, con la soffitta. Annie, la loro piccola, giocava con le bambole rintanata nella sua stanza. Ma venne presto un vento di malattia, una malattia rara, incurabile, che incurante la portò via. Se ne andarono subito, gli Smith. Dal 19** la casa non risponde a voce d’uomo.
Nel giro di poco lì intorno se ne andarono tutti. Abbandonando tutto, come di fretta.
Due famiglie e due stagioni mi attraversano la mente. E il vento, gentile a volte, a volte no. Che entra da destra e porta luce dalla finestra; o da sinistra, invece, che rompe il vetro e getta neve sul letto dove Annie giocava e dorme ancora. O è là fuori, che s’infiamma in mezzo al campo.

Lì che dormono secoli di appunti,
sotto la neve… Quel campo fu nostro.
C’è nessuno? In fondo al vento
solo frammenti, qualcosa che spunta,
affanni di un passato.
Di chi? Chi era? C’è stata e c’è una casa.
Fuori e non più dentro trema una fiamma
e al centro una vita resistita nel suo darsi.
Per vocazione preme in una voce,
dice: vedrai e rivedrai, è occulto il fine.
Era questo, vedere. Giusto una virgola dopo, messa
al mondo, fatti eterni gli occhi e noi.

 

Cristiano Poletti