Giorno: 2 dicembre 2014

Ermanno Olmi – torneranno i prati (di Nicolò Barison)

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Ermanno Olmi – torneranno i prati (di Nicolò Barison)

Se sei nei guai, è inutile invocare il Padreterno. Non ha ascoltato suo Figlio in croce, vuoi che ascolti noi, pộri cani?

In concomitanza con le celebrazioni per il centenario della I Guerra Mondiale, il Maestro bergamasco Ermanno Olmi, alla veneranda età di 83 anni, torna dietro la macchina da presa dopo qualche anno (il suo ultimo lavoro era Il villaggio di cartone, datato 2011) con un film ambientato nelle gelide trincee innevate sull’Altopiano di Asiago durante il primo conflitto mondiale.

Liberamente ispirato al racconto La paura (1921) di Federico De Roberto, il film si svolge nel tempo di una sola notte, sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 nelle trincee degli Altipiani. La vita dei soldati è fatta di lunghe ed interminabili attese, che accentuano la paura e lo smarrimento, alternate ad improvvisi ed imprevedibili bombardamenti e spari nella notte. La quiete sacrale della montagna diventa  luogo nefasto, uno scenario arcano dove i soldati sono mandati a morire. La vita quotidiana nella trincea è durissima, la neve porta malanni e avversità. Il tempo, in una guerra di posizione, non passa mai. Si attende l’assalto del nemico, annunciato dal rumore sordo dei colpi di mortaio. Si attende con ansia l’ora del rancio e del sonno e, in particolar modo, la distribuzione della posta. Una lettera ricevuta fa sentire più vicini i propri cari rimasti a casa, le mogli, i genitori, i figli lontani. Appiccicate sopra le brande ci sono le fotografie della donna amata, che si guardano con nostalgia e speranza prima di andare a dormire. A qualcuno nessuno scrive mai. chi non non ha foto appese da guardare fissa sperduto i mattoni del soffitto. Non è facile resistere alla lontananza e all’angoscia di quella attesa senza senso, di quella vita-non vita.

Olmi sceglie, come suo solito, un registro dimesso, per regalarci un film che è una rigorosa denuncia contro la guerra, perché in guerra si perde sempre. La fotografia di Fabio Olmi, figlio del regista, è impeccabile, nel buio della trincea sembra quasi divenire un bianco e nero con sprazzi di giallo e verde, poi arrivano i colori accesi delle improvvise fiammate delle esplosioni. Il montaggio, volutamente lento, comunica l’angoscia dell’attesa. Molte persone sono crepate inutilmente, poi la neve in primavera si scioglierà e torneranno a verdeggiare i prati, cancellando le tracce di questi accadimenti. torneranno i prati (la “t” minuscola è una scelta voluta del regista) è un film minimalista, con dialoghi ridotti all’osso ma efficacissimi, che si avvale dell’interpretazione di attori bravi e misurati (su tutti quella del Maggiore, interpretato dall’ottimo Claudio Santamaria).

Ermanno Olmi è un nonno paziente che ci racconta la Grande Guerra; vuole che lo ascoltiamo, che comprendiamo il non-senso e le atrocità che essa comporta. torneranno i prati è un film che arriva dritto al cuore, che ribadisce con veemenza la caducità dell’esistenza umana, è un omaggio alla intere generazioni spazzate via dalla guerra.

© Nicolò Barison

“Modus deridendi” – di Miguel Angel Cuevas

di Miguel Angel Cuevas

Copertina-cuevas (1)

DICHIARAZIONE


Versetti, versicoli d’occasione – di iocus:
ecco il modus deridendi.
Deriso, giocato è l’io poetante
in questa certo non poesia:
gli io versettanti d’una sentimentalità
scandita fino all’aborrescenza.
Onde a tali io lirici che versicolano
un’esperienza manca:
la poesia – nella mentita foggia
del loro sentirnuovo.
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