Giorno: 13 novembre 2014

INTERSTELLAR: UN TEDIO INTERSTELLARE, di Nicolò Barison

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INTERSTELLAR: UN TEDIO INTERSTELLARE, di Nicolò Barison

In un prossimo futuro la natura si sta ribellando e l’esistenza sulla Terra è messa in pericolo da continue tempeste di sabbia e da una misteriosa piaga che ha distrutto le piantagioni di grano, lasciando però intatto il mais. Cooper (Matthew McConaughey) è un ex-astronauta della NASA che si è dovuto reinventare agricoltore e si è dedicato alla coltivazione del mais, tirando su una piccola azienda agricola,  dove vive insieme alla figlia Murph (nome dato in onore alla legge di Murphy), al figlio Tom e all’anziano padre. Grazie a una serie di improbabili circostanze,  Cooper rientrerà in contatto con la NASA, ora divenuta un’organizzazione segreta, che sembrerebbe aver scoperto che la piaga presto attaccherà le altre coltivazioni e che si sta ingegnando per trovare una soluzione alla imminente (auto)distruzione del nostro pianeta. Cooper  verrà convinto dalla NASA a intraprendere un viaggio interstellare attraverso un cunicolo spazio-temporale,  dove si auspica che si possa trovare un pianeta abitabile in cui l’umanità possa salvarsi dall’estinzione e proseguire il suo cammino evolutivo.

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Goliarda Sapienza: la “personaggia cinematografara”

Lettera aperta 1970 1-bis

Goliarda Sapienza in “Lettera aperta a un giornale della sera” di Citto Maselli, 1970

«… Io, che ho fallito il matrimonio per l’università, per salire su di una cattedra come te: il mio vero idolo, vera figura dell’intellettuale… Perché non mi hai mai detto che la mamma era stata partigiano? Forse ce l’ho fatta a diventare un uomo, che dici papà? Pensare che ci ho fatto pure tre anni di analisi per capirlo, con un cretino come te… la verità è che il talento di una donna si può buttare o bruciare perché rende più in casa in adorazione del tuo…» 

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A quasi un mese dall’uscita dell’ultimo volume di inediti di Goliarda Sapienza, Tre pièces e soggetti cinematografici (La Vita Felice, da cui è tratta anche la citazione di Perfetto delitto che apre il post), e dopo un approfondito articolo di Fabio Michieli che riassume il senso della pubblicazione di questa nuova raccolta di scritti, si pone qui oggi l’accento sull’importanza e sull’influenza che anche il cinema ha avuto nell’Opera della scrittrice catanese, sperando di evidenziare alcuni punti d’interesse sinora mai toccati altrove, tentando infine una riappropriazione di alcune peculiarità autoriali necessarie a ‘tenere assieme’ tutto ciò che ella ha scritto.[1]
Il titolo proposto già connota due qualità di Sapienza mutuate dagli studi condotti secondo le due principali linee critiche, quelle di Monica Farnetti e Giovanna Providenti: “personaggia” porta con sé la straordinaria capacità d’invenzione nella scrittura che ha avuto il suo massimo con il romanzo L’arte della gioia attraverso la creazione della figura di Modesta, e anche il personalissimo stile scrittorio di Goliarda che ricalca i modi del parlato nella sintassi e nella lingua, basandosi in parte sull’utilizzo del dialetto siciliano. “Cinematografara” evidenzia invece l’inclinazione filmica presente e sottesa a tutto il corpus edito, la predisposizione all’inquadratura e all’avere una visione d’insieme della scena (testuale), un’attenzione all’immagine ma anche al sonoro, se si pensa a quanto asserito poco fa riguardo il linguaggio.
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