Giorno: 20 ottobre 2014

100 anni, Mario Luzi e una lettera

lettera LuziIntendeva scusarsi con me, Luzi!
Mario Luzi, il maestro, mi aveva scritto una lettera per scusarsi: sentiva di avermi in parte deluso non venendo più a tenere una lezione al corso di Letteratura contemporanea che frequentavo quell’anno (tema del corso: Vittorio Sereni).
Invece la sua lettera fu un regalo immenso per me, perché, e non tardai a farglielo sapere, in quel periodo, insieme alla (ri)scoperta di Sereni, passavo intere giornate a leggere e rileggere i suoi versi, e poi i suoi saggi, fino alle pièces per il teatro, come Ipazia.
Ciò che non sapevo è che da lì a poco di occasioni per incontrarlo, per parlargli di persona, ce ne sarebbero state altre, e di tutte conservo un ricordo vivo perché ciò che Luzi sapeva trasmettere a chi sapeva ascoltarlo era l’amore per la vita, che in lui coincideva con la poesia, che a sua volta coincideva con la parola da ricercare. Sì! la parola esatta, quella che più di altre sapeva avvicinare l’idea del verso balenatagli improvvisa e fissata sulla carta prima come abbozzo, e poi sviluppata e qualche volta limata fino a raggiungere il punto più prossimo alla perfezione. Ma non era certo la perfezione ciò che interessava a Luzi: la vita e ciò che lo aspettava dopo questa vita, da buon cristiano (critico, molto critico, nei confronti della linea indicata dalla Chiesa Romana).
In poche parole non posso, non so dire chi sia stato Mario Luzi. Il suo cammino poetico ha percorso per intera la seconda metà del Novecento, per insinuarsi quindi nei primi anni Duemila e non con voce stanca (certo!, bisognava saperlo ascoltare con un piccolo sforzo in più).
Mi ha sempre disturbato, e ancora mi disturba, aprire i manuali di letteratura italiana prodotti per la scuola e leggere “esponente dell’ermetismo” quando la sua adesione ha sia una data di inizio sia una che ne indica la fine. E basterebbe, del resto, da parte dei compilatori fare quel piccolo sforzo che permetterebbe loro di riconoscere, nelle tappe indicate dallo stesso poeta, la scansione di un’evoluzione che fino alla fine non ha conosciuto sosta.
Ecco chi è stato Mario Luzi: un poeta che non ha conosciuto la parola “sosta”, ma al massimo quest’altra “attesa”. Con Nel Magma seppe attendere il momento giusto per virare col proprio dettato verso la prosa, abbandonando un terreno aulico che rischiava di imprigionarlo (anche se parte della critica proprio nella prima fase ermetica ha voluto ingabbiarlo). E non solo sopravvisse a ogni sorta di accusa mossagli da chi, in gruppo, non sopravvisse nemmeno alla computazione del proprio nome, ma arrivò, con la successiva fase poematica, là dove la parola si spinge sempre di più a diventare tutt’uno col pensiero (tanto che il legame con Dante si fece pure, per me, pietra di paragone).
Gli inviai pure delle poesie (non finite in nessuna raccolta). Da grande maestro quale è stato non mi disse mai nulla al riguardo.

© Fabio Michieli

Premio Ciampi 2014: Francesco Targhetta e Petr Hruška

PREMIO CIAMPI – VALIGIE ROSSE
2014

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Con la quinta edizione del Premio, la collana Valigie Rosse Poesia abbandona felicemente la stagione della sua «infanzia» e raggiunge l’importante tappa di dieci libri pubblicati.
La sensazione di incipiente maturità, naturalmente, non deriva soltanto da uno sguardo retrospettivo su quanto si è fatto con un entusiasmo ripagato dall’attenzione che i nostri libri hanno suscitato, ma anche dalle prospettive future, dal ritrovarsi già al lavoro per l’allestimento delle future edizioni 2015 e 2016 che, sul versante della poesia straniera, saranno dedicate rispettivamente alla Svizzera e alla Romania.
La «credibilità» del Premio, conquistata passo dopo passo mediante scelte indipendenti e proposte sempre all’insegna del dialogo, aperte con curiosità e passione al diverso da sé, ci sta offrendo la possibilità di collaborazioni sempre più articolate, che danno vita a progetti di sempre più ampio respiro.
La collezione di plaquettes di autori italiani si arricchisce quest’anno della brillante voce di Francesco Targhetta – già autore di Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn, 2012), romanzo in versi su un’epoca precaria – che con tagliente leggerezza attraversa le nebbie della provincia settentrionale, in cerca di una lampadina che rischiari almeno lo spazio di una stanza se non proprio un paesaggio. Le fotografie artistiche di lampadari che accompagnano il libro scandiscono proprio questa ricerca, inespressa ma sempre velatamente presente, mentre fruga meticolosa nella sera che filtra «nei conventi, nelle anime, nelle banche». (altro…)

Interviste credibili #15 – Riccardo Falcinelli (Critica portatile al visual design e altro)

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Interviste credibili #15 – Riccardo Falcinelli (Critica portatile al visual design e altro)

Il Libro – Critica portatile al visual design, Einaudi, 2014

Facciamo la fila di fronte alla Gioconda per ammirare l’originale di una copia che abbiamo già conosciuto altrove.. In maniera simile, ogni giorno davanti allo specchio, attuiamo sul nostro volto la copia di un modello che abbiamo imparato a desiderare altrove.

Critica portatile al visual design è stato pubblicato la scorsa primavera, l’ho scoperto sui Social (e poi dicono…). Quando il libro uscì credevo di non conoscere Riccardo Falcinelli, quando l’ho acquistato e poi letto, entusiasta, ho voluto approfondire. Intanto ho scoperto di avere in casa molto del lavoro di Falcinelli, tra le altre cose, sono suoi i progetti grafici di Minimum Fax e Einaudi Stile Libero. Sto un po’ esagerando, perché ricordo perfettamente, in passato, di aver esultato davanti a copertine ideate da Falcinelli e dai suoi collaboratori; non è passato troppo tempo da quando ho affermato che la cover di Dieci Dicembre di George Saunders (Minimum fax, 2013), è molto più bella nella versione italiana che in quella originale. Quello che intendo per approfondire è il voler conoscere meglio chi ha scritto quello che ritengo essere uno dei migliori libri del 2014 e scoprire come lavora.
Il libro fa insieme quello che dovrebbero fare i saggi e le opere letterarie: appassionare, aiutare a immaginare, a capire, a conoscere. Riccardo Falcinelli fa scienza e storia, comunicazione e letteratura. È un libro che stabilisce connessioni, in un certo senso, mette insieme – davanti ai nostri occhi – elementi che sono già dipendenti l’uno dall’altro. Impariamo quindi, ad esempio, come Barbie e il Parmigiano siano legati, o come il Layout sia presente più che mai nelle nostre vite. Tutto (o quasi) è Visual Design. Come c’è scritto in quarta di copertina Molte cose sembrano innocenti, e sono invece visual design. In sintesi ci troviamo davanti a un libro che seduce mentre genera domande ed è per questo che invece di scrivere una recensione classica ho preferito fare una chiacchierata con Riccardo Falcinelli.

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