Giorno: 15 ottobre 2014

Goliarda Sapienza: scrivere per il teatro

Goliarda Sapienza, Tre pièces

Goliarda Sapienza,
Tre pièces e soggetti cinematografici
Introduzione e cura di Angelo Pellegrino
La Vita Felice, 2014

€ 14,50

in libreria dal 16 ottobre 2014

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«Non ti spaventare, animella tenera e smarrita! Non ti spaventare! Tutto questo è per noi: i morti sono per noi. Non ti spaventare: per voi è tutta un’altra cosa in questa vita e dopo la vita.»[1]

Recita così una battuta di Anna, protagonista di La grande bugia, prima delle tre pièces teatrali di Goliarda Sapienza, fino a oggi inedite. In questa battuta e nella locuzione che la precede, «voi del Continente», si palesa tutta Goliarda Sapienza e il suo rapporto sia con la morte sia con la scrittura che è la manifestazione della gioia di vivere. So che può sembrare un paradosso ciò che ho appena affermato, eppure basterebbe soffermarsi un solo istante sulla prima poesia scritta da lei, quella A mia madre che, seppur seconda nell’ordine, apre in verità Ancestrale perché è la prima poesia a essere stata composta in assoluto dalla scrittrice, nella piena consapevolezza di volersi concedere alla scrittura poetica. E ora, ancora una volta, la scrittura si apre con una riflessione sulla morte.
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Le cronache della Leda #26: Il tè, Saverio e Raboni

 

Le cronache della Leda #26: Il tè, Saverio e Raboni

2014-10-13 19.17.24

 

Starsene un pomeriggio, e poi una serata intera con le poesie di Raboni, smettere di leggere soltanto quando gli occhi non ce la fanno più e cominciano a bruciare. Ritornare indietro, aprire, uno per uno, i cassetti della memoria e lasciare che le cose tornino, sentire le voci e le paure di quando eri ragazzina. E così nei versi torna la guerra, ed era così, era terrore e speranza. Era sgomento. Ed è vero quel che scrive Raboni: “Con tutta quella morte in giro / nessuno moriva”. Noi bambini ancora meno, si giocava e quando c’era da scappare, lo si faceva ridendo. Più che paura, la nostra, era suggestione. Avevamo paura, ma era una proiezione della paura degli adulti. Per quel che ricordo, avremmo continuato a giocare anche sotto i bombardamenti. Gli stati d’animo che ci trasmettevano i nostri genitori erano un altalenarsi continuo tra paura e sicurezza. Le corse a perdifiato che faceva mio padre per andare in campagna a procurarsi da mangiare, e com’era bello vederlo spuntare dal fondo del nostro sgangherato viale; come il padre di Raboni raccontato in quella splendida poesia che è La guerra. Poesia che nella seconda parte diventa rimpianto per la lontananza dai figli, rimpianto che arriva lancinante. Ed ecco la grandezza della poesia, ecco come diventa degli altri, di chi legge. Non conta più l’origine della lontananza, conta la lontananza soltanto. Allora un figlio lontano sa comunque di rimorso, di rimpianto. Per ore ho fatto avanti e indietro tra le poesie del poeta milanese ritrovando quelle che ho più amato, e riscoprendone altre che non ricordavo o che non conoscevo, come le due meravigliose, tra le prime di Barlumi di storia:

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