Giorno: 2 ottobre 2014

Claudio Morandini: “Dodici variazioni sul sangue”. Inediti

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Pubblichiamo oggi alcuni inediti di Claudio Morandini che concede al nostro litblog di ospitare parte di un progetto in cui si intersecano musica, teatro e multimedialità. Com’è già avvenuto per Gli oscillanti (pubblicata qui), la scelta dell’autore è caduta su una porzione dell’opera che risulta significativa a fini letterari pur non avendo noi a disposizione, come lettori, l’opera finale nella sua esecuzione ed interpretazione da parte dei musicisti. Il testo è anche la sola parte finita e completa di questo progetto ‘in fieri’.
Le “Dodici variazioni” diventeranno (probabilmente molto presto) un dvd, frutto di un lavoro attorno allo spettacolo nato dai testi, come si ricorda a piè pagina. La volontà di diffonderle qui, oggi, prosegue la proposta iniziata con il precedente post su Gli oscillanti: la necessità di ‘dare presenza’ alla ‘voce’ nella sua forma-seconda, ossia la ‘scrittura’, che è anche forma-prima nel caso si parli di ‘composizione’. In questo caso è proprio il testo ad aver prodotto l’interazione musicale (di cui non possiamo godere), e quindi riveste importanza capitale in termini formali e sostanziali assieme. La sfida di chi legge sarà dunque quella di entrare nel testo letterario e ricostruire la voce-seconda ma anche la musica che non possiamo sentire, in attesa (forse) di poterle ascoltare.

Alessandra Trevisan

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Da “Dodici variazioni sul sangue” (2012): tre assaggi

 

…alle volte si danno questi sangui che s’incontrano.

(Carlo Goldoni, “La Locandiera”)

 

1 – Pulsazioni (a una voce)

 

Quando sono solo mi siedo in un angolo, prendo un lungo respiro, e mi tocco il collo. Sento il
sangue pulsare ai due lati della gola. Basta premere leggermente, con il pollice e l’indice. Il
sangue passa pulsando. Se si sta attenti, ora rallenta, ora accelera. Pulsa anche se stringo più
forte. Non riesco a fermarlo. Pulsa, pulsa, ostinato, e sembra prendersi gioco di me. Pulsa,
pulsa. È parte di me, ma si comporta come se non lo fosse. Pulsa, pulsa, pulsa.
Se sono solo, davvero solo in casa, comincio a borbottare un canto su quel pulsare. Lo invento
lì per lì, su quel ritmo di marcia lenta. Immagino eserciti schierati che marciano al ritmo della
mia musica. Se voglio un ritmo più incalzante, interrompo l’auscultazione e salto, salto a piè
pari, finché non mi gira la testa e lo stomaco non mi si scompiglia: ora sì che dal cuore
impazzito scorre sangue in piena. Oppure trotto, galoppo per casa, come un animaletto in
gabbia. Oppure mi abbasso e faccio flessioni sulle braccia finché non sento gli occhi fuori dalle
orbite. Ora sì che il ritmo è veloce, frenetico. Irregolare, d’accordo, ma veloce. Stringo la gola,
ansimante, e canto a mezza voce, canto e respiro, respiro e canto. Il mio esercito ora corre,
armi in mano. Corre verso il nemico schierato. Corre e canta. Prima o poi rallenterà, ma ora
corre, corre e pulsa.

 

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