Giorno: 29 settembre 2014

“Come un respiro interrotto” di Fabio Stassi. Recensione

Fabio Stassi recensione

Narrare una ‘voce’, raccontare la storia di una voce e la Storia attraverso una voce che sia tante, tante voci che risuonino nello spazio di un romanzo: questo è Come un respiro interrotto di Fabio Stassi (Sellerio, 2014). Una prosa che sfida la narrabilità del ‘vocalico’ perché ciò che ‘resta nell’oralità’ non può con facilità essere ‘detto’ (nella sua totalità) attraverso la scrittura.
La protagonista, Soledad, è una cantante dalle qualità uniche; il suo canto procura “la sensazione di mettere il piede nel vano vuoto di un ascensore” come amava dire Coltrane su di sé. Soledad destabilizza, ammutolisce; le sue peculiarità canore non hanno eguali eppure, durante la sua carriera, non inciderà mai una nota. Le sue ambizioni mancate, la sua vita alla ricerca di un senso, e tutto intorno una famiglia per metà siciliana per metà sudamericana, complicata e stratificata; e poi gli amici musicisti, i maestri, l’Italia del secondo dopoguerra e Roma, Palermo, che aprono a scenari narrativi che conosciamo, ad esempio quelli de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana.
La musica è letteralmente pretestuale al romanzo: serve a dare un ritmo alla vicenda di Soledad-tutta-voce e agli altri personaggi che parlano attraverso di lei, come fosse lei stessa a fare da filtro al loro ‘dirsi’: musica funzionale alla costruzione della prosa familiare e sociale, dunque; musica diegetica a tutti gli effetti. Musica, secondo l’autore, sempre in ‘tempi dispari’, che parte spesso in levare cercando una direzione non sempre riconoscibile, dando la possibilità al lettore di arrangiare il proprio ritmo di lettura e, soprattutto, di ascolto. ‘Levità’, a ben vedere, può essere cifra di Stassi, dal momento che la sua scrittura gode di un riuscito tentativo di rendere leggero ciò che pesa, anche i fallimenti, anche la morte, anche tutte le mancanze (i respiri interrotti?) di cui si fa un’esistenza.

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