Giorno: 27 settembre 2014

I mondi di Guido Mazzoni

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Tre punti:
vedere se stessi come una cosa estranea, dimenticare quello che si vede, mantenere lo sguardo.
Oppure soltanto due perché il terzo include il secondo.
Kafka

Vivere ed essere ingiusti sono una cosa sola.
Nietzsche

 

La forma della costa dopo il temporale,/ l’odore della pioggia nell’aria, la mano/ di mio padre che mi porta/ in alto, sulla sabbia,/ se lo stupore nomina le cose/ e le fa essere davvero, mare e casa, darsena e spiaggia, mentre nel sole respiro la mia ansia/ quando l’infanzia cede alla memoria/ la paura, l’origine delle parole, questo squarcio/ pieno di cose che parla dal paesaggio/ di una mattina degli anni Settanta mentre guardo/ il mio volto, nel vetro ancora buio, apparire tra le nubi. Nel bellissimo libro I mondi di Guido Mazzoni (Donzelli, 2010) è lo stupore che fa le cose davvero cose, senza questo sentire fondamentale, nel senso che fonda il mondo che si apre davanti ai nostri occhi, non c’è autentica comprensione delle cose stesse. È lo stupore che nomina le cose, le mostra nel loro squarcio originario, che le apre al possibile della nostra esperienza, che non è mai nostra propriamente, ma è il luogo in cui già siamo, è quella mattina degli anni Settanta che ci ha detto definitivamente chi siamo e continua a parlarci, a interrogarci e a pretendere una risposta, affinché la paura e l’ansia che ci hanno assaliti e che ormai ci costituiscono trovino, se non una risoluzione, un senso, anche se solo provvisorio, nell’incessante accadere del divenire e di tutto ciò che lo costituisce: eventi, ricordi, sogni, speranze, rimpianti, dolore, morte, gioia.

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