Roberto Saporito – Mi ricordo gli anni Ottanta #3

Ordinary-People

Roberto Saporito – Mi ricordo gli anni Ottanta #3

(leggi anche le prime due puntate Qui #1  e Qui #2)

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Mi ricordo che mi sarebbe piaciuto vivere a New York…

Mi ricordo quando mi sarebbe piaciuto vivere a Parigi…

Mi ricordo che poi mi sarebbe piaciuto vivere a Barcellona…

Mi ricordo che mi sarebbe piaciuto anche vivere a Venezia…

Mi ricordo che mi sarebbe piaciuto vivere “ovunque”, tranne dove vivevo…e dove continuo a vivere…

Mi ricordo che ricordavo a memoria i nomi dei componenti di buona parte dei gruppi musicali che mi piacevano, come altri, probabilmente, si ricordano i nomi dei giocatori delle squadre di calcio…

Mi ricordo il disco “Alles ist gut” dei tedeschi D.A.F (acronimo dell’indicibile Deutsch-Amerikanische Freundschaft)…mi ricordo che erano in due e facevano una musica elettronica veramente “potente”, come se i Soft Cell avessero deciso di “suonare” come i Suicide…

 Mi ricordo due canzoni sublimi “Uncertain Smile” e “This is the day” di Matt Johnson (ma sotto la “ragione sociale” di The The)…le ricordo insieme, non riesco a dividerle, come se una non potesse esistere senza l’altra, o qualcosa del genere…

Mi ricordo quando un settimanale locale ma “potente” della mia “piccola città” mi ha pubblicato il mio primo racconto…

Mi ricordo il gruppo di Firenze Pankow che canta in un crescendo di tastiere “assassine” e veloci drum machine “God’s Deneuve”…mi ricordo di averli visti in un concerto veramente emozionante…

Mi ricordo la faccia buffa e stralunata di Carlos Perón, il cantante del gruppo di musica elettronica svizzero Yello…mi ricordo i loro video assolutamente “fuori di testa”…

Mi ricordo un gruppo new wave che arrivava dal Belgio…mi ricordo che si chiamavano Names…mi ricordo il loro disco “Swimming” come uno dei più belli di quegli anni…

Mi ricordo un concerto dei Monuments (gruppo di musica elettronica di Torino, un bell’incrocio tra Soft Cell e DAF) presso la facoltà di ingegneria (solo la musica new wave poteva farmi “entrare” nella facoltà di ingegneria) di Torino, presentati, in una sorta di “lezione-concerto” da Alberto Campo…

Mi ricordo il disco “Steve Mc Queen” degli eleganti Prefab Sprout…mi ricordo la loro splendida canzone “Appetite” come si ricorda , che so, un tramonto sul mare in un giorno di fine estate…o qualcosa del genere…

Mi ricordo “Caffè Bleu” degli Style Council…mi ricordo la splendida canzone “The Paris Match”…mi ricordo che per “associazione di idee” ogni volta che ascoltavo quel disco pensavo a Parigi…

Mi ricordo una notte in cui, con la scuola di giornalismo, sono andato a visitare la sede del quotidiano di Torino “La Stampa”…mi ricordo che dopo la visita, insieme ad un mio compagno di corso, abbiamo “visitato” tutte le birrerie della città, fino all’alba…mi ricordo che all’alba siamo entrati nel retro di una panetteria, in piena attività, e ci siamo fatti vendere dei croissant caldi e profumati appena sfornati…mi ricordo Torino di notte, deserta e bellissima…

Mi ricordo un altro bel disco: “Rattlesnakes” di Lloyd Cole and the Commotions…mi ricordo che “suonava” proprio bene…

Mi ricordo un disco (che tutti dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita) unico: “The Nightfly” di Donald Fagen…

Mi ricordo (e sempre restando in tema di dischi unici e inimitabili) il sorprendente “Night and day” di un allampanato Joe Jackson…

Mi ricordo il “nuovo pop elettronico” dei sempre uguali (e in questo caso vi assicuro che è un pregio) ma mai banali Pet Shop Boys mi ricordo una canzone in particolare: “West End Girls”…

Mi ricordo il disco “Songs to remember” degli Scritti Politti…mi ricordo una canzone-gioiello in modo particolare “The Sweetest girl”…mi ricordo che anni dopo quella canzone è stata riproposta” (e in maniera egregia) dai Madness…

Mi ricordo gli Psychedelic Furs, in modo particolare quelli dei primi tre dischi: “The Psychedelic Furs”, “Talk, Talk, Talk” e “Forever Now”…mi ricordo il loro essere al contempo oscuri, new wave e pop…mi ricordo canzoni memorabili come la potente “President Gas”, la straordinaria “Love May Way”, la mitica “Pretty in Pink”…mi ricordo la voce possente e decadente del cantante Richard Butler…mi ricordo un loro bellissimo video sotto la pioggia…mi ricordo il sax di Duncan Kilburn a fare, comunque, la differenza, e a marcare in profondità uno “stile” tutto loro…

Mi ricordo i “graffitisti” di New York…mi ricordo in modo particolare Keith Haring…mi ricordo i suoi “murales” che ricoprivano sia gli interni delle gallerie d’arte di “tendenza” sia i muri esterni dei palazzi (mi ricordo in particolare quello realizzato a Pisa)…mi ricordo i suoi “segni” unici a ripetersi all’infinito su enormi tele colorate o in bianco e nero dai prezzi esorbitanti o su semplici T-shirt da pochi dollari…mi ricordo un’arte divertente e tragica insieme…mi ricordo Keith Haring che dipinge un enorme “murales” sul pavimento all’interno di un video musicale di Grace Jones…mi ricordo anche Jean Michel Basquiat con i suoi enormi quadri a metà strada tra un disegno di un bambino e uno splendido Dubuffet in overdose di colore…mi ricordo che si “diceva” che Basquiat vivesse in una tenda canadese sistemata al centro del suo loft di New York…mi ricordo che Jean Michel Basquiat è morto nel 1986 (era nato nel 1960) e che Keith Haring  è invece morto nel 1990 (era nato nel 1958)…mi ricordo una gran quantità di persone giovani morte in quegli anni…

Mi ricordo Siouxsie and the Banshees…mi ricordo un crescendo di dischi uno più bello dell’altro, ma in modo particolare mi ricordo “JuJu” e la canzone “Spellbound”…mi ricordo la loro musica malinconica ma dal ritmo quasi tribale, tenebrosa ma ammaliante, oscura e con punte quasi eteree (senza di loro i Cocteau Twins non sarebbero mai esistiti, e sarebbe stato un vero peccato)…mi ricordo che in pratica Siouxsie and the Banshees erano la “personificazione” del dark…mi ricordo che Siouxsie Sioux era l’icona estetica femminile dark da imitare, come Robert Smith lo era per i ragazzi “dark”…mi ricordo un’altra loro bellissima canzone: “Christine” tratta dal disco “Kaleidoscope”…

Mi ricordo quel gruppo di scrittori americani che Fernanda Pivano etichettò come “minimalisti e postminimalisti hemingwayani”…mi ricordo Raymond Carver e il suo libro “manifesto” di un genere: “Cattedrale”…mi ricordo i racconti minimali e nostalgici e ogni tanto “distaccati” di David Leavitt…mi ricordo i racconti perfetti di Grace Paley della raccolta “Enormi cambiamenti all’ultimo momento”…mi ricordo il libro bello e feroce “Ragioni di vivere” di Amy Hempel…mi ricordo Peter Cameron e i suoi racconti glaciali ed emotivi insieme della raccolta “In un modo o nell’altro”…mi ricordo Jay McInerney e le sue grandiose “Mille luci di New York”…mi ricordo Brett Easton Ellis e il suo salingeriano “Meno di zero”: un “giovane Holden” sparato negli incasinati anni Ottanta…mi ricordo Lorrie Moore e i suoi racconti agrodolci e ironici del libro “Tutto da sola”…mi ricordo il romanzo minimale e geniale di Susan Minot “Scimmie”…mi ricordo Mary Gaitskill e i suoi personaggi metropolitani di “Cattiva condotta”…mi ricordo la Manhattan di personaggi alternativi (artisti o presunti tali) dei racconti di “Schiavi di New York” di una coloratissima Tama Janowitz…mi ricordo il romanzo bello ed affascinante nello stile di Michael Chabon “I misteri di Pittsburgh”…mi ricordo il libro “Favolose nullità” di Lee Tulloch come la fine degli anni Ottanta…

Mi ricordo la new wave italiana…mi ricordo in modo particolare i Diaframma di Federico Fiumani e il loro primo mini LP (all’epoca si chiamavano così) “Altrove”, oscuro “diamante nero” post-punk alla Joy Division con canzoni bellissime (al limite della vera poesia) come “Effetto Notte”, “Xaviera Hollander” e “Pop Art”…mi ricordo anche il loro secondo lavoro “Siberia” e le canzoni “Neo Grigio” e “Amsterdam”…mi ricordo i Gaznevada dei dischi “Sick Soundtrack” e “Dressed to Kill” come il gruppo più originale (e forse sottovalutato) della new wave italiana…mi ricordo i Litfiba del loro disco di esordio (solo quello) “Desaparecido” e le splendide “Istanbul” e “Pioggia di luce” (in verità mi ricordo anche la colonna sonora, molto bella, dell’opera teatrale “Eneide” e i “singoli” che hanno pubblicato prima del disco d’esordio)…mi ricordo i Neon e il loro riuscito e fantastico “ibrido” tra musica elettronica e dark…mi ricordo i Monuments e la loro ipnotica elettronica glaciale di stampo tedesco…mi ricordo i devastanti e geniali Pankow…mi ricordo i Denovo dell’irresistibile “Niente insetti su Wilma”…mi ricordo il post-punk alla Cure dei Deaf Ear e le loro chitarre di “cristallo”…mi ricordo i “dark” Viridanse e il loro “cesellato” brano “Benvenuto Cellini”…mi ricordo i decadenti ed “europei” Moda…mi ricordo i “fragili” Inox e i loro testi da ascoltare con attenzione…mi ricordo i “darkissimi” Petali del Cariglione…mi ricordo gli Out of Time e il loro essere molto “REM”…mi ricordo il post-punk elettronico “perfetto” dei Victrola…mi ricordo i “grandiosi” Krisma di Maurizio Arcieri e in particolare le canzoni “Many Kisses” e “Skyline”…mi ricordo “l’immenso” Garbo dei dischi “A Berlino…va bene” e “Scortati” con le indimenticabili canzoni “Vorrei regnare” e “Generazione”…

Mi ricordo i Visage…mi ricordo che erano una sorta di “super-gruppo” (si chiamavano così quelli nati da collaborazioni di differenti formazioni musicali) formato da Midge Ure (degli Ultravox), da Dave Formula (dei Magazine), da John McGeoch (dei Siouxsie and the Banshees), da Billy Currie (ancora Ultravox) e da Steve Strange (strambo ed inquietante personaggio delle notti londinesi di quegli anni)…mi ricordo il loro primo disco “Visage” come una sorta di “fotografia” musicale di un momento (di un movimento?) musicale sì, ma anche “sociale”, con incroci col “night clubbing” e il mondo della moda (delle mode) nella vivacissima Londra di inizio anni Ottanta (sembrava succedesse tutto lì, mentre io ero da un’altra parte, nella mia cittadina di provincia, dove non succedeva nulla)…mi ricordo la loro musica modernamente elettronica e splendidamente decadente e dal sontuoso “profumo” mitteleuropeo…mi ricordo che il disco era composto da brani che passavano dall’incedere “new dance” come “The Dancer” o “Tar” a veri e propri “prototipi” new wave come “Mind of a Toy” o “The Steps” fino al capolavoro musicale-estetico-concettuale (e in questo completamente anni Ottanta) della canzone “Fade to Grey”…

Mi ricordo il film “1997 fuga da New York” di John Carpenter…mi ricordo un “cattivo” e simpatico “Iena” (il protagonista Kurt Russell)…mi ricordo quando ho scoperto, vedendo il film in televisione nella stanza di un albergo di New York, che “Iena” in realtà nella versione originale americana si chiamava “Snake” (la “creativa” fantasia dei traduttori italiani aveva fatto un’altra “vittima”)…mi ricordo che quel film mi perseguitava nei miei viaggi, infatti mi è capitato spesso di accendere il televisore nelle stanze degli alberghi delle città più diverse e di trovarmi davanti il faccione finto cattivo di “Iena-Snake-Kurt Russell”…mi ricordo che è successo ad Amsterdam, a Barcellona, a Berlino, a Parigi, a Copenaghen, a Bruxelles, a Londra, e in questo modo ho sentito parlare “Iena-Snake-Kurt” in tantissime lingue diverse…

Mi ricordo una cassetta…sì, proprio un nastro musicale edito dall’etichetta indipendente Factory (per capirci quella dei Joy Division e dei Cabaret Voltaire)…mi ricordo che quella cassetta si intitolava “From Brusselles with love” ed era un piccolo oggetto di culto (io purtroppo l’ho prestata a qualcuno e non l’ho più rivista, come molto materiale dell’epoca)…mi ricordo che mi era molto piaciuta l’idea di pubblicare una cassetta-compilation di gruppi “alternativi” europei…mi ricordo canzoni assolutamente decadenti, elettroniche, dark, romanticamente crepuscolari…mi ricordo in particolare gli A Certain Ratio col loro funky bianco spruzzato di Joy Division, l’elettronica “umana” di Thomas Dolby, la new wave sublime dei belgi Names, le sperimentazioni di Michael Nyman, le bellissime invenzioni, ancora elettroniche, di Bill Nelson…mi ricordo che c’erano molte altre cose, come un “intervento” di Brian Eno (se non ricordo male un’intervista), e uno di John Foxx (mito crepuscolare mitteleuropeo per eccellenza), e l’attrice Jeanne Moreau accompagnata da un pianoforte…mi ricordo quella cassetta come qualcosa di molto prezioso…

Mi ricordo la Transavanguardia italiana…mi ricordo che era un gruppo formato da cinque artisti: Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Francesco Clemente, Sandro Chia e Mimmo Paladino, riparati sotto “l’ala protettiva” critica di Achille Bonito Oliva…mi ricordo che in pratica erano nati come corrente artistica in aperta antitesi all’Arte Povera degli anni Settanta teorizzata criticamente da Germano Celant…mi ricordo che a me sembrava una sorta di lotta di potere tra due critici italiani (e i loro “accoliti”)…mi ricordo che tanto l’Arte Povera era minimale, ambientale, realizzata con materiale di recupero (o presunto tale) e caratterizzata da enormi “installazioni” concettuali, tanto la Transavanguardia era ritorno alla pittura, all’uso tradizionale di tele colori e pennelli, al ritorno di “figure” espressioniste coloratissime…mi ricordo come in poco tempo Achille Bonito Oliva era riuscito a trasformare cinque artisti sconosciuti in vere “star” dell’arte contemporanea…mi ricordo che la Transavanguardia era più famosa e popolare a New York e in Germania che in Italia…mi ricordo anche i prezzi spropositati raggiunti dalle opere degli artisti della Transavanguardia…

Ora voglio “reiterare” un ricordo già “ricordato” in questo libro…mi ricordo “solo” Ian Curtis, il cantante dei Joy Division, che, il 18 maggio del 1980, si è suicidato, impiccandosi…mi ricordo che aveva 23 anni…mi ricordo “Love will tear us apart”…mi ricordo “She’s lost control”…mi ricordo “Decades”…mi ricordo “Trasmission”…mi ricordo “Warsaw”…mi ricordo “Dead souls”…mi ricordo “Atmosphere”…

Mi ricordo il “grandioso” film “Koyaanisqatsi” di Godfrey Reggio…mi ricordo il veloce e seducente scorrere di immagini prima “naturali” per poi finire in una apoteosi di paesaggi urbani, di incontrollabili metropoli…mi ricordo che il film era reso ancora più fantastico dalla musica minimale e fascinosa di Philip Glass…mi ricordo di averlo visto su uno dei primi schermi giganti di una birreria, di proprietà di un mio amico, ma prima dell’orario di apertura…pochi amici e molte birre…

Mi ricordo i Blancmange…mi ricordo la loro musica elettronica fascinosa e sensuale, melanconica, ma anche divertente e giocosa…mi ricordo che erano in due: Neil Arthur alla voce duttile e avvolgente e Stephen Lunscombe alle tastiere, alle drum-machines e altre “diavolerie” elettroniche…mi ricordo che in quel periodo erano molti i gruppi (specialmente di musica elettronica) formati da solo due elementi: mi ricordo i tedeschi D.A.F., gli inglesi Soft Cell e Yazoo, i francesi Kas Produkt, gli italiani Monuments e gli americani Suicide…mi ricordo il loro primo disco “Happy Families” e alcune canzoni veramente belle e dal ritmo incredibile, come la geniale “Feel Me”, la veloce e incisiva “I can’t explain” e la irresistibile “Living on the ceiling”…mi ricordo quel loro primo lavoro come uno dei dischi più belli di quell’anno: era il 1982…mi ricordo anche il loro secondo disco “Mange tout” e in modo particolare la canzone-gioiello synth-pop “Blind vision “…

Mi ricordo il gruppo americano (di New York) Polyrock…mi ricordo il loro primo disco (omonimo) prodotto (e in alcuni brani suonato) niente meno che da Philip Glass…mi ricordo il “minimalismo” di Philip Glass che si amalgama perfettamente con i riff di chitarra alla Velvet Underground o alla Feelies creando una musica inedita di rara bellezza…mi ricordo anche il loro secondo lavoro “Changing Hearts” dove le influenze si spostano verso un “suono” più europeo, decadente, con maggiori interventi di tastiere assolutamente new wave (come se dei modernissimi Roxy Music suonassero come i Cure che suonano i primi Talking Heads, o qualcosa del genere)…mi ricordo che mi piacevano veramente tanto i Polyrock…

Mi ricordo un film “disperatamente” bello: “Gente comune”…mi ricordo che era il primo film da regista per Robert Redford…mi ricordo che era il 1980…

Mi ricordo il disco “Heaven is waiting” dei Danse Society…mi ricordo una musica “dark” raffinatissima…mi ricordo il suono suggestivo, sapiente e vellutatamente gotico delle tastiere…mi ricordo in modo particolare due canzoni: “Heaven is waiting”, pura “dance” oscura e “2000 light years away from home”, cover da brividi insieme freddi e caldi del mitico brano dei Rolling Stones…

Mi ricordo i Dali’s Car…mi ricordo che il gruppo era formato da Peter Murphy (ex tenebroso cantante dei Bauhaus) e da Mick Karn (eclettico ex bassista dei Japan)…mi ricordo il loro unico disco dal suono elettronico suggestivo e colorato come una sorta di pura “arte contemporanea sonora”…

Mi ricordo i Blue Nile…mi ricordo la loro musica notturna ed avvolgente…mi ricordo il suono delle tastiere ipnoticamente rallentato…mi ricordo l’eleganza di canzoni preziose e lontane da qualunque “etichetta” e “tendenza”…mi ricordo il loro primo disco “A walk across the rooftops”…mi ricordo che il loro secondo lavoro “The hat” (bello e prezioso come il primo) arrivò solo dopo cinque anni, alla faccia dei gruppi che sfornavano un disco all’anno (magari pessimo) solo per esigenze “contrattuali”…

 Mi ricordo i (miei) migliori dischi del 1981:

  • Japan “Tin drum”
  • New Order     “Movement“
  • Siouxsie and the Banshees “Ju Ju”
  • D.A.F. “Gold und Liebe”
  • The Cure   “Faith“
  • Grace Jones “Nightclubbing”
  • John Foxx “The garden”
  • Yellow Magic Orchestra “B G M”
  • Kraftwerk “Computer world”
  • Matt Johnson “Burning blue soul“
  • Psychedelic Furs “Talk talk talk”
  • Killig Joke “What’s this for”
  • Human League “Dare”
  • Heaven 17 “Penthouse & Pavement”
  • A Certain Ratio “Too each”
  • Polyrock “Changing hearts”
  • Simple Minds “Sons and Fascination”
  • Stranglers “La Folie”
  • Bauhaus “Mask”
  • Associates “Fourth drawer night”
  • Franco Battiato “La voce del padrone”
  • Garbo “A Berlino…va bene”

© Roberto Saporito