Giorno: 7 settembre 2014

Pillole da Mantova #4 – (vite di altri)

Il sabato, a Festivaletteratura, è un pieno di eventi straordinari; è la giornata che attira più pubblico. Il weekend è il tempo giusto per concedersi un po’ di bellezza qui a Mantova, un bicchiere di vino, del buon cibo, e un po’ di cultura. Son così tanti gli appuntamenti del penultimo giorno che, per seguirli tutti, si corre di luogo in luogo ‘pensando con i piedi’, recitando dentro di noi una sorta di ‘grazie senza fine’: quale straordinaria occasione è, infatti, immergersi nell’opera di autori che hanno toccato la nostra esperienza di lettori, di affamati divoratori di poesie e romanzi, per amplificare il senso della lettura? Soprattutto credo sia necessario porre l’attenzione sul tema dell’ascolto e sulla parola che si fa corpo (di cui avrò modo di parlare anche nei prossimi giorni, in ripresa e a supporto di questa tesi). Ed è proprio questo il punto del post di oggi: la fame di trame, di storie; la fame di voce. La fame di ‘parole’ non mi rende personalmente mai sazia sin dalla prima esperienza al Festival, dieci anni fa appunto. Avevo compreso che uno dei quid di Festivaletteratura è la possibilità di rendere due volte fisica l’esperienza della lettura. Mi diverte sempre molto assistere ad eventi in cui gli autori divagano aggiungendo al loro libro quella dose di aneddotica che ci fa entrare nelle loro vite, ma mi sorprende soprattutto poter ascoltare la loro voce, entrare nelle vite dei loro personaggi attraverso il loro linguaggio di tutti i giorni. Oppure entrare nel loro laboratorio, nella loro ricerca attorno ad una figura. Una chiave d’accesso ‘altra’ e, in alcuni casi, fondamentale.

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Quando dici Mantova # 4 – (felicità)

 

Michael Cuningham, foto di Richard Phibbs

Michael Cuningham, foto di Richard Phibbs

Approfitto di questo spazio, oggi, per fare due comunicazioni di servizio.
La prima è che ho incrociato Michael Cunningham mentre salivo le scale, e ho avuto la possibilità di stringergli la mano. Questo perché Festivaletteratura non è solo eventi (e sarà Michael Cunningham, alle 18:30, a chiudere il festival incontrando il pubblico a Piazza Castello), ma anche possibilità di incrociare senza preavviso il proprio autore più caro e regredire ad uno stadio preverbale quale nemmeno nei miei ricordi più foschi di interrogazione in chimica.
La seconda comunicazione mi serve a precisare alla mia redazione, che mi supporta e segue da un campo-base ideale di cura e consulenza in questa impresa a tempi stretti, che alla domanda “allora, come va?” la mia risposta non doveva essere “sono felice”.
Anna Marchesini ha detto qualcosa di magnifico, ieri, sulla felicità. Lei lo pronunciava e io mi rendevo conto, subito, di essere d’accordo, da sempre. Non è il suo obiettivo, ha detto, la felicità, né il suo interesse, né il faro della sua ricerca. Non lo è nell’osservazione del mondo, che per lei è anzi tesa verso una comprensione intima, rispettosa, del dolore; e non lo è nella costruzione della sua persona, o almeno non più dell’allegria, del dolore, della gioia, dell’infelicità, di tutte le espressioni estreme dell’essere viva, molteplice, presente. L’estasi, piuttosto: artistica, emotiva, estetica, è l’estasi, per lei, non la felicità, l’esperienza massima da ricercare.
Ripensando a questa riflessione, che già trovo perfetta per me come un ciondolino, mi tornava in mente un’altra modalità di gironzolare per il cosmo di cui mi sento grata di godere: lo stupore.
Ad esempio.
Fin dal primo momento ho avvertito un feeling con una particolare modalità del festival, che è quella delle “lavagne”: un palco, una lavagna di ardesia, gessetti, la gradinata della Basilica di Sant’Andrea a far da platea per il pubblico, e lezioni brevi, divulgative, di linguistica o di scienza o di scrittura musicale. Per rispondere allora alla mia redazione su com’è che mi sento qui, riferisco, spero senza imprecisioni, da una “lavagna” del fisico Carlo Rovelli:
1) Se volesse diventare un buco nero, la Terra dovrebbe comprimersi nello spazio di un centimetro.
2) Quello che succede al centro di un buco nero in un secondo dura dieci miliardi di anni per l’osservatore esterno.
3) Vari modi per essere certi che un buco nero esiste sono la presenza di stelle che danzano, stelle che si sgretolano e stelle che vengono mangiate.
4) Mentre scrivo, gli astronomi stanno seguendo il pasto di un buco nero, che ha la durata ridicola, in termini di tempo astronomico, di qualche mese.

© Giovanna Amato

Roberto Saporito – Mi ricordo gli anni Ottanta #1

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Da oggi, per quattro domeniche pubblicheremo un romanzo inedito di Roberto Saporito: Mi ricordo gli anni Ottanta. Oggi la prima puntata introdotta dall’autore. Buona lettura, buon viaggio, buon divertimento e buona nostalgia. (gianni montieri)

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Questo “piccolo” libro è liberamente ispirato al libro di Matteo B. Bianchi “Mi ricordo” (Fernandel, 2004), che a sua volta si è ispirato a un libro di Georges Perec “Je me souviens” del 1978, e che a sua volta si ispira al libro di Joe Brainard “I remember” del 1970.

L’idea era semplice: una lista di memorie di poche righe, che iniziavano tutte con le parole “I remember…” (Mi ricordo…).

 Io mi ricordo gli anni Ottanta…

 Io mi ricordo i “miei” anni Ottanta…

***

Mi ricordo gli anni Ottanta #1

 

*

“Le sole cose che appartengono davvero al

passato sono quelle dimenticate.”

(Susan Minot)

 

 

“Il passato remoto rappresenta l’unica innocenza

e pertanto è necessario conservarlo.” (Don DeLillo)

 

 

“La grande fregatura del non avere un futuro,

è credere che il passato sia sempre meglio del

presente. Peccato dover ammettere che certe

volte è vero.”

(Pino Cacucci)

 

 

 

 

 

Mi ricordo che nel 1980 veniva pubblicato il libro “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli…mi ricordo un libro bellissimo…mi ricordo quel libro come l’inizio di un’epoca…

Mi ricordo che era il 1982 e vedevo per la prima volta Palazzo Nuovo (la sede delle facoltà umanistiche di Torino) e che mi sembrava spaventosamente vecchio

Mi ricordo il video della canzone “Fade To Grey” dei Visage

Mi ricordo la New Wave (che ho sempre associato al bellissimo termine francese Nouvelle Vague)…mi ricordo di aver pensato che avevo trovato la mia musica…

Mi ricordo i New Romantic…

Mi ricordo il Dark…

Mi ricordo il Post-Punk…

Mi ricordo il Techno-Pop…

Mi ricordo che tutto aveva un’ etichetta…tutto…

Mi ricordo che il 18 maggio 1980 il cantante dei Joy Division Ian Curtis moriva suicida: aveva ventitre anni…e io diciotto…

Mi ricordo il libro “Le mille luci di New York” di Jay McInerney…

Mi ricordo  “Meno di zero” di Brett Easton Ellis…mi ricordo di aver trovato in quel libro un “metodo di scrittura” che potevo fare in qualche modo mio…

Mi ricordo “Ballo di famiglia” di David Leavitt…

Mi ricordo Fernanda Pivano simpatica “scopritrice” di talenti letterari americani…

Mi ricordo Raymond Carver…mi ricordo di aver pensato la stessa cosa che ho pensato dopo aver letto “Meno di zero”…

Mi ricordo la discoteca Big Club di Torino e le serate New Wave del giovedì “Night for Hero” con Mixo come DJ…

Mi ricordo la discoteca  Tuxedo (sempre a Torino) e le serate New Wave del martedì con Alberto Campo e Renato Striglia…mi ricordo che ballare la musica che mi piaceva era veramente una bella esperienza…

Mi ricordo il concerto memorabile dei Neon (gruppo New Wave di Firenze) a Torino, al Tuxedo…mi ricordo in particolare la canzone “My blues is you”…

Mi ricordo i Japan, i Cure, gli Smiths, Adam & the Ants, i Bauhaus, i Cabaret Voltaire, i Devo, John Foxx, gli Human League, i Joy Division, i Magazine, Siouxsie and the Banshees, i Soft Cell, gli Stranglers, gli Ultravox, gli Associates, i Cars, i Cocteau Twins, i D.A.F., i Gaznevada, i New Order, i The The, gli Orchestral Manoeuvres in the Dark, Gary Numan, i Kraftwerk, i Wire, i Depeche Mode, i Pankow, gli Yello, i Monuments, i Deaf Ear, gli Heaven 17, gli Yazoo, i Pet Shop Boys, i Pink Industry, Echo & the Bunnymen, i Killing Joke, i Wall of Voodoo, i Polyrock, i Dead Can Dance, i Sisters of Mercy, i Names, i Danse Society, gli Scritti Politti, i Souther Death Cult, i Glove, i Wolfgang Press, i B-52’s, i Feelies, i Blancmange, …mi ricordo che la musica era veramente importante…

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