Marco Scarpa: poesie da Mac(‘)ero e alcuni inediti da “Il Bene”

Anna Toscano - da "Marina delle fatiscenze", 2011

Anna Toscano – da “Marina delle fatiscenze”, 2011

 

Poesie tratte da Mac(‘)ero (Raffaelli Editore, 2012)

 

I crolli, le cadute, i cedimenti

la linea dorata che si spezza e i gesti

veloci a coprire gli ingombri, i segni

interi progetti tornati su due piani

e le colpe rimaste tra le ceneri e le crepe.

“Si poteva fare diversamente, gettare le assi

con più raziocinio, capire prima

cosa non avrebbe retto, lucidamente

prepararsi allo sgretolio”.

*

 

C’era spazio vuoto e si sono costruiti

incroci a perdersi, intrighi di metallo

tra zolle che sgusciavano via dal grezzo.

La perfezione, l’intaglio

…………………………………si limava

ogni angolo, ogni curva era viva

la vita priva di intralci.

…………………………….“Così non sbatti

da nessuna parte e dovesse capitare

non ti farai male”.

Le ossa, gli arti, le parti attive

fuori servizio, da pensionare:

lo scheletro era la casa forte

sicura, duro il metallo, spesse

le travi ma più nulla da temere,

nulla da sorreggere, i tessuti lassi,

la perfetta simmetria dei muscoli

al creatore.

………………Tutto si poteva fare

in maniera semplice e lo si guardava

accadere, a distanza.

 

*

Le case cadevano a pezzi, cedevoli

lo erano tutte e il crollo era una parte,

l’altra rimaneva attaccata ai mattoni storti

ai loro colori capitolati. La resa, la disfatta

non usciva allo scoperto, se ne stava

rintanata tra le pietre più basse, quelle

su cui frana tutto e da lì non si spostano.

 


*

Sapersi cresciuti, privati di metri

tra le radici, le fitte trame, le strade

tra i reticoli espansi scorgere

…………………………le cose impedite

il taglio netto dei cortili,

la risacca dei giorni, le presenze

perse in lampi, riassunte in nomi

attaccati uguali alle porte e noi

…………………………..dentro ad aspettare.

 

*

Dalla raccolta inedita “Il Bene”

 

La mano si solleva per l’ultima domanda

di fronte agli occhi dei bravi e di quelli

che sanno aggiustare tutte le storie. Qui

non piomba nessuna granata perché loro

vedono lontano, localizzano il problema

sanno dire addio quando addio è vena cava

e nelle tasche hanno sassi e cianfrusaglie

per stare con le braccia attaccate alle gambe

e la paura la nascondono dentro i calzini

sotto i piedi pesanti per camminarci sopra

fino a che la paura non è stanca e si arrende.

Poi viene la sera, si benda il ricordo

………………………………………e la risata dice

che tutto è finito e si può vivere in pace.

 

*

Sta ancora aspettando la comparsa

di un’ipotesi plausibile, una qualche

teoria vaga, con denti da latte, trovata

di frodo, un pensiero lineare, limpido

che sappia ridurre in grani la questione

righi la scorza dura, la corazza, che riesca

a spiegare senza inganni quale bene

sia il migliore, quello più corretto

………senza coda che trascini sporcizia,

………….intrichi, cose turpi, il bene puro

………veloce più del male, dal chiarore certo.

 

*

Era confinata tutta nella balza

l’idea insicura dello spaesamento

all’altezza del tallone, dove il piede

mostra il passo a venire.

Pure camminare era un atto preciso

da fare non a caso, come una preghiera

dentro un codice scritto, alla maniera

dei colleghi più in vista. Naturale

l’accostamento, pochi particolari

per riconoscere il contatto, l’asse che regge

le frasi e le conferme, le parole dette

per non dire nulla, assomigliandosi ovunque.

 

*

La capacità di individuare la giustizia

veniva premiata con medaglie e altre

goffe celebrazioni. Erano procedimenti

riconosciuti, oliati e non mancavano

folle di giudici attenti a sentenziare

chi aveva ragione.

 

………………………Era nota la forma

di cosa fosse giusto, bastava attenersi

………alle direttive per fare strada

ambire alla vetta, mostrarsi pronti

…………………….per essere promossi.

 

………………….I giudici dicevano ai giusti

di continuare la specie, di stare all’erta,

non mettere in disordine il lavoro di anni.

 

*

Oggi presentiamo su Poetarum Silva alcuni testi editi ed inediti di Marco Scarpa. Una seconda uscita corredata da una breve nota critica apparirà sul blog il prossimo 12 settembre. Vi inviterei a leggere queste poesie con una colonna sonora di sottofondo che posto in coda a questo post.

Alessandra Trevisan

*

scarpaMarco Scarpa è nato a Treviso nel 1982. Laureato in Ingegneria Biomedica, lavora nel campo medicale. Per quanto concerne la poesia ha collaborato con il teatro Comunale di Vicenza, inserendo sue poesie collegate alla musica, nell’ambito della stagione di musica sinfonica 2011/2012. Ha pubblicato nel 2012 il libro Mac(‘)ero Raffaelli Editore (Rimini). Si dedica inoltre all’organizzazione di incontri di poesia in luoghi spesso inusuali, gravitando tra Treviso e la sua provincia.

6 comments

  1. Aspettiamo con curiosità il secondo post. Avrà inediti? La poesia di Scarpa, a mio modo di vedere, sta cambiando in fretta, diviene più fruibile senza perdere in profondità.
    Intanto un caro saluto a Marco (e Alessandra).

    Francesco t.

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  2. Grazie davvero a Poetarum Silva (e nello specifico a Alessandra) per lo spazio nel vostro sito.

    Ho apprezzato molto sia la foto iniziale di Anna Toscano (specchio silenzioso di molte parole) e la musica che avete suggerito di ascoltare. Parlo da amante della musica e di molte sue sfaccettature sperimentali e quel pezzo registrato in Portogallo sa avvolgere senza soffocare.

    E grazie a Francesco, Gianni e Andrea (mi permetto di chiamarvi per nome anche se non vi conosco tutti personalmente). Sicuramente la scrittura si evolve e non smette di farlo. Sono tempi strambi e la scrittura ne risente, sbandando e riallineandosi, tentando stacchi e rotture. Speriamo si evolva ancora.

    Intanto buona giornata,
    Marco

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