Giorno: 17 agosto 2014

Reloaded (riproposte estive) #10: Costanza Quatriglio e l’impresa Terramatta

 

costanza_quatriglio

 

Dal 16/7 al 31/08 (il mercoledì e la domenica) abbiamo deciso di riproporre alcuni articoli di qualche tempo fa, sperando di fare ai lettori cosa gradita, buona estate e reloaded (La redazione)

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Accadono fatti importanti la cui narrazione mediatica sempre più spesso lascia il posto all’ironia (anche se spesso ci sarebbe da piangere), davanti alla presa di coscienza dello sfalsamento del punto di vista e un montaggio prevedibile che evidenzia il contrappunto della retorica. E’ diventato allora quasi “inevitabile” (e si svelerà presto il virgolettato) rivedersi “Terramatta” di Costanza Quatriglio, non solo alla luce dei meriti e dei riconoscimenti che il film e l’autrice hanno ricevuto e continuano a ricevere (è di questi giorni la programmazione del film al festival del cinema europeo di Buenos Aires, oltre alla candidatura del recente “Col fiato sospeso” ai Nastri d’Argento), ma soprattutto dopo una chiacchierata con la regista durante il nostro incontro a Latina, in quanto entrambi autori invitati da Satta e Esposito dei Tetes de Bois  per la presentazione di “Munnizza” e dei cento pizzini dedicati a Peppino Impastato . Anche in quel caso, l’inevitabilità di una memoria da tenera viva col linguaggio.

Vincenzo Rabito era uno dei ragazzi del ’99, nato in Sicilia e mandato a combattere a Gorizia, quella terra tanto lontana e “aldilà dei confini”, “inafabeto” si’ ma con occhi e orecchie così lucidi e attenti su una contemporaneità da cui sembra aver succhiato quelle parole per poter narrare attraverso una lingua inventata tutto ciò che la vita sembrava gettargli addosso. Finita la guerra infatti tornerà poi a Chiaramonte Gulfi per iniziare a scrivere le sue storie, quelle che poi saranno raccolte in un diario dattiloscritto di 1027 “pagene” unite in 7 quaderni da uno spago. milioni di parole unite da una punteggiatura estenuante in un italiano arrangiato, adeguato al sentire, un significante che assume significato nella sua complessità vocale, nel suo essere esclusivamente narrazione interiore in relazione vocale col mondo esteriore; necessità di raccontare e presa d’atto consapevole della necessità di svincolarsi da quell’ignoranza, endemica come la fame, che è volutamente l’alibi per una storia (sia essa sociale, politica, economica, geografica) che si lascia subire dall’umanità intera. Vincenzo Rabito condurrà così la sua guerra all’ignoranza, arrivando a prendere la licenza elementare a 35 anni e portando i suoi figli alla laurea; muore nel 1981 e le sue memorie, premiate nel 2000 nel concorso diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano sono state poi pubblicate da Einaudi.

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