Giorno: 9 agosto 2014

Angelo Maria Ripellino: alcune poesie

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Oggi si propone una selezione di testi di Angelo Maria Ripellino tratti da tre raccolte tutte edite da Einaudi e considerate le più diffuse della sua produzione: Notizie dal diluvio (1969), Sinfonietta (1972) e Lo splendido violino verde (1976). Anche questo post, come altri in passato dedicati ad autori quali Ortese, Ramondino, Morante, Bellezza (ma anche qui e qui), non ha la pretesa di entrare esaustivamente nella poesia del noto slavista ma si limita a restituire una piccola parte della bellezza che ci ha lasciato, della ricchezza piena di «invenzioni, estro linguistico, accese fantasie metaforiche, enumerazioni» e molto altro che sono i suoi versi, come si ricorda nella quarta di copertina all’edizione Einaudi 2007. Nella stessa, che comprende le tre opere in un solo volume, Alessandro Fo evidenzia come la poetica di Ripellino si muova su due assi: da un lato vi è la partecipazione emotiva, la fantasia, l’anticonformismo, la capacità di servirsi di un «gusto per lo spettacolo che si esprime nelle improvvise epifanie di soggetti inattesi» (i temi); dall’altro il poeta si esprime con «un linguaggio coltissimo, eccentrico, virtuosistico» (dunque l’asse della lingua). Ripellino si è sempre considerato un traduttore prestato alla poesia (si dedicò a lungo alla lirica e al teatro russo, traducendo Pasternak, Chlebnikov, Holan e molti altri). Si sentiva uno straniero che attraversava una terra misconosciuta. Questa posizione autoriale pare confermata nelle parole critiche di Alfonso Berardinelli, ad esempio, il quale vede in Ripellino l’utilizzo di una lingua quasi artificiale nel verso italiano, di un ‘italiano poetico’ proveniente cioè dalla sua attività lavorativa, e in questo Berardinelli lo avvicina a Ferruccio Masini e Roberto Sanesi  [n.d.r. posizione espressa durante la presentazione di Anna Maria Carpi presso l’Ateneo Veneto di Venezia, il 25 maggio 2011]. Ma il compendio delle esperienze e della sua cultura, del suo lavoro e del suo approccio con il mondo determina nei versi di Ripellino una forza peculiare. E quest’ultima è una caratteristica di stile, perché l’autore arriva con i suoi strumenti dove altri non accedono (!); e si può azzardare quindi ad avvicinarlo anche ad un altro autore, noto per le sue prose, i racconti, l’attività giornalistica: Goffredo Parise poeta. Ripellino possedeva la capacità di eseguire un montaggio libero e aperto in versi come poi farà Parise, come se il testo fosse una partitura ricca di possibilità espressive (in questo senso, ‘invenzioni’) e il poeta, un compositore. Un punto di vista che meriterà un approfondimento tenendo conto di due fattori: per alcuni autori non è sempre appropriata la collocazione all’interno di una linea poetica certa, soprattutto se la loro scrittura si nutre di specifiche spinte, caratteri che moltiplicano la lettura non facile; trattandoli come ‘soggetti altri’, tuttavia, si può rischiare di incappare in un discorso che distoglie l’attenzione dal testo e si focalizza sull’autore, perciò si sbaglierebbe l’approccio. Ultima nota: nel 2006 Nino Aragno editore ha pubblicato POESIE PRIME E ULTIME a cura di Federico Lenzi e Antonio Pane. Presentazione di Claudio Vela. Introduzione di Alessandro Fo. Il volume comprende le raccolte d’esordio Non un giorno ma adesso (Grafica, 1960) e Fortezza d’Alveria e altre poesie (Rizzoli, 1967), e Autunnale Barocco (Guanda, 1977), tutte le poesie sparse edite in vita in riviste e antologie nonché tutti gli inediti sinora rintracciati.

Alessandra Trevisan

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da Notizie dal diluvio

Cresce dal bianco e nel bianco si scioglie,
così da non essere né da esser cresciuto,
eppure cresce e non potrà farsi nero,
né oggetto né limite, e non avrà mai volume.
Di bianco in bianco, appena percettibile
solo ad occhi invaghiti, filiera di luce,
che avvampa e si affioca in uno spazio infinito,
che sorge ed annega in un precipizio prospettico,
timidezza che nega persino i vezzeggiamenti,
che preferisce l’assenza alla cattura,
fuga in filigrana, galassia con frange di lacrime,
disperatissimo imbroglio: un amore che dura
ormai da vent’anni.

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