Giorno: 6 agosto 2014

Reloaded (riproposte estive) #7: O la colpa o la morte: una nota su “Il cane di Pavlov” di Vincenzo Frungillo

 

frungillo

Dal 16/7 al 31/08 (il mercoledì e la domenica) abbiamo deciso di riproporre alcuni articoli di qualche tempo fa, sperando di fare ai lettori cosa gradita, buona estate e reloaded (La redazione)

 

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Vincenzo Frungillo, Il cane di Pavlov. Resoconto di una perizia, Edizioni d’If  2013 

di Luciano Mazziotta

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La rappresentazione della storia e delle nevrosi è sempre stata una delle tematiche fondamentali della poetica di Vincenzo Frungillo. Già in Fanciulli sulla via maestra (Palomar 2002) si avvertivano i primi sentori, ma il tutto diveniva più dirompente in Ogni cinque bracciate (Le lettere 2009) e in Meccanica pesante (Marcos y Marcos 2012). Nel primo poema la storia delle nuotatrici della Germania dell’Est era interrotta dall’exploit di Ute che, quasi nella forma di una seduta psicanalitica, parlava ed al contempo si confessava di fronte al padre. In Meccanica pesante, d’altra parte, si ritrovava la Confessione di Novella, all’interno della sezione, intitolataIter stultorum, dedicata alla crociata dei fanciulli. In entrambi i casi, dunque, avevamo un monologo di una donna che rivelava le proprie colpe nell’ambito di una trattazione più specifica sui macroeventi storici.
Fin qui, però, si trattava esclusivamente di sequenze, sequenze di un “io” strappato agli eventi e messo di fronte alla propria coscienza.
Con Il cane di Pavlov Frungillo decide di non concedere più cornici ma fa di un monologo-confessione il centro del suo nuovo poemetto.
Il cane di Pavlov è, per l’appunto, il monologo di una impiegata media chiamata a confessare per la morte di un collega, complice e vittima allo stesso tempo di pratiche sadomaso, cui l’intraprendente donna e il più timido e inetto uomo si dedicano nel fine settimana, nei giorni, dunque, di pausa lavorativa.
Questa sintesi mette alla luce alcuni elementi di novità nella poetica di Frungillo rispetto ai poemetti precedenti, anche se, più che di vero e proprio nuovo, si potrebbe parlare di entropia e fuga dal controllo di tematiche che ancora erano rimaste inespresse o represse nelle opere precedenti.

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