Giorno: 1 agosto 2014

Intervista: Fabio Pusterla

2

La poesia di Fabio Pusterla in un nuovo importante atteso libro, in uscita a settembre per Marcos y Marcos. Ecco l’intervista realizzata da Cristiano Poletti:

 

1. Cominciamo dal titolo, Argéman: “lingue di neve perenni sotto bocchette inaccessibili” ne sarebbe una definizione. Perché la scelta di questo termine? Da dove proviene, e che significato ha nella rappresentazione dell’opera nella sua interezza?

È sempre curioso e sorprendente il modo in cui le parole ci raggiungono. Questa, “argéman”, mi è stata regalata da un saggio giardiniere di una valle ticinese, Emilio Tognola, padre di una mia carissima amica e collega, che ogni tanto mi manda dei piccoli regali: una pianta, dei fiori, qualche ortaggio, a volte delle parole, perché sa che mi piacciono. “Argéman” deve essergli sembrata una parola abbastanza strana e misteriosa per attirare la mia attenzione, e così è stato; non la conoscevo, e del resto non la conosce quasi nessuno; ho fatto qualche ricerca, me la sono covata per un po’ e qualche tempo dopo è nata una poesia con lo stesso titolo. Più avanti, mentre i testi che avrebbero poi composto questo nuovo libro cominciavano a lievitare, mi sono accorto che proprio in questa parola, e nei suoi significati contrastanti, stava forse il senso di ciò che provavo a fare. L’argéman indica, è vero, una lingua di neve, con tutto ciò che questa immagine porta con sé (luce, candore, parola, speranza di un oltre, per esempio); ma indica anche il movimento che l’ha condotta a valle, frana o slavina, distruzione, catastrofe. E in questa ambivalenza credo di ritrovare il mio stato d’animo di questi anni.

 

2. Se è plausibile richiamarci al percorso poetico passato, quali altre “terre emergono” in questo nuovo libro?

Non so se posso rispondere; io naturalmente spero che emergano nuove terre, o nuovi lembi di terra; cioè nuovi frammenti di verità. Ma quali potrebbero essere? Saranno semmai gli altri a dirlo. Il mio sguardo, credo, non ha cambiato direzione, e continua a frugare nei luoghi che da sempre l’hanno attratto: margini, zone di contatto e di disagio, attriti. Forse, rispetto al passato, sento in me un accresciuto senso di smarrimento, e un accresciuto desiderio o speranza. Sembra un paradosso, e certo lo è. Viviamo in un’epoca paradossale.

  (altro…)