Giorno: 8 luglio 2014

Lucia Marilena Ingranata – Io e Lucia (alcune poesie e una breve nota)

marilena

Lucia Marilena Ingranata – Io e Lucia – Edizioni Noubs, 2014 – € 15,00

Questa è una raccolta dove contano molto le mani e i piedi. Mani che toccano e che lasciano stare, mani che fanno ordine, che accarezzano e poi si chiudono in un abbraccio, mani che ragionano, che accompagnano alla porta, che la porta la richiudono. Mai a doppia mandata, mai per sempre. Piedi, piedi che vanno e che restano, piedi sulla soglia e piedi dentro casa: Ho avuto un dolore che mi teneva lontano dalla porta. Piedi che camminano accanto ad altri piedi, piedi che vanno all’indietro. Piedi che, come le mani, sanno ragionare, e raccontano. Io e Lucia è un libro fatto di case, di mobili, di vecchie fotografie, immagini sbiadite a cui manca qualcosa, di cucine, di giardini, di madri e figli, di amori di schiena, che escono di scena e che ritornano. Di oche. Qualcuno potrebbe dire che è un libro semplice, io dico che è un libro chiaro. Poesie che raccontano molto e molto fanno vedere. Una vita, una lunga storia, si può vedere con chiarezza solo spostando un oggetto, spolverando, o facendo ordine in un armadio. I versi di Lucia Marilena Ingranata fanno questo e non è poco. Non è poco sentire la stessa malinconia di chi ha scritto e provare, ogni tanto, la stessa nostalgia.

© Gianni Montieri

 

*
Ipotesi di stagione

Sai fare ritorni così belli, un reduce
girato l’angolo il suono di fanfare.
Qui ci sono poche cose nuove, ci sono io
la fretta e il frigo pieno, la gonna viola

Il tempo dei fiori scomposti, delle acque piovane
dei fuochi. Ipotesi di un’altra stagione
mi è stato detto. C’è margine d’errore
anche nella saggezza dei vecchi – quando dicono –

Io fingo un’unica stagione e fingo il passo
ché voglio ancora i tuoi aggettivi irriverenti
e le parole dure – a penetrare –
ancora un poco, ancora un po’, un poco ancora.

*

Bruciatemi se muoio

Sono arrivata tardi e ancora arranco
i miei fratelle sono già lontani
l’errore è stato di ripartizione.
Ho sempre avuto dubbi su mia madre.

Diceva troppo spesso che ero bella
ma aveva lenti doppie e poi mi amava.
Da quando se n’è andata non mi guardo
non serve, tanto so che faccia fare.

I denti del giudizio li ho lasciati
dentro una scatolina di cartone
con un foglio che spiega chi non sono

bruciatemi se muoio, col vestito
quello nero che mi fa tanto snella
ultimo vezzo di femmina ostinata.

*

Ti hanno allineato alla rigidità del legno
senza rosari né testamenti – a dire –
ed io torno ogni quattro passi aspettando
un gesto.

Ma qui nemmeno l’aria ha movimento.

Il mormorio mi placa, aggiusta un poco
il cuore dentro la giacca grande.
Che cosa resta di un padre che muore?

*

Il mare in casa

C’è stata poi un’età di mezzo, qualche allergia
una lotta di cani e tutto quell’andirivieni di candele
accese per le mie genuflessioni.

Com’ero buona, zitta e fedele (una mano tra le gambe)
il mare in casa. Tu sei mancato per erosione.
Adesso sei l’unico di cui conosco i piedi.

*

Mi riconsegno al nero

Dicevi della gatta – ha partorito –
e che saresti partito molto presto
i viaggi lunghi vanno fatti adagio.
Oltre il cancello consumo un occhio

con quello rimasto vado a capo
guardo a lungo le cose, poi le amo
a seconda del colore.
Domani mi riconsegno al nero.

*

Tu dormi altrove

È improbabile il blu di questa stanza
e il sospiro del letto è una menzogna
come il glicine finto che ho comprato.

Qui cadono le foglie dai lampioni
senza di te appassisce anche la luce
mi servono gli occhiali per amarti.

Non dormire altrove, vieni

a raccontarmi storie superate
trascritte nei quaderni dei tuoi anni
e mettimi alla fine, dopo il punto.

***