Giorno: 30 giugno 2014

Per Pier Mario Vello (1 ottobre 1950 – 29 giugno 2014)

Mario Vello, Utopia di una margherita (L'arcolaio, 2010)
Mario Vello, La casa sonora (L'arcolaio, 2011)

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da Utopia di una margherita (2010)

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L’arte della parola

“Una vera arte della parola − dice lo Spartano −
.  senza essere connessa alla verità
non esiste né mai esisterà”. Così riferisce Platone.
.  Né la poesia − bisognerebbe aggiungere −
senza una connessione con l’umanità.

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Rinascere

Chi è il sussurro, chi sono le onde?
L’acqua increspata ci rincorre come
qualcuno che chiama alle spalle
e ci tocca e gira come un vento improvviso.

Emerge il vivere per tutti
da un cavo di mare profondo.
Siamo in tanti ad essere alzati,
vibranti onde nella luce.

Piango perché sono intessuto alla morte
sasso scagliato alla fragile tempia
pietra piombata muta nel profondo.

E come un latrato dal fondo
mi grida dentro un crudo
un amore di rinascita ancora.

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Il risveglio

Se non fossimo come sassi nel sonno!
Il lume è strappato alla sua stoppa
muore nello spiraglio. Almeno tu
vai dritto in fondo alle cose.

Il vento forza il cancello.
Viviamo in fondo a soporifere fosse.
Parola, leva il buio che intoppa le cose.
Togli il sonno, e la pace, dove tocchi!

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da La casa sonora (2011)

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Aspettando

In una notte del freddo febbraio
una fascia di nuvole bianche è salita
da oriente fino a metà del cielo.

Nessun angelo ci viene incontro
lungo il viale bagnato tra i pioppi spogli
nell’aria che odora di neve.

Sarà tristissimo alla fine vedere la vita
dal fondo del filo mangiato degli eventi.
Sotto − in verticale − le stelle.

Odiosa questa corsa continua delle terra
che si tuffa nel lato buio del cosmo.
Vorrei più tempo per stare con te

.                                             e sorridere.

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La tessitura

Lavorano nell’ora del lapsus di luce
nei cortili spenti sul dorso del mondo virile
nel sopore notturno quando ovunque calmato
è il senso nella diastole d’esistere. Tre donne,
Lina, Clara, Pia nel labor vorticoso di flanella
con volo di mani, lane e cascate e zampilli.
Uno la madre, due la gioia bionda, tre la tristezza
che interroga muta. Cesio cesura cesoie
sul panno del tavolo sartoriale.
Tre schiene curve scialle silenzio e tre
scagnèl da stalla. Cucire dall’a con il b,
e l’omega della storia. Mettere estro
al nodo sotto la tela con premura
al tiro svelto, pollice e indie volando
in trama legando il filo, poi riemerso all’aria
d’intesa e gioia. Anche recidere.
Silenzio, favella e mutismo. Gelida
umidità d’imminente novembre, giù
discesa a fetida pastoia muta, alle porte,
ai nasi di cartilagine cava delle vacche
che risuonano al fiato così fragili.
A ogni silenzioso annodare un flash: la profezia,
l’epoca delle corse ai treni, il sole della piccola
opulenza utilitaria e proletaria, i tinelli lindi
il dito amputato di Paola in macelleria,
la malattia e le tre cose buone della notte:
il silenzio, la verità, l’immagine.

 

 

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Se nulla pubblico da Migranti è perché non conosco l’ultima raccolta di Pier Mario Vello (come pure non conosco la prima pubblicata per Manni). Ho conosciuto la sua voce quando pubblicò nel giro di due anni per L’arcolaio le sue due raccolte centrali, diverse l’una dall’altra per intonazione e architettura, ma soprattutto diverse, per me lettore, da tutto quanto avevo letto fino a quel momento. La parola, usata con sapienza, si offriva sia alla riflessione, alla meditazione, sia all’analisi della tensione tra l’umano e il divino (soprattutto con La casa sonora). Il tutto accompagnato da un’intelligente ironia che evitava al dettato di cadere nel tranello del retorico.
Pier Mario Vello è morto ieri, dopo una brevissima malattia. [fm]

.Mario Vello