Giorno: 29 giugno 2014

Mirano Oltre Libri & Musica, con la poesia di Vittorio Bodini e Lula Pena

MIRANO OLTRE libri & musica 2014 – VI^ edizione

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La sesta edizione di “Mirano Oltre”, rassegna che si svolge nel centro storico della cittadina di Mirano (VE), è senza dubbio quella con il più spiccato carattere internazionale. Lo testimoniano gli omaggi al Portogallo e all’Africa, ma anche la serata in cui il blues di New Orleans incontrerà i racconti “siberiani” di Nicolai Lilin. Ci piace inoltre ricordare come la poesia sia ormai diventata una presenza costante nella rassegna miranese. Non è poi così sottile quel filo che unisce il poeta salentino Vittorio Bodini – ricordato nel centenario della nascita e letto da Gianni Moi – a Patrizia Valduga, Wislawa Szymborska e Marcia Theophilo, protagoniste delle tre precedenti edizioni. Ad ospitare gli appuntamenti saranno i consueti suggestivi angoli del centro storico miranese, ormai luoghi–simbolo della stessa rassegna: Calle Ghirardi, Villa Belvedere, Piazza del Campanile del Duomo. A conferma del carattere internazionale che distingue anche la serata di apertura (1° luglio) dedicata al Salento – con la contagiosa pizzica tarantata del gruppo Officina Zoè, il maggiore e più noto specialista italiano di questo genere musicale – gioverà ricordare che Bodini è stato anche tra i più raffinati ed originali traduttori della letteratura spagnola. Sta suscitando molto interesse Il serpente di Dio (Einaudi), nuovo romanzo del giovane scrittore russo, ormai italiano d’adozione, Nicolai Lilin, che dopo la fortunata Trilogia Siberiana ambienta la nuova storia fra le montagne del Caucaso. Il suo racconto troverà un controcanto inusuale nel blues profondo e crudo, mai banale di Papa Mali, veterano cantante e chitarrista della Louisiana che il batterista miranese Marcello Benetti ha scovato a New Orleans, città dove vive da qualche anno (15 luglio). Di spicco la presenza a Mirano della quarantenne cantautrice portoghese Lula Pena, dalla voce roca e profonda, che scrive e canta come una poetessa (22 luglio). Con appena due dischi alle spalle, Phados (1998) e Troubadour (2010), la cantante di Lisbona è partita dal fado per andare “oltre al fado”, consegnando al nuovo millennio la sua musica nostalgica con una sensibilità poetica spoglia e disadorna, e per questo contemporanea. Simonetta Masin, studiosa di letteratura portoghese, ci guiderà, attraverso Fernando Pessoa e José Saramago, nella comprensione delle poesie musicali di Lula Pena. Dopo il Portogallo sarà l’Africa la destinataria dell’ultimo omaggio della rassegna. Le melodie ipnotiche di Blue Africa, recente riuscito lavoro discografico del duo formato dal pianista Claudio Cojaniz e dal contrabbassista Franco Feruglio, con il loro accorato lirismo, costituiranno un’ideale contraltare musicale agli Imbarazzismi – titolo anche di un libro del 2002 – di Kossi Komla–Ebri, medico e scrittore togolese, naturalizzato italiano, esponente della cosiddetta “Letteratura migrante in lingua italiana”. Sono digressioni acute ed ironiche le sue, capaci di farci riflettere con leggerezza e profondità allo stesso tempo, sul purtroppo sempre attuale tema del razzismo (25 luglio).

Martedì 1° Luglio
Giardino di Villa Belvedere
dedicato al SALENTO
Omaggio a VITTORIO BODINI letture di Gianni Moi
OFFICINA ZOE’ pizzica e taranta

Martedì 15 luglio
Calle Ghirardi
NICOLAI LILIN Il serpente di Dio
PAPA MALI & MARCELLO BENETTI
L’altro blues di New Orleans

Martedì 22 luglio
Calle Ghirardi
dedicato al PORTOGALLO
LULA PENA post fado
letture a cura di Simonetta Masin

Venerdì 25 luglio
Piazza del Campanile del Duomo
Dedicato all’AFRICA
KOSSI KOMLA-EBRI Imbarazzismi
CLAUDIO COJANIZ & FRANCO FERUGLIO
Blue Africa

Associazione Culturale Buon Vento e Circolo Culturale Caligola, Libreria Mondadori Mirano e Banca di Credito Cooperativo Santo Stefano con il Patrocinio del Comune di Mirano

MIRANO (VE)
inizio spettacoli ore 21.15 ingresso libero; in caso di pioggia presso il Teatro di Villa Belvedere *

Informazioni
www.caligola.it
info@caligola.it
https://www.facebook.com/MiranoOltre tel. 3403829357 – 3356101053

Roberto Bolaño, I dispiaceri del vero poliziotto (rec. di Martino Baldi)

i dispiaceri del vero poliziotto

 

Roberto Bolaño, I dispiaceri del vero poliziotto, Adelphi, 2012; € 19,00, ebook, 2013, € 9,99; traduzione di Ilde Carmignani

 

Roberto Bolaño (1953-2003) iniziò a lavorare a I dispiaceri del vero poliziotto già negli anni Ottanta ma non licenziò mai la sua versione definitiva. Per questo quando è uscito postumo, nel 2011, non furono risparmiate critiche da coloro che vollero vedervi una pura speculazione commerciale.
Sono radunate nei “Dispiaceri”, tutte le caratteristiche e i temi del miglior Bolaño: i personaggi e i luoghi di 2666 (ma non solo), le fantasmagorie letterarie di La letteratura nazista in america (ma non solo), la moltiplicazione degli scenari di I detective selvaggi (ma non solo), le enumerazioni e le classificazioni parossistiche (davvero epica quella dell’incipit, mutuata dai “Detective”: «Per Padilla, ricordava Amalfitano, la letteratura era eterosessuale, omosessuale e bisessuale. I romanzi, in genere, erano eterosessuali. La poesia, invece, era assolutamente omosessuale. Nel suo immenso oceano distingueva varie correnti: frocioni, froci, frocetti, checche, culi, finocchi, efebi e narcisi»), i riferimenti malinconici e drammatici alla storia delle rivoluzioni sudamericane di Amuleto (ma non solo), l’affascinazione per le storie degli ultimi, dei perdenti e dei reietti che permea ogni suo libro («Nell’adolescenza avrei voluto essere ebreo, bolscevico, negro, omosessuale, drogato e mezzo matto, e come se non bastasse monco, ma sono diventato un professore di letteratura. Meno male, pensava Amalfitano, che ho potuto leggere migliaia di libri»), infiniti tunnel, botole e passaggi più o meno segreti verso e da praticamente tutti i testi della bibliografia bolaniana.
Archiviate senza bisogno di una risposta certa le perplessità a cui accennavo all’inizio sul tipo di operazione editoriale e le due note al testo che si premurano di offrirgli risposte plausibili, anche filologiche, va detto dunque che “I dispiaceri” da una parte non delude i più affezionati lettori di Bolaño, anzi li conforta e contribuisce ad arricchire alcuni temi e tracce lasciati in sospeso negli altri libri, dall’altra può essere preso in considerazione anche come una perfetta prima porta di ingresso nell’opera del grandissimo autore cileno, che, via via che ci si addentra dentro di essa, assume sempre più l’aspetto di un unico grande libro labirintico e senza uscita, o forse con un numero infinito di uscite. Viene a tal proposito in mente la definizione che Thomas Bernhard dava del teatro, ma che potrebbe essere benissimo adattabile a una ipotetica definizione della narrativa bolaniana: «Il teatro è l’insieme di tutte le mancanze di via d’uscita.» Un labirinto di mancanze, in cui la vita e la letteratura sembrano a volte davvero la stessa cosa, come imparano gli allievi del professor Oscar Amalfitano, protagonista principale del libro:

Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli scrittori uscivano dall’anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell’anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo si imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l’amore.

© Martino Baldi

 

Nota: le recensioni di Martino Baldi le pubblichiamo in collaborazione con Biblioteca San Giorgio di Pistoia