Davide Orecchio – Stati di grazia

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Davide Orecchio – Stati di grazia – Il Saggiatore – € 16,00 – ebook € 10,99

 

Quanto mi piacerebbe saper raccontare questo libro, ma non sono in grado, no. Per scrivere di questo libro bisognerebbe essere in possesso di una certa grazia, diversa da quella del titolo e diversa da quella che tocca l’autore, ma comunque una grazia, una leggerezza e una profondità di sguardo capaci di attraversare l’oceano parola per parola. Per Davide Orecchio le parole sono un po’ come le onde, e come le onde fanno avanti e indietro, si sollevano, si ritraggono, fanno schiuma, sbattono sugli scogli, muoiono sulla battigia, lì dove lo scrittore mette il punto. Questo libro è pieno d’acqua, acqua salata che va dalla Sicilia all’Argentina, dall’Argentina a Roma e racconta una storia terribile e meravigliosa, tragica e d’amore. Orecchio ha scritto una storia di abbandoni, dove ogni abbandono è legato all’altro; dove ogni personaggio è perduto e ritrovato, e tra la sparizione e la ricomparsa c’è il mutamento, c’è, come quando si ricompone un silenzio, lo stato di grazia.

Uscito con Pietro per fumare e fianco a fianco m’ha chiesto: «Allora come va la vita?»; questione che s’è staccata da me per colare lontano, dov’era peraltro la mia risposta.

Eccolo il primo abbandono. Un uomo che non c’è più parla a un uomo che non vuole più esserci. Uno fingerà di partire e un altro partirà al posto suo. Qualcuno abbandona la scuola, qualcuno la famiglia, qualcuno la propria storia. Dove una vita smette ne comincia un’altra. Un documento d’identità indossa un altro nome e così cambia pure la pelle. Si può sparire senza fare un metro oppure attraversando l’oceano, ed eccola l’Argentina, che da immagine su una rivista diventa luogo, posto, diventa mondo nuovo. Vecchio e nuovo sono, però, poli interscambiabili e questo romanzo ce lo dimostrerà. Pietro, Paride, Angela, Bartolo, Aurora, Diego, Arturo, Rosa, Johnny, Matilde: questi i personaggi principali. Anime che si incroceranno, si legheranno e spariranno scaraventate via. La Sicilia degli anni cinquanta, l’Argentina delle dittature, delle sparizioni. L’Argentina del dolore e della fuga. Poi Roma, dove forse sta la salvezza ma non la pace. La morte, il tradimento, l’amore perduto, la malinconia, la durezza e la Dittatura, tutto partecipa all’abbandono, alla solitudine degli attori di Orecchio. Eppure a nessuno di questi manca mai la forza, a nessuno viene meno la tenerezza. Dove tutto si ricompone, anche se solo per un attimo, lì si manifestano gli stati di grazia.

dove iniziano ad affiorare gli scomparsi: gente sparita da mesi torna a farsi vedere e i testimoni assistono al ricomporsi delle fattezze.

Davide Orecchio scrive in maniera splendida e unica, inventa e padroneggia un nuovo linguaggio, in cui le parole dondolano, giocano di sponda, rimbalzano. Un linguaggio che vede i verbi a volte ridotti all’osso, ma che non perde mai il ritmo. Un linguaggio che è il filo che lo scrittore ha tessuto per noi, annodando fatti reali alla pura, fantastica, finzione. Può succedere, per fortuna, ancora, di innamorarsi prima del suono delle parole e poi di quello che raccontano e di provare una sincera ammirazione. Anche per il lettore sono previsti degli stati di grazia, come quando durante il viaggio appare, dietro una curva, qualcosa di non previsto, una luce inattesa.

Poi la corriera ha suonato l’ora di ripartire e m’alzo e scopro che mi sono appena messa al mondo, lì sulla sabbia del fiume dove ho deciso di nascere. E, partoritami, sono tornata al sedile. Sono tornata al viaggio.

 

***

© Gianni Montieri

10 comments

  1. Non solo possiamo pensare che l’Argentina del golpe sia ancora un cadavere nascosto in cantina, Ma questo è solo un eccezionale alibi per raccontare l’altra metà della storia di tutto ciò che noi pensiamo di nascondere. E’ vero che è un libro di abbandoni, di fughe, di distacchi, ma sono solo muri varcati e metà di noi stessi resta dall’altra parte, spesso come un nome nascosto nella camicia.

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  2. libro bellissimo da cui non riesco a staccarmi. Orecchio ha davvero dato voce all’altra metà della storia di tutto ciò che cerchiamo di nascondere. Grazie. Davvero. E. Grazie Gianni per questa recensione.

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