Giorno: 21 giugno 2014

Anteprima: “Santuario del transitorio” di Alessandro Salvi (L’arcolaio, 2014)

Alessandro Salvi, Santuario del transitorio

Costato un lavoro lungo anni (almeno cinque), Santuario del transitorio accorpa tre movimenti precisi che sono anche il risultato della revisione di precedenti plaquette o singoli testi che hanno goduto di una circolazione autonoma a partire dal 2009. Finalmente ora le tre sezioni, Santuario del transitorio, Madrigali eroici e Ladro di tamerici, vestono l’abito definitivo, che non solo nella forma chiusa e nel solco di un Novecento fattosi tradizione sviluppa la poesia di Alessandro Salvi: Santuario del transitorio è tutto condito con un’abbondante dose di ironia e disincanto che ben rendono lo straniamento dal tempo, il quasi desiderio di allontanare il tempo e la storia in una dimensione forse barocca (e per un poeta nato a Pola nel 1976, e residente a Rovigno, il tempo e la storia da allontanare sono ben precisi, identificabili, riconoscibili).
Perciò ogni scelta di registro, ogni scelta di campo, sono azioni in un certo senso politiche, azioni necessarie per la sopravvivenza stessa della poesia in una società che corrode e corrompe ogni cosa: la poesia è la speranza per chi, prossimo all’imminenza anagrafica di luziana memoria, intende comunque indicare una via possibile per sé e per chi in questi versi comunque ci si ritrova in parte. Malgrado, ripeto, siano assenti la Storia come protagonista diretta, e quindi anche il “momento politico” (Mauro Sambi), e l’io si dichiari «ai ferri corti con il quotidiano».
Prende perciò le mosse da questa prima dichiarazione di inappartenenza al proprio momento storico un viaggio che ci condurrà verso il santuario del provvisorio, di ciò che è precario e si contrappone all’assoluto, all’astratto, all’eterno (sono parole di Alessandro Salvi). Ma non siamo portati a visitare un sito archeologico in rovina: non ci accolgono macerie. La lingua solida, robusta, che conosce un «impasto di aulico e quotidiano» (sono parole di Mengaldo riferite a Saba che trovano un senso anche per Alessandro Salvi senza far gridare allo scandalo) fino a una deriva gergale di segno opposto, è la corda con la quale ci reggiamo, ed è la corda che si lega alle strutture all’apparenza solide di questo santuario: madrigali, sonetti, una sestina sono le stanze che ci accolgono. E se i madrigali ultimamente godono di una rinnovata fortuna (si pensi ai madrigali di Gianluca D’Andrea, centrali anche nella sua raccolta [Ecostistemi]), stupisce di più la presenza di una sestina (che chiude la raccolta e che a un novecentista come me ricorda immediatamente il tardo Ungaretti), e più ancora di una sonettessa («suonata e un po’ depressa»), caudata e manierista, come ripresa del più italiano dei metri usati in poesia. Non fatevi però depistare da questo gioco! Ricordatevi che appartiene al barocco la capacità di distrarre dalla realtà con ogni mezzo, per rappresentare in altro modo la stessa realtà che si cerca di allontanare, di fuggire.
E se per allontanare il contemporaneo si può utilizzare la lingua, ecco che Salvi ottiene l’effetto ricercato: lo straniamento totale. Il recupero di una linea che si origina da molto lontano è quanto di meno comune si possa incontrare di questi tempi nella poesia italiana, a meno che non si scada nel manierismo, nell’imitazione, nel tranello della memoria scolastica. Ciò non avviene mai in Santuario del transitorio; non può avvenire dal momento che il poeta possiede non solo gli strumenti per piegare la lingua, ma possiede anche la forza per dominarla e giocare con essa, fino a farla letteralmente (e figuratamente) franare (come nei versi finali di Le inarrivabili parole tramano). E in questo procedere, malgrado siano nette le posizioni che oppongono questa poesia a quella affine per tema di Gabriele Gabbia, vedo proprio innestarsi la raccolta di Salvi nel solco di una riflessione toccata anche da La terra franata dei nomi. Sicché ogni lontana parentela assunta a difesa della propria poesia viene spazzata via nell’attimo stesso in cui ci si accorge che il poeta parla al suo presente: il poeta è nudo davanti a una moltitudine di specchi e solo questa rifrazione, questo moltiplicarsi continuo di immagini di sé come fossero i mille intricati percorsi interni a un labirinto, gli consentono di sopravvivere, di non soccombere al peso della precarietà.

[prefazione a Santuario del transitorio di Alessandro Salvi, L’arcolaio, 2014]

.

da Santuario del transitorio

.

*
Del mondo ogni contorno rendi acuto
robusta e mesta serpe del pensiero
che t’intrufoli subdola nel mio
io più recondito.
Gomito a gomito con il delirio
e ai ferri corti con il quotidiano,
sei tu il pane che bene o male sfama.

 

*
Io vi parlo da questa
inospitale zona del sentire.
Sì, questo scrivere pare mi annienti
a poco a poco, ma
mentre mi invento un vivere migliore
m’abituo a questo fuoco con cui gioco
da tempo ormai. Noi siamo solo ostaggi
del provvisorio.
Non è una fuga nell’irrazionale
bensì si tratta solo di guardare
l’invisibile che si spoglia e addita
lì dove vita e morte si coagulano
in un tutt’uno.
Io dentro queste parole ci vivo.
E muoio, a volte.
In quest’antro mi nascondo dal mondo,
venite a prendermi se ci riuscite..

.

Senhal

Non è di te che penso. Penso ad altro,
a questa indenne e magica insistenza
con la quale mi ostino a non desistere.
A volte, è vero
sì ti bramo, ma sei inabbordabile.
Sembri lontana come una galassia
cui diamo un nome appena e tante ipotesi,
anche se – a dire il vero – ne sappiamo ben poco
di quanto accada, quale vita pulsi,
ammesso sia possibile una vita,
ma questo è già un altro paio di maniche.
Tu non hai colpa alcuna di quel che avviene, sei
innocente e candida come il camice
del macellaio.
Sei così come sei, e basta. Insormontabile
un silenzio lunare adesso ci divide..

.

da Madrigali eroici

.

5.

Non ce la faccio a subire ulteriori
sconfitte, sempre le solite scene…

Non posso tollerare più le vostre
parole polveriere, che in agguato
minacciano di esplodere.

Questi sguardi caudati non mi piacciono
per niente,
manco le vostre mani frigorifere.
Via dalle vostre grinfie e dalle vostre
graffianti smorfie amorfe.

Ora sono di un’altra specie, dicono.

E non mi è dato essere che questo:
cinico osservatore di me stesso,
allegro affossatore del non detto..

.

6.

Queste sono parole di ossidiana…
idilli brilli e sconquassati invero,
tutti intenti a tradire più che a dire,
o sbaglio? Sii sincera con me, dimmi
i drammi che ti stritolano, dammi
una ragione in più per non demordere;
se vuoi t’offrirò un altro giro ancora.
Vomiteremo infine sull’aurora
o al chiar di luna. Il resto poco importa..

.

da Ladro di tamerici

.

Senti, parliamone da vecchi amici:
aiutiamoci a vicenda. Ti chiedo
di riprovare ad essere felici,
una miglior soluzione non vedo.

Sono un ladruncolo di tamerici.
A volte faccio il gradasso, poi cedo
al tuo cospetto. “Maledetto” dici
“ti rodi il fegato e il cuore allo spiedo

infilzi, crogiolandolo al lentissimo
rogo dei tuoi rimorsi, i quali fingo-
no di non esserci… poi stai malissimo”.

Di nero allora io tutto dipingo,
affogo nel mio fango e non è il massimo.
Non chiedermelo perché a te mi stringo.

Io rimango ramingo.
Né come uomo, né come poeta
giungerò mai all’agognata meta.

.


Alessandro SalviAlessandro Salvi
(Pola, 1976) vive da sempre a Rovigno. Esordisce nel 2008 con la pubblicazione della raccolta Piovono formiche carnivore e altre inezie (Aletti); seguito nel 2011 da Eserciziario di metafisica per principianti, silloge inclusa nel volume collettivo Creare mondi (a cura di Alessandro Ramberti) per conto della casa editrice riminese Fara. Altre poesie e insieme a testi vari (recensioni, traduzioni, prefazioni) sono apparsi sia su carta sia in rete: “Sovremenost” (2/maggio 2009), “La Battana”, “Panorama”, “La Voce del popolo”, “TELLUSfolio”, “Farapoesia”, “Neobar” e altrove. È stato segnalato da Maurizio Cucchi su “Specchio” e “Tuttolibri” (“La Stampa”). Alcuni suoi componimenti sono stati inclusi nelle antologie: La ricognizione del dolore (2007), a cura di Pietro Pancamo e Il segreto delle fragole 2010 (2009), a cura di Elio Pecora e Luca Baldoni. Risale al 2011 è la plaquette, pubblicata con la En Avant! Produzioni di Pistoia, I fori nel mare. Nello stesso anno viene pubblicata, per la Apeiron di Rovigno, la seconda edizione di Piovono formiche carnivore e altre inezie con la traduzione in croato delle poesie a fronte.